
Jimmy Roarke e Eamon Sweeney arrivano al confronto decisivo nel finale della prima stagione di The Westies.
IL PUNTO DI NON RITORNO
La serie ha sempre raccontato la criminalità come un sistema fondato sulla fedeltà, sulla paura e sulla convenienza, ma negli episodi conclusivi queste tre forze smettono definitivamente di convivere. La morte di Sean diventa così molto più di un semplice snodo narrativo, perché rappresenta la frattura irreparabile tra Jimmy ed Eamon e, soprattutto, la fine di un rapporto costruito sulla riconoscenza. Jimmy aveva imparato dal suo mentore che comandare significa proteggere il proprio territorio, ma scopre progressivamente che il potere assoluto impone una logica completamente diversa. Eamon non uccide Sean perché necessario soltanto alla sopravvivenza dell’organizzazione, bensì perché considera sacrificabile chiunque possa minacciare l’equilibrio che ha costruito. È proprio questa differenza a rendere inevitabile lo scontro finale tra i due, evitando che venga percepito come una semplice successione di tradimenti tipica del gangster drama. La stagione trova quindi nella relazione tra Jimmy ed Eamon il suo vero cuore narrativo, molto più efficace delle numerose sottotrame che hanno spesso disperso attenzione e tensione.
TANTE STORIE SCONNESSE
Se il conflitto principale trova finalmente una forma compiuta, le altre linee narrative mostrano invece alcuni dei limiti strutturali della stagione, soprattutto nel modo in cui The Westies ha distribuito il proprio spazio tra criminalità organizzata, FBI e questione irlandese. La vicenda di Bridget possiede indubbiamente un potenziale notevole, perché mette in discussione il confine tra vendetta personale, ideologia e manipolazione politica, ma spesso rimane separata dal cuore della serie. Anche nei momenti più drammatici, la sua storia sembra appartenere a un’altra produzione, costringendo la sceneggiatura a continui cambi di prospettiva che indeboliscono la compattezza complessiva. Il confronto finale con Markham possiede una forza simbolica evidente, perché obbliga Bridget a confrontarsi con un passato costruito sulla menzogna e con una vendetta che rischia di definirla interamente, ma il fatto che l’esecuzione avvenga off-screen riduce in parte l’impatto emotivo dell’avvenimento.
Più convincente risulta il percorso di Glenn Keenan, che passa gradualmente dalla posizione di uomo compromesso a quella di figura capace di influenzare concretamente gli equilibri dell’indagine. Anche in questo caso, però, la trasformazione appare talvolta troppo rapida rispetto alla costruzione precedente, come se la serie avesse bisogno di accelerare alcune evoluzioni per arrivare al finale. È una caratteristica ricorrente degli ultimi episodi, dove gli eventi diventano più incisivi ma anche più prevedibili, privilegiando l’efficacia immediata rispetto alla complessità delle conseguenze. La stagione avrebbe guadagnato da una maggiore integrazione tra le sue diverse componenti, soprattutto evitando che alcune sottotrame sembrassero semplicemente strumenti per mantenere in movimento personaggi secondari.
L’ALLIEVO SUPERA IL MAESTRO
Il confronto tra maestro e allievo funziona soprattutto perché The Westies evita, nel momento decisivo, di trasformare Jimmy in una copia più giovane di Eamon. Il protagonista comprende infatti che prendere il posto del proprio mentore non significa necessariamente ereditarne i metodi, e questa consapevolezza offre alla conclusione una sfumatura più interessante. Il potere, nella serie, non viene presentato come una posizione stabile, ma come una condizione che costringe continuamente a scegliere quale parte di sé sacrificare. Jimmy arriva alla soglia della leadership proprio quando potrebbe lasciarsi divorare dalla stessa violenza che ha caratterizzato il suo ambiente, e invece sceglie una strada più calcolata. Non è una trasformazione completamente risolutiva, perché il personaggio continua a muoversi dentro un universo criminale costruito sulla coercizione, sul ricatto e sulla morte, ma rappresenta comunque una possibile evoluzione.
È qui che la performance di Tom Brittney acquista particolare peso, soprattutto nel confronto con J.K. Simmons, capace di conferire a Eamon una dimensione paterna che rende ancora più dolorosa la progressiva disgregazione del rapporto. Simmons interpreta un uomo convinto di aver trasmesso al proprio pupillo tutto ciò che serviva per sopravvivere, senza comprendere che proprio quella lezione avrebbe prodotto qualcuno capace di superarlo.
HAIL TO THE (NEW) KING!
“The Irish Goodbye” porta quindi Jimmy ed Eamon verso il confronto che la serie aveva preparato fin dall’inizio. Jimmy comprende che uccidere direttamente il proprio mentore significherebbe entrare definitivamente nella sua stessa logica, quindi sceglie una strada più complessa: costruire un’alternativa attraverso Ruby Stein, ottenere l’appoggio di Paul Castellano e trasformare il proprio controllo sul traffico di droga in una fonte di potere indipendente.
Il confronto finale nel magazzino, lo stesso luogo che aveva aperto la stagione, assume così un valore circolare particolarmente efficace. La scelta di Jimmy di non premere il grilletto è il gesto che definisce davvero la sua successione: non perché abbia perdonato Eamon, ma perché ha capito che diventare lui significherebbe perdere la propria identità.
Quando Sweeney viene arrestato e Jimmy prende il suo posto, la stagione non racconta semplicemente la caduta di un boss, ma la nascita di un leader che dovrà dimostrare di poter esercitare lo stesso potere senza ripetere gli stessi errori. È un finale che funziona proprio perché non chiude completamente il mondo costruito dalla serie: Gotti resta una minaccia, Bridget porta con sé un nuovo conflitto e Jimmy eredita un’organizzazione molto più fragile di quanto sembri. The Westies termina quindi più come l’inizio di una nuova guerra che come la conclusione di una storia, ma trova finalmente nella successione tra Jimmy ed Eamon il suo nucleo tematico. Il potere certamente può essere ereditato, ma il modo di esercitarlo deve necessariamente essere scelto.
THUMBS UP 👍
- Tom Brittney e J.K. Simmons sostengono il finale con ottime interpretazioni
- La rappresentazione di New York sempre molto realistica
- Glenn Keenan personaggio più sfaccettato della stagione
- Il confronto tra Jimmy ed Eamon
THUMBS DOWN 👎
- Alcuni sviluppi sono molto prevedibili
- La storyline dell’IRA resta troppo separata dal conflitto principale
- Mickey, Glenn e Brendan meritavano una chiusura stagionale più completa
- Sono presenti delle forzature narrative qua e là






