EIFF – Bridging The Gap ShortsTEMPO DI LETTURA 5 min

EIFF - Bridging The Gap Shorts
Recensione Film EIFF - Bridging The Gap Shorts Cinema Presentato all'EIFF 2026

Sei cortometraggi documentari scozzesi che raccontano identità, memoria, precarietà, natura e trasformazioni sociali attraverso sei sguardi personali e radicalmente diversi.

Logo dell'Edinburgh International Film Festival 2026

La selezione Bridging The Gap Shorts dell’Edinburgh International Film Festival riunisce quest’anno sei cortometraggi documentari scozzesi nati all’interno del programma Bridging The Gap, sostenuto dallo Scottish Documentary Institute. Il programma attraversa esperienze personali e collettive molto diverse, dalla riflessione sull’eredità familiare e sull’identità queer alla precarietà abitativa, dal rapporto conflittuale con la natura alla salute mentale, fino alla crisi industriale che investe la comunità. Di seguito, i sei titoli sono presentati corredati da un breve specchietto contenente regia, cast o soggetti principali e durata, seguito da una sintesi delle premesse e dei temi affrontati.

AMONGST MEN


Regia: Katie McFadden
Cast: Brendan Holland
Durata:
15 minuti

In breve: Brendan Holland vive con il gigantismo e porta con sé un’eredità familiare ingombrante: quella del suo antenato Charles Byrne, il celebre “Irish Giant” vissuto nel Settecento. Il documentario parte dalla sua esperienza personale per interrogarsi sul modo in cui la società conserva, racconta e talvolta sfrutta la memoria delle persone dopo la loro morte. Attraverso la voce di Brendan, Amongst Men affronta così il confine tra curiosità, dignità e appropriazione, trasformando una storia familiare in una riflessione più ampia sul diritto di decidere come debbano essere ricordati i morti. Un documentario intimo e meditativo, capace di intrecciare identità, memoria e rappresentazione con grande sensibilità.

CHERRY PICKER


Regia: Olive Jones
Cast: Olive Jones
Durata:
10 minuti

In breve: Un’esperienza personale legata all’affitto di una casa diventa il punto di partenza per un documentario sperimentale che trasforma la precarietà abitativa in qualcosa di fisico, disturbante e quasi horror. Cherry Picker scava infatti nelle dinamiche di potere tra proprietario e inquilino, utilizzando umorismo, giochi di parole e una prospettiva dichiaratamente femminista per raccontare una situazione tanto comune quanto profondamente alienante. Il risultato mescola documentario, autobiografia e cinema dell’orrore, facendo della casa non un luogo sicuro ma uno spazio nel quale rapporti economici e gerarchie sociali possono diventare una vera forma di minaccia. Un corto ironico, viscerale e volutamente scomodo.

FERAL


Regia: Miranda Rose Carter-Watson
Cast: –
Durata:
11 minuti

In breve: Una giovane gatta selvatica viene catturata mentre i suoi cuccioli vengono sottratti per essere addomesticati. Da questo gesto apparentemente semplice, Feral costruisce una riflessione più ampia sul rapporto contraddittorio tra esseri umani e mondo naturale, osservando quanto facilmente il desiderio di controllare e addomesticare ciò che ci circonda, seppur talvolta mosso da buone intenzioni, possa trasformarsi in una forma di violenza. Il documentario mantiene uno sguardo attento e partecipe, evitando facili semplificazioni e lasciando emergere la complessità del rapporto tra libertà, cura e possesso. Un’opera breve ma incisiva, che utilizza una storia animale per interrogare comportamenti profondamente umani.

NO PLACE LIKE HOME


Regia: Michael Lee Richardson
Cast: Michael Lee Richardson
Durata:
13 minuti

In breve: Michael Lee Richardson torna con lo sguardo adulto a un film amato durante l’infanzia (Return To Oz) e scopre, nascosto dentro quelle immagini apparentemente innocue, la figura di Michael Sundin, attore, ginnasta e conduttore queer, la cui esperienza di vita assume un significato completamente diverso alla luce della propria esperienza. No Place Like Home si muove così tra autobiografia, saggio personale e nostalgia per gli anni Ottanta, utilizzando il cinema e la memoria come strumenti per rileggere la propria identità. L’estetica camp e il recupero di un immaginario familiare diventano il mezzo attraverso cui il regista rivendica una narrazione queer rimasta a lungo ai margini. Un corto personale e affettuoso, nel quale la memoria cinematografica diventa anche memoria di sé.

HIDDEN TREES


Regia: Sophie van Bree
Cast: Residenti della comunità terapeutica Lothlorien
Durata:
18 minuti

In breve: Nel remoto contesto scozzese della comunità terapeutica Lothlorien, persone alle prese con gravi difficoltà legate alla salute mentale imparano ad affrontare il proprio tumulto interiore attraverso la natura, le routine quotidiane e il sostegno reciproco. Hidden Trees osserva questo microcosmo con uno sguardo poetico e paziente, lasciando che siano i luoghi, i gesti e il trascorrere delle stagioni a raccontare ciò che spesso rimane difficile da esprimere a parole. Quando il tempo cambia, anche gli equilibri della comunità iniziano a essere messi alla prova. Un documentario contemplativo che trova nella natura non una semplice cornice, ma uno spazio di confronto e trasformazione.

WHEN THE FIRES STOP


Regia: Matthew Dunsmore
Cast: Abitanti di Grangemouth
Durata:
17 minuti

In breve: Dopo oltre un secolo di attività, la raffineria che rappresenta il principale punto di riferimento industriale di Grangemouth si avvia alla chiusura, lasciando un’intera comunità sospesa davanti a un futuro incerto. When the Fires Stop osserva questa trasformazione attraverso una macchina da presa statica, concentrata sulla fabbrica, sulla città e sulle persone che vivono all’ombra della sua progressiva scomparsa. Più che cercare risposte immediate, il documentario lascia emergere il senso di attesa e disorientamento prodotto dalla fine di un’epoca. Un ritratto sobrio e malinconico del declino industriale, nel quale la storia di un singolo luogo diventa il simbolo di una trasformazione sociale molto più ampia.

IN DEFINITIVA


L’aspetto più interessante della sezione Bridging The Gap Shorts è la capacità di trasformare sei esperienze profondamente differenti in altrettante forme di racconto documentaristico, mantenendo però un comune interesse per le persone e per i luoghi che le definiscono. Si passa dall’identità e dalla memoria di Amongst Men alla precarietà abitativa di Cherry Picker, dal rapporto con la natura di Feral alla rilettura autobiografica di No Place Like Home, dalla dimensione comunitaria di Hidden Trees alla crisi industriale raccontata da When the Fires Stop. Sei prospettive diverse, unite dalla volontà di osservare la Scozia contemporanea attraverso storie intime, marginali o profondamente legate ai cambiamenti del presente.

Fabrizio Paolino

Fabrizio è un autore di Recenserie, giornalista freelance e teledipendente cronico. Ventinovenne oramai da qualche anno, entra in Recenserie perché gli andava. Ama definirsi con queste due parole: bello. Non ha ancora accettato il fatto che Scrubs sia finito e lo guarda in loop da più di dieci anni.

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