The Westies 1×03 – 1×04 – The Starship – Favours And FuneralsTEMPO DI LETTURA 6 min

The Westies 1x03 - 1x04 recensione: Jimmy e Mickey in una scena della quarta puntata di The Westies
Recensione Serie TVThe Westies Stagione 1 Episodio 3-4 The Starship - Favours And Funerals MGM+

La guerra tra irlandesi e mafia italiana entra in una fase sempre più delicata, mentre le contraddizioni interne ai Westies iniziano a diventare il vero pericolo.

Dopo un avvio capace di delineare con efficacia le principali dinamiche criminali della Hell’s Kitchen degli anni Ottanta, The Westies arriva al giro di boa della propria stagione con due episodi che ampliano il raggio d’azione della serie, pur mettendo in evidenza alcuni limiti nella costruzione narrativa. “The Starship” e “Favours And Funerals” proseguono infatti lungo il solco già tracciato, alimentando una spirale di violenza, tradimenti e giochi di potere che rende sempre più instabile l’equilibrio tra la banda irlandese guidata da Eamon Sweeney e la criminalità organizzata italiana. Se da un lato la tensione continua a crescere e alcuni personaggi trovano finalmente uno spazio più sfaccettato, dall’altro emerge con maggiore chiarezza una certa tendenza della sceneggiatura a riproporre gli stessi meccanismi drammatici, sacrificando parte dell’effetto sorpresa.

ROCKET LAUNCHER!


Il fulcro dei due episodi rimane inevitabilmente Jimmy Roarke, ormai consacrato come unico elemento realmente razionale all’interno di un gruppo che continua a prendere decisioni impulsive e spesso autodistruttive. Tom Brittney conferma ancora una volta di possedere il carisma necessario per sostenere il peso emotivo della serie, costruendo un protagonista combattuto tra la fedeltà verso la propria famiglia criminale e il desiderio di evitare un’escalation che sembra ormai inevitabile.
Ogni volta che Jimmy riesce a elaborare un piano relativamente sensato, infatti, qualcuno all’interno della banda finisce puntualmente per comprometterlo attraverso un gesto impulsivo o una scelta avventata. È una dinamica che funziona nelle prime occasioni perché contribuisce a definire il carattere dei personaggi, ma che alla lunga inizia ad assumere una struttura prevedibile. Il caos diventa quasi una costante, più che una conseguenza naturale degli eventi, e finisce per togliere parte della suspense proprio perché lo spettatore si aspetta ormai che ogni operazione degeneri inevitabilmente.
L’assalto al locale “The Starship” rappresenta perfettamente questa doppia natura della serie. Da una parte la sequenza offre ritmo, spettacolarità e un buon utilizzo degli spazi, mostrando la banda costretta a muoversi in un ambiente ostile nel tentativo di eliminare la rete colombiana che gestisce il traffico di cocaina. Dall’altra, la rapidità con cui l’operazione si conclude riduce l’impatto della missione, facendo apparire relativamente semplice un incarico che fino a pochi minuti prima veniva descritto come estremamente rischioso. Rimane comunque interessante il modo in cui la sceneggiatura riesce a collegare questa missione con la sottotrama dell’IRA, evitando che il filone dedicato a Bridget proceda completamente scollegato dal resto della narrazione.

COMANDARE È MEGLIO CHE FOTTERE


Parallelamente, la serie continua a costruire con pazienza la figura di Eamon Sweeney, interpretato da un sempre magnetico J.K. Simmons. Il capo dei Westies vive probabilmente la fase più delicata del proprio percorso, costretto a confrontarsi con una realtà che sta lentamente erodendo tutti i principi sui quali ha costruito il proprio potere. Per gran parte della stagione Eamon ha difeso con ostinazione l’idea che il traffico di droga rappresentasse un limite invalicabile, sia per ragioni etiche sia per evitare l’intervento delle autorità federali. Proprio per questo motivo la decisione di vendere la cocaina sottratta ai colombiani assume un valore simbolico molto più importante del semplice guadagno economico.
La sceneggiatura evidenzia con una certa efficacia come il vero nemico di Eamon non sia tanto John Gotti quanto la progressiva perdita di coerenza rispetto ai propri ideali. È sufficiente una sola occasione favorevole perché anche lui ceda alla tentazione del denaro facile, dimostrando quanto sia sottile il confine tra il codice morale che rivendica pubblicamente e le compromissioni necessarie per mantenere il controllo dell’organizzazione. Da questo punto di vista la serie costruisce un interessante parallelismo tra i due boss, mostrando come entrambi finiscano inevitabilmente per assomigliarsi molto più di quanto sarebbero disposti ad ammettere.

UN AMORE DISTRUTTIVO


L’altro grande protagonista di questi episodi è però Glenn Keenan. Titus Welliver offre probabilmente la prova attoriale più intensa vista finora nella serie, riuscendo a trasformare un personaggio inizialmente percepito come semplice antagonista in una figura profondamente tragica. Il conflitto con il figlio Danny permette all’attore di alternare durezza, senso di colpa e disperazione con estrema naturalezza, dando vita a un uomo incapace di esprimere affetto se non attraverso gesti sbagliati e autodistruttivi.
Il rapporto padre-figlio rappresenta probabilmente il filone emotivamente più riuscito di questi episodi. Glenn tenta disperatamente di recuperare un legame ormai compromesso, ma ogni scelta compiuta nel tentativo di proteggere Danny produce l’effetto opposto. L’arresto orchestrato per allontanarlo dall’ambiente criminale costituisce l’ennesima dimostrazione di come il personaggio continui a confondere il controllo con l’amore, alimentando una tragedia familiare che appare sempre più difficile da ricomporre.
Anche la morte di Pat produce conseguenze importanti all’interno della banda, soprattutto perché incrina ulteriormente la fiducia che Jimmy ripone nei confronti di Eamon. Il sospetto che il proprio leader possa aver autorizzato l’omicidio introduce una frattura destinata con ogni probabilità a diventare uno degli elementi centrali della seconda metà della stagione.

IL POTERE CHE CORROMPE


Sul fronte della criminalità italiana, John Gotti continua invece a incarnare la figura dell’ambizione incontrollata. Il personaggio viene utilizzato soprattutto come forza destabilizzante, pronto ad approfittare di qualsiasi errore commesso dagli irlandesi. La scoperta della cocaina proveniente direttamente dal covo colombiano offre infatti al boss italiano l’occasione perfetta per colpire Eamon, dimostrando quanto ogni minima leggerezza possa trasformarsi rapidamente in un’arma nelle mani del nemico.
Se c’è un aspetto che continua invece a lasciare qualche perplessità riguarda il ritmo complessivo della narrazione. Pur essendo una stagione composta da appena otto episodi, The Westies alterna momenti di forte accelerazione ad altri in cui gli eventi sembrano procedere con minore incisività. Alcune sequenze, soprattutto nella parte centrale del quarto episodio, sembrano avere principalmente la funzione di collegare i futuri sviluppi piuttosto che offrire un reale avanzamento del racconto. Il risultato è una sensazione di discontinuità che impedisce alla tensione di mantenersi costantemente elevata.
Anche alcune risoluzioni risultano forse eccessivamente rapide. L’attentato finale ai danni di Eamon, ad esempio, possiede tutti gli elementi necessari per costruire una lunga sequenza di suspense, ma viene liquidato in pochi istanti, privando il confronto del peso emotivo che avrebbe potuto raggiungere. È una scelta che riflette una tendenza già emersa nei capitoli precedenti: la serie preferisce spesso accumulare eventi piuttosto che soffermarsi sulle loro conseguenze, rischiando di comprimere passaggi che avrebbero meritato maggiore respiro.
Nonostante questi limiti, la serie continua comunque a mantenere vivo l’interesse grazie a un cast particolarmente ispirato e a personaggi che, episodio dopo episodio, acquisiscono una maggiore complessità morale. Nessuno appare completamente innocente e nessuno riesce più a rispettare davvero il proprio codice d’onore. Ed è proprio questa progressiva erosione dei principi a rappresentare il tema più interessante di The Westies, una storia che racconta come il potere finisca inevitabilmente per corrompere anche chi è convinto di poter controllare le proprie regole.

THUMBS UP 👍

  • Titus Welliver e J.K. Simmons elevano il livello della serie
  • I conflitti morali dei personaggi acquistano finalmente maggiore profondità
  • Jimmy unico elemento razionale della banda

THUMBS DOWN 👎

  • La serie tende a riproporre gli stessi meccanismi narrativi
  • Alcune sequenze chiave vengono risolte troppo rapidamente, limitando l’efficacia della tensione
  • Eamon quantomeno ingenuo ad uscire dal retro del locale da solo in un vicolo buio in piena notte
Il giudizio di Recenserie

SAVE THEM ALL

Con questi due episodi, The Westies amplia il proprio intreccio criminale mettendo alla prova la fedeltà dei suoi protagonisti. Tra tradimenti, vendette e compromessi morali, la serie continua a costruire personaggi convincenti, pur mostrando una struttura narrativa che inizia a ripetersi.

Valutazione finale: KILL THEM ALL
Valutazione finale: BURN THEM ALL
Valutazione finale: SLAP THEM ALL
Valutazione finale: SAVE THEM ALL
Valutazione finale: THANK THEM ALL
Valutazione finale: BLESS THEM ALL
Fabrizio Paolino

Fabrizio è un autore di Recenserie, giornalista freelance e teledipendente cronico. Ventinovenne oramai da qualche anno, entra in Recenserie perché gli andava. Ama definirsi con queste due parole: bello. Non ha ancora accettato il fatto che Scrubs sia finito e lo guarda in loop da più di dieci anni.

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