Ted Lasso 4×09 – Mae Rides The BusTEMPO DI LETTURA 7 min

Ted Lasso 4x09 recensione: Rebecca e Ted in una scena della puntata
Recensione Serie TVTed Lasso Stagione 4 Episodio 9 Mae Rides The Bus Apple Tv

“Mae Rides The Bus” porta il Richmond femminile verso una delle trasferte più importanti della stagione, intrecciando ambizioni sportive, cambiamenti personali e una nuova minaccia per il futuro del club.

La quarta stagione di Ted Lasso continua a procedere lungo una traiettoria ormai piuttosto riconoscibile. Costruisce conflitti facilmente decifrabili, dissemina sviluppi che raramente sorprendono e affida gran parte della propria efficacia alla capacità degli interpreti di conferire umanità a situazioni che, sulla carta, avrebbero bisogno di maggiore imprevedibilità. “Mae Rides The Bus” non fa eccezione e, anzi, porta questa caratteristica a un livello particolarmente evidente.
L’episodio possiede infatti alcuni momenti di autentica partecipazione emotiva, ma arriva a quei momenti attraverso una scrittura spesso fin troppo scoperta nelle proprie intenzioni. Le svolte narrative sono intuibili con largo anticipo, alcune sottotrame appaiono costruite più per arrivare a una determinata conclusione che per sviluppare davvero i personaggi e persino l’umorismo comincia a risentire di una certa stanchezza. È un peccato, perché sotto questa superficie ancora funziona una serie che continua a comprendere molto bene come trasformare le relazioni umane in materia emotiva.

RASSICURANTE O PREVEDIBILE?


La partita contro il Southampton rappresenta bene il problema principale dell’episodio e, più in generale, di questa quarta stagione. Il calcio torna finalmente a occupare uno spazio consistente nella narrazione, ma anche il percorso sportivo della squadra viene costruito attraverso dinamiche che risultano ampiamente anticipate. La rimonta, l’affermazione delle giocatrici più insicure e il momento di gloria di chi attendeva da tempo la propria occasione seguono coordinate narrative talmente familiari da togliere gran parte dell’effetto sorpresa.
Non è necessariamente un difetto che Ted Lasso utilizzi strutture narrative rassicuranti. La serie ha sempre costruito parte della propria identità sulla capacità di condurre lo spettatore verso una conclusione emotivamente appagante. Il problema nasce quando la prevedibilità non viene compensata da una sufficiente profondità del percorso. Se diventa immediatamente evidente chi avrà il proprio momento di riscatto, quale ostacolo verrà superato e persino quale personaggio si nasconde dietro una determinata macchinazione, la tensione narrativa finisce inevitabilmente per ridursi.
Lo stesso vale per la vicenda societaria del Richmond, che introduce una minaccia potenzialmente interessante ma la sviluppa secondo una progressione praticamente annunciata. La stagione aveva seminato gli indizi necessari perché fosse possibile intuire con largo anticipo la direzione presa dalla storia e, quando finalmente arriva la conferma in merito al piano di acquisizione di Zelda, più che sorpresa si avverte la sensazione di aver semplicemente atteso che la sceneggiatura raggiungesse il punto già previsto.

UN’ALTRA OCCASIONE MANCATA


La vicenda personale di Keeley introduce invece uno dei temi potenzialmente più delicati dell’episodio, ma è proprio qui che emerge una delle occasioni narrative maggiormente mancate. Una gravidanza inattesa avrebbe potuto aprire una riflessione articolata sul rapporto tra maternità, identità personale, carriera e autonomia, soprattutto attraverso un personaggio che nel corso della serie ha costruito progressivamente una propria indipendenza professionale.
La sceneggiatura sceglie invece una strada molto più semplice, trattando la situazione prevalentemente come un elemento capace di produrre conseguenze emotive e sentimentali. Non c’è quasi spazio per il conflitto interiore che una simile notizia potrebbe generare, né per una reale discussione sulle diverse possibilità davanti alle quali una donna potrebbe trovarsi. La maternità viene sostanzialmente accettata come un dato positivo e inevitabile, senza interrogarsi davvero sulla complessità della scelta.
È una semplificazione che stona ancora di più in una stagione che ha cercato di presentare il Richmond femminile come uno spazio nel quale le donne potessero acquisire maggiore autonomia e voce. Se la serie vuole raccontare donne alle prese con il lavoro, lo sport professionistico, le relazioni e le aspettative sociali, sorprende che proprio davanti a una questione così delicata preferisca evitare quasi completamente qualsiasi ambivalenza.
È invece molto più efficace il modo in cui la serie utilizza Roy quando deve trasformare l’ansia in un gesto concreto di cura. La sua particolare telecronaca domestica della partita diventa una manifestazione genuina di affetto, perché non cerca di eliminare la paura di Keeley ma di renderla più sopportabile. È uno dei pochi momenti in cui la scrittura riesce ancora a fare ciò che Ted Lasso sa fare meglio: trasformare un gesto apparentemente buffo in una forma di intimità.

UNA COMICITÀ UN PO’ STANCA


Non tutte le componenti comiche, però, possiedono la stessa efficacia. La trasformazione di Coach Beard continua a essere utilizzata come fonte di comicità visiva e caratteriale, ma alcuni elementi sembrano ormai appartenere più a una caricatura del personaggio che alla sua evoluzione. Il problema non è che Beard cambi aspetto o comportamento, quanto il fatto che la serie sembri utilizzare queste modifiche come gag isolate senza trovare sempre un corrispettivo narrativo.
Ancora più debole è la sottotrama del portiere e dei guanti. L’idea che una giocatrice rifiuti di indossarli perché vuole percepire direttamente il pallone potrebbe funzionare all’interno dell’assurdità tipica della serie, ma la successiva trasformazione dei guanti in una sorta di strumento miracoloso porta la gag oltre il limite della sospensione dell’incredulità. Più che una trovata comica, sembra una scorciatoia narrativa escogitata per consentire alla partita di produrre esattamente gli sviluppi desiderati.
È un problema che riguarda anche le onnipresenti metafore di Ted. Quelle conferenze stampa, un tempo capaci di sintetizzare con leggerezza e intelligenza la filosofia della serie, cominciano a mostrare i segni dell’usura. Le metafore diventano più insistite, più esplicitamente “Ted Lassiane” e, proprio per questo, meno spontanee.
Eppure, quando la serie smette di cercare la battuta perfetta, la morale perfetta o la svolta narrativa perfetta, riesce ancora a ricordare perché abbia conquistato il proprio pubblico. La parte conclusiva dell’episodio rappresenta esattamente questo paradosso, poiché è possibile intuire con largo anticipo la direzione emotiva della storia e lasciarsi comunque coinvolgere dal suo arrivo.

EMOZIONI SENZA SORPRESE


Mae è una figura che la serie ha saputo costruire attraverso una presenza apparentemente secondaria, facendola diventare progressivamente una componente essenziale della comunità del Richmond. Il suo rapporto con la squadra e con il pub rappresenta uno dei legami più genuini della stagione, perché non nasce dalla necessità di costruire una trama complessa, ma dalla semplice accumulazione di relazioni, abitudini e affetti.
È proprio qui che entrano in gioco gli interpreti, la musica e una scrittura che, quando decide di affidarsi alle emozioni anziché alla sorpresa, riesce ancora a colpire con precisione. La serie può diventare prevedibile, può indulgere nel sentimentalismo e può perfino anticipare le proprie intenzioni con eccessiva chiarezza; ma quando arriva il momento di chiedere allo spettatore di confrontarsi con una perdita o con un cambiamento, sa ancora creare una partecipazione emotiva autentica.
Il parallelo fra la nascita di una nuova vita e la (presunta, perché off-screen) morte di Mae non è certo una costruzione particolarmente sottile, ma funziona proprio perché Ted Lasso non ha mai avuto bisogno di essere sofisticata per essere sentimentale. Il problema è che la serie sembra aver perso, almeno in parte, la capacità di sorprendere prima di emozionare. Le prime tre stagioni riuscivano a far convivere imprevedibilità, umorismo, sport e profondità emotiva; qui, invece, la componente emotiva, purtroppo, deve spesso compensare una scrittura decisamente più convenzionale e, in generale, una struttura narrativa che appare un po’ logora.

THUMBS UP 👍

  • Nonostante tutto la serie riesce sempre a creare emozioni genuine nel finale di puntata
  • “Too tight to pay for iCloud storage.“
  • “Ted, I know you’re trying to make me a more positive person, but let’s face it, the world sucks fucking dick.” / “With teeth.“

THUMBS DOWN 👎

  • Dinamiche davvero troppo prevedibili
  • Mancata occasione sul tema della gravidanza
  • Coach Beard e la sua trasformazione
  • La questione dei guanti da portiere miracolosi
  • Le metafore di Ted cominciano a essere stantie
Il giudizio di Recenserie

SLAP THEM ALL

“Mae Rides The Bus” conferma i limiti di una quarta stagione sempre più prevedibile, ma dimostra anche che Ted Lasso, quando mette al centro le persone e i loro legami, conserva comunque la capacità di emozionare.

Valutazione finale: KILL THEM ALL
Valutazione finale: BURN THEM ALL
Valutazione finale: SLAP THEM ALL
Valutazione finale: SAVE THEM ALL
Valutazione finale: THANK THEM ALL
Valutazione finale: BLESS THEM ALL

Fabrizio è un autore di Recenserie, giornalista freelance e teledipendente cronico. Ventinovenne oramai da qualche anno, entra in Recenserie perché gli andava. Ama definirsi con queste due parole: bello. Non ha ancora accettato il fatto che Scrubs sia finito e lo guarda in loop da più di dieci anni.

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