
The Invite è una commedia intelligente e sorprendentemente malinconica, capace di utilizzare una premessa apparentemente provocatoria per raccontare la fragilità delle relazioni adulte
Sinossi
Joe e Angela sono una coppia sposata in crisi che vive in un appartamento tormentata dai rumori provenienti dai vicini del piano superiore, Piña e Hawk, una coppia disinibita e apparentemente senza tabù. Quando i quattro si incontrano a cena per chiarire la situazione, la serata prende una piega inaspettata, costringendo Joe e Angela a confrontarsi con le proprie insoddisfazioni, i desideri taciuti e le fragilità del loro matrimonio.
C’è qualcosa di inevitabilmente crudele nelle cene tra persone che fingono di conoscersi meglio di quanto facciano realmente. Basta una domanda sbagliata, un bicchiere di troppo o un argomento considerato sconveniente per trasformare la cortesia in competizione e la conversazione in una radiografia involontaria dei rapporti umani.
È esattamente da questa situazione che parte The Invite, nuovo film diretto da Olivia Wilde e interpretato dalla stessa regista insieme a Seth Rogen, Penélope Cruz ed Edward Norton. L’idea è quella di una commedia apparentemente leggera sugli imbarazzi della convivenza e sulle differenze tra due coppie, ma dietro la superficie del racconto si nasconde un’analisi piuttosto amara di ciò che accade quando una relazione continua a esistere soprattutto per inerzia.
UNA COMMEDIA CHE FA RIDERE…
Il sesso è il grande elemento di disturbo del film, ma non è realmente il suo argomento principale. La sessualità di Piña e Hawk serve piuttosto a mettere in evidenza tutto ciò che Joe e Angela non riescono più a dirsi. La coppia del piano superiore appare inizialmente come una versione quasi caricaturale della libertà contemporanea: sono sicuri di sé, parlano apertamente dei propri desideri e sembrano non provare alcun imbarazzo davanti agli argomenti che normalmente mettono in difficoltà gli altri. Joe e Angela, al contrario, sono intrappolati in una relazione dove anche le conversazioni più banali sembrano diventare occasioni di recriminazione.
Il merito della sceneggiatura di Will McCormack e Rashida Jones sta nel non trasformare questa contrapposizione in una semplice morale. The Invite non sostiene che una coppia sia felice perché sessualmente più libera, né suggerisce che esista un modello di relazione migliore degli altri. Il vero discrimine è la sincerità.
Piña e Hawk sembrano avere qualcosa che Joe e Angela hanno progressivamente perduto: la possibilità di parlare senza trasformare ogni confessione in un’accusa. Per questo la componente più interessante del film è quella che rimane sotto la superficie della commedia. Le battute sul sesso, gli imbarazzi e le situazioni assurde diventano progressivamente il linguaggio attraverso cui emerge una crisi matrimoniale molto più ordinaria e riconoscibile.
Joe e Angela non sono necessariamente infelici perché hanno scelto la vita sbagliata. Sono infelici perché non sembrano più sapere come desiderare quella che hanno.
JOE E ANGELA
Seth Rogen sfrutta il proprio abituale registro comico, ma lo porta verso una dimensione più malinconica. Joe è irritabile, frustrato e spesso infantile, soprattutto quando si trova davanti a persone che sembrano aver realizzato ciò che lui non è riuscito a ottenere.
Il suo passato da musicista è fondamentale per comprendere il personaggio. Joe non rimpiange soltanto una carriera che non ha avuto successo: rimpiange una versione di sé che sembrava avere ancora delle possibilità. Il suo atteggiamento nei confronti dei vicini nasce quindi anche da una forma di invidia che non vuole riconoscere.
Rogen è particolarmente efficace proprio quando permette al personaggio di essere ridicolo senza privarlo della propria vulnerabilità. Joe può risultare insopportabile, ma il film non lo considera un bersaglio comico.
Olivia Wilde costruisce invece un’Angela molto più nervosa. La sua ossessione per il controllo, per le apparenze e per il tentativo di organizzare una serata perfetta diventa progressivamente il sintomo di un’inquietudine più profonda. L’attrice evita di trasformare l’ansia del personaggio in una semplice macchietta, mantenendo sempre visibile la paura che si trova dietro ogni comportamento. È una coppia che funziona proprio perché nessuno dei due sembra avere una soluzione.
PIÑA E HAWK
Penélope Cruz ed Edward Norton hanno invece il compito più rischioso, perché i loro personaggi potrebbero facilmente trasformarsi nella rappresentazione stereotipata della coppia cosmopolita, progressista e sessualmente libera che arriva a insegnare agli altri come vivere. Fortunatamente il film evita in larga parte questa trappola.
Cruz interpreta Piña con una sensualità che non diventa mai l’unica caratteristica del personaggio, lasciando emergere una donna dotata di notevole capacità di osservazione. Norton offre invece a Hawk una calma quasi disarmante, costruendo un uomo che sembra avere già attraversato alcune delle crisi nelle quali Joe e Angela sono ancora immersi.
La loro funzione narrativa è dunque più interessante di quella di semplici antagonisti. Sono uno specchio. Ed è proprio attraverso questo specchio che Joe e Angela sono costretti a chiedersi se il problema sia davvero il matrimonio oppure il modo in cui hanno smesso di viverlo.
LA REGIA DI OLIVIA WILDE
Il vero elemento distintivo di The Invite, soprattutto rispetto al film originale, è però la regia. La storia nasce da un testo teatrale e la sua struttura avrebbe potuto facilmente produrre un film statico, affidato quasi esclusivamente alla bravura degli interpreti. Wilde sceglie invece di sfruttare le possibilità offerte dal cinema, lavorando sul ritmo e sulla costruzione dello spazio. L’appartamento diventa progressivamente più piccolo man mano che la serata procede, non perché cambi fisicamente, ma perché diminuisce lo spazio psicologico disponibile per nascondere le proprie verità.
La regista alterna momenti di grande dinamismo ad altri più controllati, facendo respirare le conversazioni e utilizzando il montaggio per trasformare alcune battute in vere e proprie escalation comiche. Si percepisce una certa fascinazione per la commedia sofisticata americana, per quel cinema nel quale il dialogo può diventare contemporaneamente arma, difesa e confessione.
In questo senso Wilde dimostra di avere trovato un materiale più adatto alla propria sensibilità rispetto a Don’t Worry Darling. Dove il precedente film sembrava spesso schiacciato dalle proprie ambizioni, The Invite beneficia di una maggiore concentrazione narrativa, soprattutto considerando quanto sia difficile mantenere cinematografica una storia costruita quasi interamente attraverso quattro personaggi e un’unica ambientazione.
L’originale spagnolo, Sentimental, aveva nella scrittura e nella dimensione attoriale i propri punti di forza, mentre questa pellicola dimostra una maggiore consapevolezza cinematografica. La regista non elimina la natura teatrale del materiale, ma la nasconde dentro una messinscena più dinamica e sofisticata. E il risultato non rende necessariamente superfluo l’originale, ma dimostra come un remake possa avere una ragione d’essere quando non si limita a ripetere la stessa storia.
…MA FA ANCHE RIFLETTERE
La cosa più sorprendente di The Invite è forse il modo in cui la commedia finisce per lasciare spazio alla malinconia. Dietro le battute sul sesso e gli imbarazzi della cena emerge infatti una domanda molto meno divertente: cosa rimane di una relazione quando le persone che l’hanno costruita cambiano?
Non esiste una risposta semplice, e il film fa bene a non offrirla. Joe e Angela non devono necessariamente diventare Piña e Hawk, perché il punto non è trovare il modello di coppia corretto. Il problema è riuscire a comprendere quale forma abbia ancora senso per loro.
In questo The Invite riesce a superare la propria premessa comica e a diventare qualcosa di più interessante: un film sulle persone che continuano a vivere insieme anche quando non sono più sicure di sapere perché lo facciano. La sessualità, alla fine, è soltanto il fragore sommesso che arriva dall’appartamento di sopra. Il vero rumore è quello prodotto da tutto ciò che Joe e Angela hanno ormai smesso di dirsi.






