The State Of UsTEMPO DI LETTURA 7 min

The State Of Us
Recensione Film The State Of Us Cinema Presentato all'EIFF 2026

The State of Us comprende che davanti alla morte si può anche ridere, soprattutto quando ridere rappresenta l'unico modo rimasto per non lasciarsi completamente schiacciare dalla paura.

Logo dell'Edinburgh International Film Festival 2026

Sinossi

Frankie è un giovane irrequieto che non riesce ad accettare l’idea di perdere il suo migliore amico Taylor, gravemente malato e ricoverato in una struttura di cure palliative. Deciso a regalargli un’ultima notte di libertà, Frankie lo fa uscire clandestinamente dall’hospice e insieme i due si lanciano in una fuga fatta di alcol, feste e piccoli atti di ribellione. Quella che doveva essere una notte di puro divertimento si trasforma però in un confronto con la morte, il lutto e il significato dell’amicizia. Un esordio energico e malinconico che sceglie di parlare della fine attraverso un ostinato amore per la vita.

La morte è una presenza costante in The State Of Us, ma Ollie Gardner e Jake Harvey scelgono intelligentemente di non trasformarla immediatamente in una fonte di dolore. Al contrario, il loro esordio cinematografico reagisce alla tragedia attraverso il movimento, l’umorismo e una vitalità quasi sfrontata, mettendo al centro due ragazzi che affrontano la stessa inevitabilità da prospettive opposte. Frankie (Samuel Bottomley) non sembra davvero capace di elaborare la perdita imminente dell’amico e reagisce cercando di cancellare il problema attraverso l’eccesso: alcol, droghe, feste, risse e qualsiasi altra cosa possa impedire di fermarsi abbastanza a lungo da pensare. Taylor (Callum Scott Howells), invece, pur essendo quello che dovrebbe avere più paura della morte, appare progressivamente come il personaggio maggiormente interessato alla vita. È una contraddizione sulla quale il film costruisce gran parte della propria forza, perché il ragazzo morente non vuole essere trattato come qualcuno che sta già scomparendo, mentre Frankie sembra aver cominciato a vivere come se fosse già morto insieme a lui.

Life is so beautiful, man. You don’t fucking dare throw it away.

DUE DIVERSE FORME DI LIBERTÀ


La notte di libertà di Frankie e Taylor diventa così un piccolo viaggio attraverso tutto ciò che li lega, ma anche attraverso il modo in cui ciascuno di loro concepisce la propria esistenza. La festa, l’alcol, il fumo e persino le bravate più assurde possiedono una leggerezza che il film utilizza per costruire gradualmente qualcosa di molto più malinconico. Il montaggio che alterna la loro fuga alle immagini della clinica, dove anche gli altri pazienti sembrano per qualche momento riappropriarsi di una normalità perduta, contribuisce a mettere in discussione il significato stesso della parola “libertà”. Per Taylor significa poter uscire, divertirsi e sentirsi nuovamente un ragazzo; per Frankie significa invece non dover pensare a ciò che arriverà dopo. La differenza diventa evidente quando i due finiscono per confrontarsi sulla morte e sul modo in cui stanno affrontando la situazione. Frankie accusa implicitamente la realtà di essere ingiusta, mentre Taylor sembra avere già compreso che accettare l’inevitabile non significa necessariamente smettere di desiderare la vita.
La citazione riportata poco sopra racchiude quindi perfettamente una delle principali contraddizioni dell’opera: chi è costretto a confrontarsi più da vicino con la morte può essere proprio colui che comprende meglio il valore di ciò che rimane. Frankie, al contrario, sembra utilizzare l’idea di dover essere presente per il proprio amico come una giustificazione per non occuparsi di se stesso. È una dinamica che permette ai registi di parlare del lutto prima ancora che esso si compia, mostrando quella particolare forma di dolore nella quale si comincia a perdere qualcuno mentre quella persona è ancora accanto a noi.
Il film non cerca però di offrire una soluzione semplice a questo conflitto. Non esiste una maniera corretta di affrontare una perdita imminente, così come non esiste una formula attraverso cui trasformare improvvisamente la paura in accettazione. Esiste soltanto la possibilità di condividere il tempo che rimane, anche quando quel tempo viene riempito di comportamenti apparentemente stupidi o irresponsabili.
La regia mantiene un ritmo dinamico e una certa ruvidità visiva che si adattano perfettamente all’energia dei protagonisti, mentre il tono rimane volutamente imprevedibile. Alcuni passaggi possono apparire molto espliciti nella loro ricerca della commozione e la continua alternanza tra comicità e dramma non sempre raggiunge un equilibrio perfetto, ma questa imperfezione è anche parte della sincerità del film. The State of Us non vuole costruire un’elegante meditazione sulla morte: vuole restituire la confusione emotiva di due ragazzi che non hanno gli strumenti per affrontarla, e proprio per questo preferiscono continuare a correre.

UN’AMICIZIA PERFETTAMENTE IMPERFETTA


La forza del film risiede soprattutto nella chimica tra Samuel Bottomley e Callum Scott Howells, che riescono a rendere credibile un’amicizia fatta di affetto, irritazione, complicità e silenzi senza trasformarla in una semplice coppia di personaggi funzionali alla commozione dello spettatore.
Frankie e Taylor si vogliono bene, ma non per questo si comprendono sempre, e proprio il loro litigio più duro rappresenta il momento nel quale le rispettive strategie di sopravvivenza entrano definitivamente in collisione. Il confronto tra i due permette così al film di spostare progressivamente il proprio discorso dalla morte al lutto, mostrando come quest’ultimo possa iniziare molto prima della perdita vera e propria. Frankie sta già elaborando un’assenza che non è ancora avvenuta, e proprio per questo non riesce a vivere il presente. La sua impulsività, inizialmente divertente, assume allora una dimensione più dolorosa: ogni eccesso diventa un modo per rimandare il momento nel quale dovrà finalmente fermarsi. Anche la struttura dell’hospice, che nelle prime sequenze sembra quasi un luogo da cui evadere, finisce per assumere un significato diverso. Non rappresenta semplicemente la prigione dalla quale Taylor deve essere liberato, ma il luogo nel quale entrambi dovrebbero imparare a confrontarsi con ciò che non possono cambiare. Il film riesce così a mantenere un tono sorprendentemente leggero senza negare la tragedia, perché la comicità non serve a ridimensionare la morte, ma a mostrare come le persone possano continuare a vivere, scherzare e desiderare anche quando sanno perfettamente che il tempo a disposizione sta finendo.

UN ESORDIO SINCERO


La componente più riuscita dell’esordio di Gardner e Harvey rimane dunque la capacità di trasformare una storia potenzialmente devastante in un film che, nonostante tutto, comunica una forte voglia di vivere. The State of Us parla di morte, ma il suo vero oggetto è il tempo: quello che si perde, quello che rimane e soprattutto quello che si decide di utilizzare per stare accanto alle persone importanti. La pellicola trova nella coppia interpretata da Bottomley e Howells un equilibrio prezioso tra irriverenza e vulnerabilità, riuscendo a raccontare un’amicizia maschile lontana dai cliché senza doverla necessariamente definire attraverso grandi dichiarazioni emotive. Se alcune scelte narrative possono risultare prevedibili e certi momenti sembrano spingere deliberatamente verso la lacrima, il film riesce comunque a evitare il cinismo e soprattutto a non trattare la malattia come l’unico elemento capace di definire Taylor. È una distinzione fondamentale, perché permette al personaggio di esistere al di là della propria condizione e all’amicizia di rimanere il vero centro emotivo del racconto. Il risultato è un esordio che può essere doloroso senza diventare deprimente, divertente senza essere irrispettoso e sentimentale senza rinunciare completamente alla propria ruvidità. The State of Us ricorda che accettare la morte non significa necessariamente smettere di avere paura, così come vivere pienamente non significa ignorare ciò che sta per accadere.
The State of Us è un esordio sincero, vitale e sorprendentemente luminoso nel modo in cui affronta un tema inevitabilmente doloroso. Samuel Bottomley e Callum Scott Howells sostengono con grande naturalezza una storia che alterna comicità e malinconia, mentre Ollie Gardner e Jake Harvey utilizzano l’amicizia maschile per parlare di lutto, accettazione e paura della morte senza rinunciare all’energia dei propri protagonisti.

Scheda film
Titolo originaleThe State Of Us
RegiaOllie Gardner, Jake Harvey
SceneggiaturaJake Harvey
InterpretiSamuel Bottomley, Callum Scott Howells, Safia Oakley-Green
DistribuzioneCinema
Durata90 minuti
OrigineRegno Unito, 2026
FestivalPresentato all’EIFF 2026
Il giudizio di Recenserie

BLESS THEM ALL

The State Of Us è un film sulla morte che, paradossalmente, trova la propria forza nel ricordare quanto sia importante continuare a vivere.

Valutazione finale: KILL THEM ALL
Valutazione finale: BURN THEM ALL
Valutazione finale: SLAP THEM ALL
Valutazione finale: SAVE THEM ALL
Valutazione finale: THANK THEM ALL
Valutazione finale: BLESS THEM ALL
Fabrizio Paolino

Fabrizio è un autore di Recenserie, giornalista freelance e teledipendente cronico. Ventinovenne oramai da qualche anno, entra in Recenserie perché gli andava. Ama definirsi con queste due parole: bello. Non ha ancora accettato il fatto che Scrubs sia finito e lo guarda in loop da più di dieci anni.

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