Ted Lasso 4×10 – Being AliveTEMPO DI LETTURA 7 min

Ted Lasso 4x10 recensione: Ted Lasso e le ragazze del Richmond nel finale della quarta stagione
Recensione Serie TVTed Lasso Stagione 4 Episodio 10 Being Alive Apple Tv

Il finale di stagione riporta Ted Lasso alla propria dimensione più emotiva, tra nuovi inizi, addii e scelte capaci di ridefinire il futuro del Richmond. Un episodio riuscito che, proprio per questo, rende ancora più evidenti le occasioni mancate della quarta stagione.

Dopo una stagione caratterizzata da una progressiva dispersione narrativa, “Being Alive” – puntata inizialmente intitolata “The Departing Lass”, poi rinominata per ragioni sconosciute – riesce finalmente a ricomporre parte dei fili lasciati irrisolti e a restituire al racconto quella compattezza emotiva che era mancata in diversi momenti precedenti. Non tutto funziona, alcune soluzioni risultano ancora eccessivamente accomodanti e il ricorso al sentimentalismo è talvolta più scoperto del necessario, ma il finale possiede una qualità fondamentale: sa esattamente quali emozioni vuole suscitare e, quasi sempre, riesce a raggiungerle.

EMOZIONI VERE MA CERCATE


La veglia per Mae setta immediatamente il tono dell’episodio. La sua morte permette alla serie di fermarsi, almeno per una volta, sulle relazioni costruite nel corso del tempo e sul valore di quelle persone che, pur rimanendo ai margini della narrazione principale, finiscono per diventare indispensabili all’identità di una comunità. La scelta di affidare alle due sorelle irlandesi l’esecuzione di The Parting Glass è però emblematica del principale limite emotivo di questa quarta stagione.
La scena funziona, soprattutto grazie alla splendida interpretazione del brano, ma è costruita in maniera talmente esplicita da sfiorare quella dimensione “cheesy” che in passato la serie riusciva generalmente a evitare. Ted Lasso aveva già dimostrato di saper commuovere senza sottolineare continuamente allo spettatore che quello fosse il momento in cui avrebbe dovuto commuoversi. Qui, invece, la musica, il contesto e la messa in scena sembrano concorrere contemporaneamente verso lo stesso obiettivo.
L’emozione, naturalmente, arriva. Anche quando la scrittura indulge nel sentimentalismo, la sincerità dei personaggi e la qualità degli interpreti riescono a trasformare una scena potenzialmente stucchevole in qualcosa di autenticamente toccante, e questo è un aspetto che sicuramente va a favore della capacità di scrittura di Brendan Hunt e Jason Sudeikis – ebbene sì, coach Beard e Ted Lasso sono le penne dietro questo season finale. Ma la sensazione è che, più in generale, nel corso della stagione la ricerca dell’emozione sia stata meno “sottile” rispetto alle tre stagioni precedenti.

DIAMOND DOGS ARE BACK


Il tema che attraversa “Being Alive” è quello della possibilità di ricominciare senza dover necessariamente rinnegare ciò che è stato. È una riflessione che riguarda Roy, Rebecca, Alice, Ted e persino Nate, tornato a Londra con una vita profondamente diversa da quella che aveva quando aveva lasciato il Richmond.
La paura di Roy di non essere all’altezza del ruolo di padre rappresenta uno dei momenti più riusciti dell’episodio proprio perché riconduce il personaggio alla sua dimensione più umana. Dietro la sua durezza, la rabbia e l’apparente incapacità di esprimere ciò che prova c’è un uomo terrorizzato dall’idea di ripetere gli errori degli adulti che lo hanno cresciuto. Il ritorno dei Diamond Dogs non è soltanto un omaggio alla storia della serie, dunque, ma il recupero di uno spazio nel quale Roy può finalmente ammettere di avere bisogno degli altri.
Anche la decisione di accettare il ruolo di allenatore del Chelsea trova una giustificazione coerente con il percorso compiuto dal personaggio. La reazione iniziale di Rebecca sembra riportare alla superficie il conflitto fra le esigenze del club e quelle di chi lo vive, ma la risposta di Roy introduce una riflessione importante, cioè che crescere significa anche imparare a scegliere se stessi senza trasformare necessariamente quella scelta in un tradimento nei confronti delle persone amate. Si tratta di una conclusione particolarmente significativa per Roy, poiché il personaggio non viene premiato per essere rimasto fermo accanto alle persone che ama, ma per aver finalmente riconosciuto di avere un futuro che appartiene soltanto a lui.

E VISSERO TUTTI FELICI E CONTENTI


La questione societaria offre alla stagione una conclusione coerente, ma anche qui emerge un problema che ha accompagnato quasi tutta la quarta stagione. Le soluzioni arrivano spesso con estrema prevedibilità e con una facilità superiore a quella necessaria per rendere davvero soddisfacente il percorso che conduce fino a esse.
La rivelazione sui piani di Zelda era già stata “spoilerata” nel finale della scorsa puntata e la scoperta che le azioni siano state trasferite a Rebecca grazie anche alla quota lasciata da Mae, oltre che essere anch’essa molto prevedibile, appare costruita all’unico scopo di garantire una soluzione emotivamente rassicurante. È una conclusione che funziona sul piano sentimentale, soprattutto perché lega nuovamente il destino del club alla persona che più di ogni altra ne ha rappresentato la trasformazione, e ha quel retrogusto di “parziale chiusura” nel caso la serie non venisse rinnovata per una quinta stagione, ma d’altra parte appare un po’ debole sul piano narrativo.
Stesso discorso per il perdono di Zelda da parte di Rebecca, senza dubbio in linea con la filosofia della serie, ma ancora una volta piuttosto prevedibile.
Parlando di cose prevedibili, anche la promozione di Alice a coach della squadra femminile sicuramente non avrà fatto saltare lo spettatore sulla poltrona. Promozione legittima e necessaria, ma che purtroppo si aggiunge a tutta una serie di happy ending che in parte ne sgonfiano l’impatto emotivo.
Senza dubbio negativa, invece, la decisione di saltare a piè pari l’ultima partita stagionale del Richmond, evidenziando ancora una volta il totale disinteresse per la componente sportiva della serie, sottraendo al calcio proprio quel peso narrativo che avrebbe dovuto rappresentare uno dei pilastri della nuova stagione.
E il problema, alla fine, non è che Ted Lasso abbia scelto di parlare meno di calcio. È che ha spesso sostituito il calcio con sottotrame sentimentali che non avevano lo stesso grado di necessità narrativa. La vicenda Roy/Keeley, in particolare, ha occupato un’enorme quantità di spazio per arrivare a un esito ampiamente prevedibile, mentre la crescita della squadra femminile avrebbe meritato maggiore attenzione sul terreno sportivo.

UNA STAGIONE CHE SA DI OCCASIONE PERSA


In definitiva, la serie torna a parlare di ciò che ha sempre saputo raccontare meglio, ovvero il modo in cui le persone cambiano attraverso gli altri e il modo in cui una comunità può diventare una forma di famiglia. Il Richmond non è più soltanto un luogo di lavoro, ma uno spazio nel quale continuano a tornare persone che, in modi diversi, hanno trovato lì una parte di se stesse.
E, in tal senso, anche il personaggio di Ted sembra avere a che fare con un potenziale “ritorno”. La richiesta fatta a Rebecca di promuovere Alice ad allenatrice del Richmond femminile, con lui e coach Beard in veste di assistenti, lascia contemporaneamente intravedere un’altra possibilità: dopo l’addio di Roy, Ted potrebbe perfino tornare a occupare la panchina del Richmond maschile.
Si tratta di un finale volutamente aperto, che permette alla serie di guardare avanti senza necessariamente dover confermare tutto, ma è anche una conclusione che rende impossibile non interrogarsi sulla stagione appena trascorsa. “Being Alive” è un buon finale proprio perché concentra in un singolo episodio gran parte delle qualità che la quarta stagione ha mostrato soltanto a intermittenza. Le emozioni funzionano, i personaggi ritrovano una direzione, le relazioni acquistano significato e il Richmond torna a sembrare una comunità. Ma proprio per questo il finale lascia anche un certo rimpianto. Se tutta la stagione avesse posseduto questa intensità, questa capacità di far convergere le proprie storyline e questo equilibrio fra personaggi e temi, oggi si parlerebbe probabilmente di una quarta stagione molto diversa.
Invece, il bilancio rimane inevitabilmente più ambivalente. La scrittura sa ancora commuovere, ma le storie sono state spesso troppo frammentate; alcune sottotrame non hanno ricevuto l’approfondimento necessario, mentre altre hanno occupato spazio ben oltre il loro effettivo interesse. Il calcio, soprattutto, è rimasto sorprendentemente ai margini proprio nel momento in cui il Richmond femminile avrebbe dovuto diventare il nuovo centro della serie.
“Being Alive” riesce dunque a fare ciò che una buona conclusione dovrebbe fare, ovvero lasciare qualcosa, ricomporre le relazioni e aprire una porta verso il futuro. Ma finisce anche per rendere ancora più evidenti i limiti di una stagione che, con la sua chiusura, porterà molti a porsi la fatidica domanda: “ce n’era davvero bisogno?”.

THUMBS UP 👍

  • Il tributo a Mae
  • La scelta di Roy
  • “Fuck it. Marry me.“
  • La promozione di Alice

THUMBS DOWN 👎

  • Il sentimentalismo spesso troppo esplicito
  • La stagione ha trascurato il calcio
  • Tanta, troppa previdibilità
  • Roy e Keeley hanno rubato troppo spazio
Il giudizio di Recenserie

SAVE THEM ALL

Un finale emotivamente riuscito e capace di ritrovare il cuore di Ted Lasso, ma anche la dimostrazione più evidente di quanto una stagione così intensa avrebbe potuto essere molto più incisiva se avesse saputo mantenere questa qualità lungo tutto il percorso.

Valutazione finale: KILL THEM ALL
Valutazione finale: BURN THEM ALL
Valutazione finale: SLAP THEM ALL
Valutazione finale: SAVE THEM ALL
Valutazione finale: THANK THEM ALL
Valutazione finale: BLESS THEM ALL

Fabrizio è un autore di Recenserie, giornalista freelance e teledipendente cronico. Ventinovenne oramai da qualche anno, entra in Recenserie perché gli andava. Ama definirsi con queste due parole: bello. Non ha ancora accettato il fatto che Scrubs sia finito e lo guarda in loop da più di dieci anni.

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