The Westies 1×05 – 1×06 – A Right Rose Tree – Rad TadTEMPO DI LETTURA 8 min

The Westies 1x05 - 1x06 recensione: Gleen Keenan nel sesto episodio della prima stagione
Recensione Serie TVThe Westies Stagione 1 Episodio 5-6 A Right Rose Tree - Rad Tad MGM+

La guerra per il controllo della cocaina trascina i Westies in un territorio sempre più pericoloso, mentre ogni protagonista è costretto a scegliere quanto della propria umanità sia disposto a sacrificare.

The Westies entra ufficialmente nella seconda metà della stagione e trasforma le tensioni accumulate nei capitoli precedenti in una serie di conseguenze sempre più difficili da contenere. La tregua tra irlandesi e italiani rimane soltanto una fragile convenzione, mentre il traffico di cocaina sposta progressivamente gli equilibri di potere e trascina Jimmy Roarke in una posizione sempre più precaria. Parallelamente, Glenn Keenan sprofonda ulteriormente nella sua ossessione personale e Bridget Walsh si avvicina a un punto di non ritorno, costruendo tre traiettorie narrative accomunate dalla stessa incapacità di distinguere la sopravvivenza dalla distruzione.
Il problema è che la serie sembra avere ancora difficoltà a decidere quanto spazio concedere alle proprie idee. Gli eventi si susseguono rapidamente, gli omicidi aumentano, le alleanze cambiano e ogni episodio sembra voler aggiungere un nuovo elemento alla guerra criminale, ma non sempre la sceneggiatura concede ai personaggi il tempo necessario per assorbire ciò che è appena accaduto. Il risultato è una stagione ricca di avvenimenti ed emozioni, ma estremamente frammentata dal punto di vista prettamente narrativo.

BUTTO UN PO’ DI COCAINE NEL GAME


Il quinto episodio, “A Right Rose Tree”, riparte dalla precaria tregua imposta da Paul Castellano, che costringe Eamon Sweeney e John Gotti a mettere temporaneamente da parte le ostilità. La decisione è soprattutto pragmatica: entrambi hanno interesse a preservare l’affare legato al Javits Center e nessuno dei due può permettersi che una guerra interna comprometta un progetto destinato a generare enormi profitti. La pace, tuttavia, non nasce da una riconciliazione, bensì dalla necessità di rimandare lo scontro.
È proprio questa ipocrisia a rendere interessante il confronto tra Sweeney e Gotti. Entrambi comprendono perfettamente che l’altro rappresenta una minaccia, ma devono fingere di accettare un ordine superiore che impedisce loro di eliminarlo,  una sorta di equilibrio mafioso fondato non sulla fiducia, bensì sulla paura delle conseguenze. Ed è inevitabile che un sistema simile finisca per collassare non appena qualcuno intravede un’opportunità.
A farlo è proprio Sweeney, che dopo aver condannato per tutta la stagione il traffico di droga decide di entrarci direttamente. La contraddizione è evidente, ma non necessariamente poco credibile: il personaggio non si convince improvvisamente che la cocaina sia compatibile con i suoi principi, semplicemente comprende che il denaro può diventare troppo importante per essere ignorato. La vera debolezza risiede piuttosto nel modo in cui la serie gestisce il rapporto con Jimmy, perché la sua lealtà verso Eamon rimane quasi completamente incontestata.
Jimmy dovrebbe infatti avere più motivi per dubitare del proprio capo dopo aver scoperto che Sweeney ha preso decisioni importanti alle sue spalle. Eppure il personaggio continua a comportarsi come se quella fiducia non fosse mai stata realmente compromessa. È una scelta comprensibile sul piano della caratterizzazione, perché Jimmy considera la fedeltà alla propria famiglia criminale come un principio fondamentale, ma la sceneggiatura avrebbe potuto trasformare questa contraddizione in un conflitto interiore molto più potente.

LA VIOLENZA GENERA VIOLENZA


John Gotti prova infatti a sfruttare proprio quella crepa. Il suo tentativo di reclutare Jimmy e Mickey non è soltanto una mossa strategica, ma potrebbe diventare l’occasione per mettere in discussione l’intero sistema di valori del protagonista. Gotti intravede in loro qualcosa che potrebbe essere utile alla propria organizzazione: giovani abbastanza ambiziosi da rischiare, ma ancora abbastanza autonomi da non essere completamente schiacciati dalle gerarchie. La risposta di Jimmy, però, è talmente prevedibile da privare la scena di una parte della tensione che avrebbe potuto sviluppare.
L’operazione con Leon rappresenta invece uno dei passaggi più caotici dell’episodio. L’accordo sulla cocaina dovrebbe essere il momento in cui Jimmy entra definitivamente nel nuovo mercato, ma la presenza di Charlie trasforma immediatamente la trattativa in un regolamento di conti. Leon viene eliminato e Mickey uccide Charlie, lasciando ai due protagonisti denaro e droga ma anche una nuova serie di problemi.
È una sequenza emblematica del modo in cui The Westies sta raccontando la criminalità: ogni soluzione genera immediatamente un problema più grande. Il punto interessante è che la serie non sembra voler mostrare soltanto l’ascesa di Jimmy e Mickey, quanto l’impossibilità di controllare un sistema nel quale ogni affare porta con sé nuovi debiti, nuovi nemici e nuove vittime.

NON PUOI IMPARARE STO MESTIERE DA GRANDE


Il sesto episodio, “Rad Tad”, porta questa dinamica ancora più avanti. Jimmy e Mickey sembrano finalmente aver trovato una strada per arricchirsi, ma il successo del loro traffico di cocaina si rivela immediatamente fragile. L’idea di rivolgersi a un giovane compratore appartenente a un ambiente privilegiato sembra offrire un’opportunità perfetta, soprattutto perché il suo accesso a clienti facoltosi potrebbe trasformare la piccola organizzazione dei Westies in qualcosa di molto più redditizio.
Il problema è che Jimmy continua a sottovalutare quanto sia pericoloso muoversi in un mercato dominato da uomini molto più potenti di lui. La trappola organizzata da Gotti dimostra ancora una volta che il protagonista può essere intelligente e intraprendente senza essere realmente padrone della situazione. Il potere che Jimmy crede di aver conquistato è soltanto un’illusione, perché basta l’intervento di Gotti per sottrargli la merce e lasciarlo indebitato.
È significativo che la serie trasformi progressivamente Jimmy da uomo capace di mantenere la calma in mezzo al caos a personaggio costretto a reagire agli eventi. Nei primi episodi era spesso lui a elaborare le strategie, mentre adesso sono le circostanze a dettare le sue mosse. L’accordo con Gotti diventa così quasi inevitabile e Mickey, eliminando Tad senza esitazione, compie un ulteriore passo verso una dimensione criminale dalla quale sarà sempre più difficile tornare indietro.

VITTIMA E CARNEFICE


La stessa logica domina il percorso di Glenn Keenan, che dopo essere stato costretto dall’agente Polk a collaborare con i federali, viene utilizzato come pedina per infiltrarsi nell’organizzazione di Sweeney. L’operazione è destinata quasi inevitabilmente a fallire e, quando il suo doppio gioco viene scoperto, la punizione arriva con una brutalità che segna uno dei momenti più duri della stagione.
Titus Welliver continua a essere uno dei principali punti di forza della serie proprio perché riesce a dare spessore anche alle contraddizioni di Glenn. Il personaggio è contemporaneamente vittima, carnefice e padre disperato, e il suo tentativo di proteggere Danny lo spinge continuamente verso decisioni che peggiorano la situazione.
La scelta di utilizzare le accuse contro Dukey Sullivan per costruire un caso federale sembra inizialmente appartenere alla logica investigativa, ma presto diventa evidente che Glenn non sta più cercando soltanto giustizia o protezione per Danny. Sta cercando una forma di vendetta.
La violenza contro Dukey assume quindi un significato diverso rispetto alle precedenti azioni del personaggio. Glenn non è più semplicemente un poliziotto corrotto costretto dalle circostanze a collaborare con criminali e federali: sta diventando una persona capace di utilizzare il proprio potere istituzionale per soddisfare un bisogno personale di ritorsione. La sua trasformazione è forse una delle più interessanti dell’intera stagione proprio perché non nasce da una grande rivelazione, ma da un progressivo deterioramento morale.

VENDETTA COLLATERALE


Anche Bridget attraversa un momento decisivo. L’ingresso più profondo nell’organizzazione di Brendan Cahill la costringe a confrontarsi con la natura reale della vendetta che ha deciso di perseguire. Il bersaglio, il colonnello Markham, è legato direttamente alla morte dei suoi genitori, ma il metodo scelto da Brendan introduce una questione morale impossibile da ignorare.
L’attentato con l’autobomba dovrebbe essere la conclusione naturale di un percorso di vendetta, eppure la presenza di civili innocenti costringe Bridget a fermarsi. È una decisione fondamentale perché dimostra che, nonostante tutto, il personaggio non ha ancora accettato completamente la logica secondo cui qualsiasi vittima collaterale possa essere giustificata in nome di una causa. Brendan, al contrario, sembra aver già oltrepassato quella soglia.

PROBLEMI DI RITMO


Il limite principale di questi due episodi rimane però il ritmo. The Westies non è mai realmente noiosa, ma continua a confondere la velocità con la tensione. Morti improvvise, tradimenti, sparatorie e ribaltamenti si susseguono senza lasciare il tempo necessario perché le conseguenze emotive possano sedimentare. Quando ogni episodio contiene diversi momenti potenzialmente esplosivi, paradossalmente nessuno di essi riesce sempre a diventare davvero memorabile, e questo è un peccato, perché il materiale narrativo sarebbe sufficiente per costruire un crime drama molto più stratificato.
Alla vigilia degli ultimi due episodi, la serie continua a raccontare uomini e donne convinti di poter controllare la violenza, mentre ogni scelta li avvicina inevitabilmente a un punto di rottura. Il problema non è più capire chi vincerà la guerra, ma scoprire quanti dei protagonisti saranno ancora riconoscibili quando quella guerra sarà finita.

THUMBS UP 👍

  • Titus Welliver, sempre più intenso nel tormentato arco narrativo di Glenn
  • Il progressivo deterioramento morale di Jimmy
  • Il conflitto morale di Bridget

THUMBS DOWN 👎

  • Ritmo troppo frenetico
  • Alcune svolte prevedibili
  • La tensione non sempre coincide con la quantità di violenza
Il giudizio di Recenserie

SAVE THEM ALL

Tra accordi criminali, vendette personali e alleanze sempre più fragili, The Westies accelera verso il finale di stagione. Quinto e sesto episodio aumentano la posta in gioco, ma confermano anche la tendenza della serie a privilegiare la quantità degli eventi rispetto alla loro profondità emotiva.

Valutazione finale: KILL THEM ALL
Valutazione finale: BURN THEM ALL
Valutazione finale: SLAP THEM ALL
Valutazione finale: SAVE THEM ALL
Valutazione finale: THANK THEM ALL
Valutazione finale: BLESS THEM ALL
Fabrizio Paolino

Fabrizio è un autore di Recenserie, giornalista freelance e teledipendente cronico. Ventinovenne oramai da qualche anno, entra in Recenserie perché gli andava. Ama definirsi con queste due parole: bello. Non ha ancora accettato il fatto che Scrubs sia finito e lo guarda in loop da più di dieci anni.

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