
Maria Giovanna Cicciari rilegge il mito di Demetra e Persefone attraverso il rapporto sospeso e claustrofobico tra una madre e una figlia.
Sinossi
Rivisitazione in chiave postmoderna e contemporanea del mito classico di Demetra e Persefone, attraverso il rapporto controverso fra una madre e una figlia legate da una quotidianità claustrofobica.
La Mostra Internazionale del Cinema di Venezia non è solo red carpet e grandi star internazionali, ma fa parte di un evento ben più ampio: la Biennale di Venezia, prestigiosa istituzione culturale che promuove talenti e nuove tendenze nei vari ambiti artistici, come Arte, Architettura, Danza e Teatro. Il Cinema è ovviamente una componente centrale e, anche in questa 83ª edizione, trova spazio una sezione speciale chiamata Biennale College Cinema. Si tratta di un percorso formativo che offre a registi emergenti l’opportunità di sviluppare e realizzare i propri progetti cinematografici. Alcuni di questi lavori sono oggi disponibili al grande pubblico su MyMovies.it, piattaforma che ha reso possibile questa recensione. Il primo lungometraggio di cui parliamo, nonché l’unico italiano della sezione, è Demetra In Esilio della regista Maria Giovanna Cicciari, che propone una rilettura decisamente anticonvenzionale e moderna del mito classico di Demetra e Persefone.
DARIA E LIA
Le protagoniste della storia sono Daria (Roberta Rovelli, già vista in Vermiglio) e Lia (Ioana Miruna Drajneanu). Madre e figlia vivono sole in un appartamento situato in un luogo imprecisato, che nell’estetica ricorda una tipica periferia italiana. La loro quotidianità è fatta di gesti ripetitivi e abitudini consolidate. Daria vive praticamente reclusa in casa e concentra gran parte delle proprie energie sulle numerose piante che coltiva quasi ossessivamente. A prendersi cura di lei è la figlia, che si occupa anche delle faccende domestiche e delle commissioni quotidiane. Il suo vero sogno, però, è diventare videomaker, passione che coltiva riprendendo sé stessa in vari luoghi all’aperto, tra cui una misteriosa botola che presto diventa per lei una possibile via di fuga da una vita che non sente più sua. Il rapporto tra queste due protagoniste è il cuore del film, una rilettura contemporanea e anticonvenzionale del mito greco a cui si ispira.
BUONE INTENZIONI MA…
Un film sicuramente originale per tema e sviluppo, ma che purtroppo non riesce a esprimersi pienamente come vorrebbe. Le interpretazioni delle due co-protagoniste sono valide e il ritmo narrativo risulta abbastanza sostenuto, soprattutto grazie al loop ripetitivo delle loro azioni, che crea un certo effetto di familiarità in linea con il tema proposto. Lo stile, a tratti quasi documentaristico, funziona a livello registico, ma rappresenta anche un’arma a doppio taglio per una pellicola che risulta troppo “fredda” nella sua realizzazione finale. I dialoghi spesso suonano artificiosi e distaccati, in contrasto con l’intento di creare empatia verso le protagoniste. Una freddezza che, per impostazione e straniamento dei rapporti umani, può richiamare alcuni lavori di Yorgos Lanthimos. A differenza del regista greco, però, manca quella sana ironia tagliente che avrebbe reso più efficace e accessibile questo lavoro. Nonostante le buone intenzioni, il film non riesce ad approfondire davvero ciò che racconta, preferendo restare su un piano distaccato, forse troppo per una storia che avrebbe beneficiato di un linguaggio più “pop”.
FINALE IN SOSPESO
Il film funziona bene dal punto di vista tecnico, con fotografia e colonna sonora di qualità. Tuttavia, la mancanza di un vero sviluppo delle due co-protagoniste e un finale che lascia la storia troppo in sospeso lo rendono eccessivamente criptico per il pubblico. Lo spettatore meno avvezzo al mito probabilmente faticherà a cogliere i numerosi riferimenti presenti nella trama, mentre quello più esperto potrebbe trovare la narrazione fin troppo asciutta e alcuni passaggi eccessivamente didascalici. La mancanza di una direzione sufficientemente incisiva rende dunque Demetra In Esilio un buon esercizio stilistico, ma fin troppo fine a sé stesso, e per questo non riesce a raggiungere la sufficienza rispetto ad altre pellicole viste finora. Rimane comunque un interessante esempio di come si possa, e si debba, sperimentare a livello narrativo anche con storie già note.







