| Due apicoltori complottisti rapiscono un’importante CEO di una casa farmaceutica perché ritengono che questa sia un’aliena sotto mentite spoglie. Da qui parte un viaggio claustrofobico e una lotta alla sopravvivenza fatta di dialoghi sferzanti e tensioni continue. |
È Virgilio nelle sue Georgiche il primo a raccontare la leggenda della bugonia, già nota in tutto il mondo greco-romano. Il protagonista è il pastore Aristeo che, innamorato della ninfa Euridice, tenta di farla sua, ma questa riesce a sfuggirgli. Nell’inseguimento, però, questa calpesta un serpente che la morde, causandole la morte. Le altre ninfe, per vendicarsi, distruggono gli alveari dove Aristeo allevava le sue api. Per placare la loro ira Aristeo viene costretto a offrire loro in sacrificio dei capi di bestiame lasciandoli al suolo per poi tornare dopo nove giorni. Al suo ritorno Aristeo nota che dalle carcasse dei capi morti sono nate delle nuove api. Da qui il fenomeno naturale (secondo la credenza degli antichi) della rigenerazione spontanea della vita, per l’appunto soprannominato bugonia.
Ovviamente ci voleva un regista di origine greca per ricavare da questa leggenda un film che parla di sacrifici e punizioni divine, in un’ottica più moderna e decisamente surreale e grottesca.
E questo regista è Yorgos Lanthimos, che con Bugonia riprende le tematiche e lo stile che lo hanno reso celebre in tutto il mondo.
FRA COMPLOTTI E HUMOUR NERO
Anche qui i due protagonisti, Teddy (Jesse Plemons) e Don (Aidan Delbis), sono due apicoltori. E anche in questo caso si trovano ad insidiare una donna, ma per motivi ben più complessi e sfaccettati di quanto potrebbe sembrare. I due, infatti, sono complottisti convinti (più Teddy che Don in realtà) e ritengono che Michelle (Emma Stone, anche co-produttrice del film), CEO di un’importante azienda farmaceutica, sia in realtà un alieno sotto mentite spoglie, inviato sulla Terra a studiare la loro specie.
Per questo motivo la rapiscono e la rinchiudono nello scantinato della loro casa rasandole i capelli (convinti che con quelli comunichi con la sua specie). I due vogliono che Michelle confessi di essere un’aliena e di poter mediare con la sua specie per il futuro del pianeta. La donna, trovandosi in questa situazione a dir poco surreale, all’inizio nega, poi in qualche modo cerca di stare al loro gioco.
Ed è così che il film va avanti in maniera pressoché dialogica, con uno scontro più mentale che fisico fra queste due parti. Tutto questo in un climax di tensione crescente in cui è veramente difficile stabilire chi dice effettivamente la verità e chi sta mentendo.
Il culmine arriva poi con una scena “catartica” in cui tutta l’ironia amara di Lanthimos si realizza proprio come una tragedia greca (sempre per restare in tema).
IL PRIMO REMAKE DI LANTHIMOS
Lanthimos, ormai alla sua sesta pellicola internazionale, dimostra una consapevolezza maggiore dei propri mezzi. E così decide, in realtà, di tornare paradossalmente “indietro”. Le lunghe carrellate con la musica in sottofondo, i primi piani e la fotografia estremamente “pastosa” sono tutte caratteristiche della prima cinematografia del regista (quello di Dogtooth, per intenderci), ma inserito in un contesto decisamente americano.
Si tratta di un film prettamente di genere fantascientifico, quasi un episodio lungo di The Twilight Zone come struttura narrativa in generale. Da notare, inoltre, che si tratta del primo “remake” per Lanthimos, essendo un rifacimento di un film sudcoreano del 2003, Save The Green Planet.
Al di là di questo, come tutti i lavori del regista, anche Bugonia presenta diverse chiavi interessanti di lettura. Oltre all’ironia in sé sul mondo delle teorie del complotto c’è anche una critica, neanche troppo velata, alla pratica del greenwashing e all’ipocrisia delle multinazionali. Un’ipocrisia incarnata nel personaggio di Michelle, per cui non esiste nessuno in questa pellicola che sia effettivamente innocente del tutto, ma tutti i character risultano estremamente complessi e stratificati.
Ma è soprattutto una pellicola sulla difficoltà del comunicare, in una società che è sempre più narcisista e non accetta il confronto con l’altro. Michelle e i suoi rapitori si parlano in continuazione, ma sono più dei monologhi a due. Nessuna delle due parti vuole capirsi, ciascuno si fa baluardo della propria verità senza mai mettersi seriamente in discussione.
L’APOCALISSE SECONDO LANTHIMOS
Questa mancanza di comunicazione fra i personaggi è la chiave ironica su cui si gioca tutta la pellicola. Che, nonostante questo aspetto, serve innanzitutto a far riflettere anche sulle conseguenze tragiche della disinformazione e della poca attenzione verso le tematiche ambientali.
Su quest’ultimo aspetto, davvero notevole, è il plot twist finale che porta all’ultima decisiva scena dove (senza troppi spoiler) avviene una vera e propria “apocalisse bugonica“ in cui c’è anche qui un sacrificio che azzera tutto per generare una nuova vita.
Un finale molto intenso e poetico che, da solo, vale le intere due ore di film. Non manca anche una certa componente horror nella storia raccontata da Lanthimos, con una dose di splatter soprattutto nella seconda parte. Ma tutto sempre stemperato da un immancabile humour nero che è da sempre la cifra stilistica del regista greco.
Un mix di elementi che rende Bugonia un film perfetto per chi ha già amato il cinema di Lanthimos. Ma anche per i neofiti che comunque si possono godere un bel film fantascientifico, anche se è soprattutto il presente qui a farla da padrone, con tutti i suoi difetti messi ben in mostra e alla berlina. Una pellicola decisamente inusuale e surreale eppure anche tremendamente realistica.
| TITOLO ORIGINALE: Bugonia REGIA: Yorgos Lanthimos SCENEGGIATURA: Will Tracy (remake del film Save The Green Planet di Jang Joon-hwan) INTERPRETI: Emma Stone, Jesse Plemons, Aidan Delbis, Stavros Halkias, Alicia Silverstone DISTRIBUZIONE: Universal Pictures DURATA: 120′ ORIGINE: USA/Corea del Sud/Irlanda, 2025 DATA DI USCITA: 23/10/2025 |
