Scrubs 11×01 – 11×02 – My First Time In A While – My MenteeTEMPO DI LETTURA 5 min

Scrubs 11x01 recensione - Zach Braff, Donald Faison e Sarah Chalke nella seconda stagione del revival
Recensione Serie TVScrubs Stagione 11 Episodio 1-2 My First Time In A While - My Mentee ABC, Hulu, Disney+

Scrubs torna con l’undicesima stagione, la seconda del revival, e ritrova nei suoi personaggi storici il cuore emotivo della serie.

Il vero miracolo di un revival non consiste tanto nel riportare in scena personaggi che il pubblico conosce già a memoria, ma nel riuscire a farli sembrare ancora necessari. Scrubs ci riesce una seconda volta. Dopo una prima stagione di rinascita che aveva dovuto necessariamente fare i conti con il peso del passato e con l’esigenza di costruire un nuovo equilibrio, l’undicesima stagione – o seconda del revival – appare già dalle prime due puntate molto più sicura di sé, meno preoccupata di dimostrare qualcosa e, proprio per questo, sorprendentemente libera.
“My First Time In A While” e “My Mentee” non cercano di replicare pedissequamente la formula della serie originale, né si affidano soltanto alla nostalgia. La loro forza sta piuttosto nella naturalezza con cui riportano al centro JD, Turk, Elliot e soprattutto quel particolare miscuglio di comicità, malinconia e tenerezza che ha sempre rappresentato l’identità più autentica di Scrubs. È una serie che continua a far ridere con estrema facilità, ma che non ha paura di ricordare allo spettatore quanto possa essere doloroso diventare adulti.

UN UNIVERSO CHE FUNZIONA


La differenza rispetto alla prima stagione del revival si percepisce quasi immediatamente. Non c’è più quella sensazione di dover accompagnare lo spettatore dentro una nuova versione di Scrubs, né l’impressione che ogni personaggio debba trovare a tutti i costi uno spazio all’interno di un ensemble ancora sovraffollato. La seconda stagione parte da una consapevolezza diversa, cioè che questo universo funziona già.
È una distinzione importante, perché permette alla scrittura di concentrarsi maggiormente sui rapporti tra i personaggi e di costruire una narrazione più organica. Il risultato non è una trasformazione radicale della serie, e fortunatamente non lo pretende; Scrubs resta Scrubs, tra ospedale, amicizia, assurdità quotidiane, sentimenti che esplodono nei momenti meno opportuni e quell’ironia capace di passare dalla gag demenziale a una riflessione sulla vita nel giro di pochi secondi.
La condizione del Dr. Cox, già importante nella parte conclusiva della stagione precedente, acquista qui un peso ulteriore e permette alla serie di affrontare la vulnerabilità di un personaggio che per decenni ha costruito la propria identità sull’aggressività, sul controllo e sulla capacità di essere sempre un passo avanti agli altri. John C. McGinley continua a possedere una presenza scenica quasi imbarazzante per quanto è efficace; basta lasciargli una stanza e qualche battuta perché Cox torni immediatamente a essere Cox.
La malattia non diventa mai un espediente strappalacrime, né un modo facile per manipolare lo spettatore. Al contrario, Scrubs la utilizza per interrogarsi su cosa accade quando un medico abituato a prendersi cura degli altri si ritrova improvvisamente nella posizione di chi deve essere curato.

NUOVE VECCHIE GLORIE


Scrubs 11x02 recensione - John C. McGinley nella seconda stagione del revival

Zach Braff, Donald Faison e Sarah Chalke confermano una sintonia che non sembra aver risentito minimamente del tempo trascorso. Anzi, proprio perché i personaggi sono ormai lontani dalla fase della vita in cui li avevamo conosciuti, il loro rapporto possiede oggi una sfumatura diversa.
JD e Turk continuano a funzionare secondo quella logica quasi infantile che ha sempre reso irresistibile la loro amicizia, ma dietro le battute e le reciproche prese in giro c’è ormai la consapevolezza di due uomini che hanno attraversato buona parte della propria esistenza insieme.
JD deve imparare a distinguere ciò che desidera personalmente da ciò che è giusto fare professionalmente. Un conflitto che Scrubs conosce bene, ma che il revival riesce a riproporre senza dare l’impressione di riciclare vecchie idee.
Anche Elliot beneficia enormemente del nuovo corso. Sarah Chalke continua a portare sul personaggio quella combinazione di nevrosi, sensibilità e intelligenza che l’ha resa una delle figure più riuscite della serie, ma la sua storia non è più imprigionata nella vecchia dinamica sentimentale con JD. È una scelta azzeccatissima, perché permette finalmente a Elliot di esistere anche al di fuori della domanda su chi amerà e con chi finirà – almeno per il momento, visto il ritorno di Sean (Scott Foley) già anticipato dal trailer che probabilmente potrebbe riportare il personaggio in quella direzione.

DUE GENERAZIONI ALLO SPECCHIO


La decisione di promuovere il Dr. Sam Tosh a regular è probabilmente una delle scelte più felici di questa nuova stagione. Il problema principale del precedente ciclo narrativo era, almeno in parte, la difficoltà nel dare una vera identità a un gruppo di nuovi specializzandi troppo numeroso. Qui, invece, la serie sembra aver capito che non è strettamente necessario dare la stessa attenzione a tutti.
Tosh emerge così dal gruppo, smette progressivamente di essere soltanto la “TikTok Doc“, il rapporto con Elliot mette in evidenza una chimica notevole tra Ava Bunn e Sarah Chalke e, soprattutto, consente alla serie di raccontare due generazioni di medici che si guardano reciprocamente allo specchio.
In tal senso, è interessante anche l’introduzione di Grant Summers, nuovo responsabile degli specializzandi interpretato da John Higgins, attorno a cui “My Mentee” costruisce una dinamica che richiama deliberatamente il rapporto storico tra JD e Cox, ma senza trasformarlo in una semplice copia – anche perché sarebbe oggettivamente impossibile, e di dubbio gusto, replicarlo.
Grant può richiamare il giovane JD, senza esserne una copia, mentre JD si ritrova nella posizione che un tempo apparteneva a Cox senza per questo diventare il suo mentore. È proprio in questa distanza dal passato che il passaggio di testimone acquista senso, perché Scrubs dimostra che alcune relazioni possono sopravvivere al tempo e cambiare volto senza necessariamente perdere ciò che le rendeva speciali.

THUMBS UP 👍

  • JD, Turk ed Elliot restano un trio affiatato
  • John C. McGinley sempre incredibile
  • Il maggiore peso narrativo di Tosh
  • Grant Summers e la dinamica mentore/allievo
  • Il revival trova un equilibrio sempre più naturale tra comicità, nostalgia e drama

THUMBS DOWN 👎

  • Alcuni personaggi restano ancora marginali
  • Sarebbe bello che la serie trovasse progressivamente spazio anche fuori dall’ospedale
Il giudizio di Recenserie

THANK THEM ALL

Il revival di Scrubs guarda al passato senza restarne prigioniero e con la seconda stagione trova finalmente un equilibrio convincente tra volti storici e nuova generazione.

Valutazione finale: KILL THEM ALL
Valutazione finale: BURN THEM ALL
Valutazione finale: SLAP THEM ALL
Valutazione finale: SAVE THEM ALL
Valutazione finale: THANK THEM ALL
Valutazione finale: BLESS THEM ALL

Fabrizio è un autore di Recenserie, giornalista freelance e teledipendente cronico. Ventinovenne oramai da qualche anno, entra in Recenserie perché gli andava. Ama definirsi con queste due parole: bello. Non ha ancora accettato il fatto che Scrubs sia finito e lo guarda in loop da più di dieci anni.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Vuoi parlare del finale? Segnala gli spoiler all’inizio del commento.

Peccato 1x01 recensione: Emanuela Fanelli nella serie HBO Max
Precedente

Peccato 1×01 – Ragazza Di Periferia

Tom Cruise nei panni di Digger Rockwell in Digger, che ha debuttato con 8 milioni di dollari al box office nordamericano
Prossima

Digger flop al box office: Tom Cruise apre con appena 8 milioni, peggior debutto dal 2007