Faces Of DeathTEMPO DI LETTURA 6 min

19/08/2026
Faces Of Death
Recensione FilmFaces Of Death Le Facce Della Morte IFC

Faces Of Death aggiorna con intelligenza un titolo leggendario del cinema estremo, trasformandolo in uno slasher digitale efficace e visivamente curato.

Sinossi

Margot Romero lavora come content moderator per una piattaforma online, dove ogni giorno è costretta a confrontarsi con immagini di sesso e violenza estrema. Quando si imbatte in una serie di video che sembrano ricreare le morti mostrate nel controverso film Faces Of Death, inizia a sospettare che quelle immagini siano fin troppo reali. Decisa a scoprire la verità, Margot intraprende un’indagine che la conduce sulle tracce di un uomo disposto a trasformare la violenza in spettacolo, mentre i confini tra realtà, finzione e contenuti virali diventano sempre più labili.

Ci sono film che nascono per raccontare la paura del proprio tempo e altri che, nel tentativo di aggiornarla, finiscono per scoprire quanto sia difficile distinguere l’orrore dalla sua rappresentazione. Faces Of Death, diretto da Daniel Goldhaber e scritto insieme a Isa Mazzei, appartiene decisamente alla seconda categoria. I due riprendono così un titolo diventato leggendario nel cinema estremo e lo trasformano in uno slasher contemporaneo, spostando il centro della paura dalla pellicola allo schermo di uno smartphone.
L’operazione parte da un paradosso particolarmente attuale della contemporaneità. Nel 1978 il Faces Of Death originale costruiva il proprio successo sulla presunta autenticità delle immagini mostrate, alimentando per anni il mito secondo cui quelle morti fossero reali. Oggi, invece, la questione si ribalta: immagini autentiche possono sembrare costruite, mentre contenuti generati artificialmente possono apparire perfettamente credibili. In mezzo rimane lo spettatore, sempre più abituato a guardare la violenza prima ancora di chiedersi da dove provenga.
È proprio in questa zona grigia che il nuovo Faces Of Death trova la propria identità, costruendo un horror che funziona soprattutto quando smette di chiedersi quanto sia disgustoso ciò che mostra e comincia a domandarsi perché continuiamo a guardarlo.

DON’T F**K WITH CATS KAT


La protagonista è Margot, interpretata da Barbie Ferreira (Kat di Euphoria), una content moderator impiegata presso Kino, piattaforma social chiaramente modellata sui grandi colossi della rete. Il suo lavoro consiste nel filtrare, classificare e approvare i contenuti caricati dagli utenti, trasformando la violenza in una voce di database, in un’immagine da controllare prima che possa raggiungere milioni di persone.
Margot non è una spettatrice occasionale della violenza digitale, ma è una delle persone incaricate di decidere cosa possa essere visto e cosa debba essere rimosso. Il suo rapporto con le immagini è quindi professionale prima ancora che personale, ma il confine comincia a sgretolarsi quando sulla piattaforma compaiono alcuni video particolarmente inquietanti che sembrano riprodurre alcune delle morti del celebre shockumentary del 1978 Faces Of Death.
Dietro i video sembra esserci Arthur, interpretato da Dacre Montgomery (Billy Hargrove di Stranger Things), un uomo che ha trasformato il vecchio film in una sorta di manuale per eseguire i propri omicidi.
La struttura è quella del classico gioco del gatto con il topo, ma l’elemento digitale modifica continuamente le regole. Arthur non è semplicemente qualcuno che si nasconde: è qualcuno che può osservare, manipolare e sfruttare le stesse infrastrutture attraverso cui Margot cerca di trovarlo.

CRITICARE LA VIOLENZA CON LA VIOLENZA


La parte più interessante di Faces Of Death è però la riflessione sul rapporto tra violenza e spettatore.
Il film originale apparteneva a un’epoca nella quale immagini del genere erano relativamente difficili da reperire. Il nuovo film parte invece da una realtà completamente opposta: oggi la morte può apparire casualmente sullo schermo mentre si scorre un social network, spesso senza alcuna possibilità di prepararsi a ciò che si sta per vedere.
Goldhaber e Mazzei costruiscono un universo nel quale la violenza viene consumata rapidamente, commentata, condivisa e dimenticata. Le persone diventano video, i video diventano numeri, i numeri diventano engagement, e il valore dell’immagine finisce per prevalere sul valore della persona rappresentata. Un’idea molto forte, ma che il film purtroppo non riesce sempre a portare fino alle sue conseguenze.
La contraddizione fondamentale della pellicola è infatti quella di voler criticare lo spettacolo della morte continuando contemporaneamente a costruire la propria attrazione proprio attraverso lo spettacolo stesso. Le uccisioni sono elaborate, sanguinolente, spesso volutamente eccessive. Il gore è parte integrante del divertimento e la regia non rinuncia quasi mai al piacere visivo della messa in scena.
Non è necessariamente un difetto. Uno slasher può tranquillamente essere splatter e riflessivo allo stesso tempo. Il problema nasce quando il film sembra chiedere allo spettatore di sentirsi colpevole per il piacere che prova mentre gli offre esattamente quel piacere. E così la critica all’indifferenza digitale finisce per entrare in conflitto con il dispositivo cinematografico stesso.

DUE ANIME CHE CONVIVONO MA NON DIALOGANO


Il limite principale rimane la difficoltà nel decidere quale film Faces Of Death voglia davvero essere. Da una parte c’è il thriller slasher, con inseguimenti, omicidi, sangue e un antagonista sempre più pericoloso. Dall’altra c’è il film sull’assuefazione alla violenza digitale, interessato a interrogare il comportamento degli spettatori e il modo in cui i social trasformano ogni tragedia in contenuto. Le due anime convivono, ma non sempre dialogano.
Il problema diventa evidente soprattutto quando il film attribuisce alla violenza un peso morale che la propria messa in scena non sembra condividere completamente. Margot reagisce con orrore davanti alla superficialità degli altri personaggi, mentre la narrazione tende talvolta a trattare le vittime come semplici pedine necessarie alla progressione dello spettacolo. Ne emerge una contraddizione che avrebbe potuto essere estremamente interessante se affrontata consapevolmente. Invece di risolverla, Faces Of Death sembra spesso subirla.
Anche il riferimento nostalgico all’horror degli anni Ottanta, sottolineato dalla colonna sonora dai forti richiami synth, produce una sensazione ambivalente. Da una parte rafforza il legame con la tradizione slasher; dall’altra rischia di trasformare l’orrore in un oggetto di consumo nostalgico proprio mentre il film vorrebbe metterne in discussione la fruizione.

Scheda film
Titolo originaleFaces Of Death
RegiaDaniel Goldhaber
SceneggiaturaIsa Mazzei, Daniel Goldhaber
InterpretiBarbie Ferreira, Dacre Montgomery, Josie Totah, Aaron Holliday, Jermaine Fowler, Charli XCX
Distribuzione / PiattaformaIndependent Film Company
Durata97′
OrigineStati Uniti, 2026
Data di uscita10/04/26 (Stati Uniti), 18/08/26 (EIFF)
Il giudizio di Recenserie

THANK THEM ALL

Faces Of Death è un horror imperfetto, a tratti persino contraddittorio, ma molto più interessante di un semplice remake nostalgico. Goldhaber e Mazzei non risolvono davvero il problema che pongono, ma riescono almeno a trasformarlo in materiale narrativo interessante.

Valutazione finale: KILL THEM ALL
Valutazione finale: BURN THEM ALL
Valutazione finale: SLAP THEM ALL
Valutazione finale: SAVE THEM ALL
Valutazione finale: THANK THEM ALL
Valutazione finale: BLESS THEM ALL

Fabrizio Paolino

Fabrizio è un autore di Recenserie, giornalista freelance e teledipendente cronico. Ventinovenne oramai da qualche anno, entra in Recenserie perché gli andava. Ama definirsi con queste due parole: bello. Non ha ancora accettato il fatto che Scrubs sia finito e lo guarda in loop da più di dieci anni.

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