American Horror Story: 13 13×01 – 13×02 – 13×03 – 13 – 1:13 – RauhnachtTEMPO DI LETTURA 6 min

Recensione American Horror Story 13x01, Sarah Paulson e Emma Roberts nella tredicesima stagione
Recensione Serie TVAmerican Horror Story: 13 Stagione 13 Episodio 1 - 2 - 3 13 - 1:13 - Raunacht Fx - Hulu

American Horror Story 13 debutta con tre episodi brevi che trasformano la tredicesima stagione in una gigantesca reunion dell’universo creato da Ryan Murphy e Brad Falchuk.

Con American Horror Story: 13, Ryan Murphy e Brad Falchuk trasformano la tredicesima stagione dell’antologia horror in una sorta di gigantesca reunion stile “Avengers”, costruita intorno a un numero che diventa contemporaneamente tema, ossessione e dichiarazione d’intenti. Il debutto, distribuito eccezionalmente con tre episodi da circa 20-30 minuti ciascuno, punta infatti a concentrare in circa un’ora e mezza buona parte dell’immaginario accumulato dalla serie in oltre un decennio, tra personaggi, attori, citazioni, mitologie e soprattutto un’enorme quantità di fan service.
Il risultato, almeno nei primi tre capitoli, è inevitabilmente contraddittorio. Da una parte c’è il piacere di ritrovare volti e personaggi che appartengono alla memoria collettiva di American Horror Story; dall’altra, la sensazione che Murphy e Falchuk abbiano finalmente aperto il gigantesco scatolone dei giocattoli della serie per rovesciarne il contenuto tutto insieme sul pavimento. È un inizio che incuriosisce, diverte e in alcuni momenti funziona molto bene, ma che mostra anche abbastanza presto il rischio più grande di questa operazione, cioè confondere la nostalgia con una vera necessità narrativa.

AVENGERS: AGE OF LATEX


Il punto di partenza è Ben DeSoto, interpretato da Joey Pollari, un operatore socio sanitario di origine italiane tormentato dalla triscaidecafobia, la paura del numero 13. L’ironia è evidente. Nella tredicesima stagione di American Horror Story, il numero compare praticamente ovunque, fino a diventare una presenza quasi più insistente dei personaggi stessi.
Dopo un incidente aereo che ricorda in tutto e per tutto quello del primo Final Destination, Ben si ritrova a lavorare come assistente notturno di Mr. Nas, un anziano simil-Nosferatu affidato alle cure di Constance Langdon, che segna il ritorno nella serie di Jessica Lange. È qui che la stagione comincia a costruire il proprio nuovo mistero, mescolando body horror, sovrannaturale e simbolismo religioso in un ambiente che è volutamente molto claustrofobico.
L’idea, dal punto di vista concettuale, può anche funzionare, soprattutto perché Ben rappresenta inizialmente lo sguardo sperduto dello spettatore dentro questo universo che diventa, man mano, sempre più assurdo. Il problema è che il personaggio fatica a reggere il confronto con l’orda di figure iconiche che gli ruotano attorno. Quando Constance, Cordelia, Madison, Tate, Kai o Twisty entrano in scena, l’interesse si sposta inevitabilmente verso di loro. Una scelta assolutamente rischiosa per una stagione che avrebbe bisogno di costruire rapidamente una nuova storia, anziché limitarsi a riaprire vecchie porte e ad appoggiarsi unicamente sul ritorno di – troppe – figure riconoscibili del franchise.

TWISTY IL CLOWN FAN SERVICE


È proprio nel secondo e soprattutto nel terzo episodio che American Horror Story: 13 scopre le proprie carte. Il ritorno di personaggi provenienti da Murder House, Coven, Cult e da altre stagioni trasforma progressivamente la trama in una specie di “Avengers” dell’universo di American Horror Story. L’analogia (che in realtà arriva proprio da una dichiarazione dello stesso Ryan Murphy) non è soltanto estetica. Anche qui il piacere deriva soprattutto dal riconoscere volti, citazioni e connessioni che appartengono alle storie precedenti del franchise.
Jessica Lange torna a essere Constance con una naturalezza quasi disarmante, mentre Sarah Paulson ed Evan Peters vengono sfruttati nella maniera più sfacciatamente “murphiana” possibile, arrivando a interpretare più personaggi all’interno della stessa stagione. In questa tripla première tornano anche Emma Roberts, Jamie Brewer, Mena Suvari, Billie Lourd e soprattutto John Carroll Lynch nei panni di Twisty il clown, forse la dichiarazione d’amore più evidente verso il passato della serie – secondo solo al rubber man di Evan Peters.
Ma è proprio Twisty a rappresentare in maniera emblematica il problema dell’operazione. La sequenza ambientata nella scuola per clown è probabilmente uno dei momenti più riusciti sul piano dell’horror grottesco, ma appare anche come un corpo estraneo rispetto alla storia principale. È difficile non avere l’impressione che esista soprattutto per permettere al pubblico di riconoscere un personaggio amato e reagire con il classico “eccolo!”. Il fan service, insomma, funziona quando arricchisce il racconto; quando diventa il racconto, comincia a mostrare la propria natura artificiale.

HAI DETTO 13?


Il numero 13 viene utilizzato con una frequenza quasi ossessiva: nei dialoghi, nelle immagini, nei simboli, nelle morti e nella costruzione stessa della stagione. L’idea alla base è interessante, perché permette di trasformare una superstizione universale in una sorta di linguaggio interno capace di collegare le diverse anime della serie.
Il problema è che la simbologia viene spesso sottolineata invece di essere lasciata emergere. Il 13 non è più soltanto un presagio, diventa praticamente un insegna luminosa che avverte lo spettatore di quanto sia importante questo numero. E quando ogni dettaglio deve rimandare allo stesso concetto, il mistero perde progressivamente parte della propria forza.
Anche la struttura in episodi brevi contribuisce a questa sensazione. I tre capitoli iniziali, messi insieme, funzionano quasi come un’unica première-evento, ma singolarmente hanno un respiro molto ridotto. C’è tanto da introdurre e relativamente poco spazio per svilupparlo. Paradossalmente, la scelta di distribuire tre episodi contemporaneamente sembra quindi più efficace come espediente promozionale che come vera necessità narrativa.

PRONTI PER ESSERE DELUSI


Il terzo episodio, però, nonostante sia quello col minutaggio più contenuto, riesce nell’intento di lasciar quantomeno intravedere una possibile direzione. La celebrazione della Rauhnacht (tradotto letteralmente come “notte ruvida”, e al plurale Rauhnächte rese come “notti sante”, sono le dodici notti sacre della tradizione folcloristica germanica e alpina, comprese generalmente tra il 25 dicembre e il 6 gennaio) e l’introduzione di una dimensione in cui vivi e morti possono entrare in contatto suggeriscono che dietro il gigantesco accumulo di riferimenti potrebbe effettivamente nascondersi una mitologia più ampia.
Relativamente a questo punto, e in maniera piuttosto ovvia, non può che emergere la principale riserva sulla stagione ma, in generale, sull’intera serie.
Murphy e Falchuk hanno storicamente dimostrato di essere abilissimi nell’aprire stagioni con premesse irresistibili, immagini memorabili e misteri capaci di alimentare aspettative enormi, ma il problema arriva quando è il momento di chiudere il cerchio. Dopo tredici stagioni, il timore che la serie possa per l’ennesima volta costruire un castello narrativo gigantesco per poi non riuscire a sostenerne il peso è assolutamente plausibile.
I primi tre episodi, comunque, hanno un merito concreto, che è quello di far venir voglia di scoprire dove tutto questo porterà. Non sempre per le ragioni giuste, non sempre grazie a una storia davvero solida, ma abbastanza da mantenere viva la curiosità.
Per ora, dunque, American Horror Story: 13 è più una promessa che una certezza. Una reunion spettacolare, spesso divertente e visivamente riconoscibile, che deve ancora dimostrare di avere qualcosa da dire oltre al piacere di ricordare ciò che è stato. Se riuscirà a trasformare il proprio fan service in una vera storia, potrebbe diventare una delle stagioni più ambiziose dell’antologia. Se invece si limiterà a continuare a indicare il pubblico e a dirgli “te lo ricordi sto tizio strizzato nel lattice?”, il rischio è che la nostalgia finisca per fagocitare l’orrore.

THUMBS UP 👍

  • Tornano tutti…
  • Bella l’idea del numero 13…
  • Buon inizio…

THUMBS DOWN 👎

  • …ma tornano un po’ a caso
  • …ma non serve nominarlo ogni 13 secondi
  • …ma quanto ci metterà a deragliare?
Il giudizio di Recenserie

SAVE THEM ALL

La tredicesima stagione di American Horror Story parte con una reunion tanto ambiziosa quanto rischiosa: il fan service è evidente, ma resta da capire se tutti questi ritorni porteranno davvero a qualcosa.

Valutazione finale: KILL THEM ALL
Valutazione finale: BURN THEM ALL
Valutazione finale: SLAP THEM ALL
Valutazione finale: SAVE THEM ALL
Valutazione finale: THANK THEM ALL
Valutazione finale: BLESS THEM ALL

Fabrizio è un autore di Recenserie, giornalista freelance e teledipendente cronico. Ventinovenne oramai da qualche anno, entra in Recenserie perché gli andava. Ama definirsi con queste due parole: bello. Non ha ancora accettato il fatto che Scrubs sia finito e lo guarda in loop da più di dieci anni.

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