It Was Just An Accident – Un Semplice Incidente recensione film

It Was Just An Accident – Un Semplice IncidenteTEMPO DI LETTURA 3 min

Un ritratto potente di vita in tutte le sue sfumature, anche contraddittorie.
0
(0)
Mentre viaggia in macchina con moglie e figlia, un uomo travolge un cane. L’auto si rompe e deve chiedere aiuto nel garage più vicino. Vahid, meccanico titolare dell’officina, si accorge che l’uomo ha una protesi ad una gamba. Sentendone il cigolio, gli pare di riconoscere nel nuovo arrivato il famigerato Eghbal, torturatore del regime. Prima di ucciderlo e far sparire il cadavere nel deserto, però, vuole essere sicuro dell’identità dell’uomo. Per questo coinvolge Shiva, Goli, Ali e Hamid, anche loro, come lui, imprigionati e torturati dagli sgherri del regime. La loro avventura toccherà tutto lo spettro degli umani sentimenti.

Un Semplice Incidente arriva alla notte degli Oscar con due candidature: quella per il miglior film internazionale e quella per la miglior sceneggiatura originale. Come nazione, viene attribuito alla Francia perché, come si dirà, Jafar Panahi non vuole avere nulla a che fare con il regime di Teheran.
Intanto, la pellicola ha già incassato un risultato prestigioso: la Palma d’oro a Cannes 2025.

Hamid: Da lontano mi hai ricordato quella commedia che abbiamo visto. Con un solo albero…
Shiva: Aspettando Godot.
Hamid: Ci troviamo esattamente nella stessa situazione. Non hai mai voluto ascoltarmi, ma ora, credimi, dipende solo da noi stessi. È inutile aspettare un miracolo.

EQUILIBRIO E MISURA


Caso vuole, o meglio per scelta dell’Academy, anche quest’anno tra i film internazionali c’è un candidato che parla di come si vive sotto un regime oppressivo e liberticida. L’anno scorso c’era I’m Still Here – Io Sono Ancora Qui.
Jafar Panahi e Walter Salles scelgono vie completamente diverse per svolgere il tema. Un punto in comune è l’uso della luce come commento emotivo e morale alle scene. In Un Semplice Incidente, non per caso uno dei momenti più brutti e più duri, sul finale, è illuminato dalle luci rosse dei fanali posteriori del furgoncino.
Dove Salles predilige un’assoluta sobrietà, un’austera misura, Panahi non disdegna momenti ricchi di un loro humor. Si sente un gusto di commedia degli equivoci, o la comicità all’inglese di Hitchcock nel suo La Congiura degli Innocenti. In certi momenti, i personaggi danno vita ad un ipercinetico carosello.

IL LATO OSCURO


Tutto accade, si noti bene, nella perfetta indifferenza di tutta la popolazione della grande città in cui il gruppetto dei protagonisti si trova a viaggiare. Questo non è un dettaglio. Ognuno è solo davanti ai suoi sentimenti e alle sue scelte, non arriva nessun deus ex machina a sciogliere dubbi, tensioni e conflitti. Emergono invece, piano piano, le drammatiche esperienze vissute dal gruppo di amici sotto il regime. Esattamente qui, comunque, sta la grandezza del film: gli elementi si fondono con mirabile equilibrio.
D’altronde, Jafar Panahi conosce bene ciò di cui parla, perché l’idea alla base di Un Semplice Incidente è arrivata mentre era in prigione. In questo film, però, il regista ha rinunciato alla sua abitudine un po’ hitchcockiana di comparire personalmente nella pellicola.

LA VITA, NONOSTANTE TUTTO


It Was Just an Accident offre un ritratto potente della vita in tutte le sue sfumature, anche contraddittorie. Non ci sono svolte, rivolte o redenzioni, in nessuno dei personaggi. Alla fine, però, resta comunque il senso dell’andare avanti ogni giorno aggrappandosi ai propri istinti migliori, nonostante tutto.
Si può usare la parola “istinti“, anche se ad alcuni non piace associarla agli esseri umani, preferendo il termine “pulsioni”. Vahid e i suoi amici, infatti, non agiscono fornendo a sé stessi e agli altri spiegazioni razionali. Si basano soprattutto sulla propria indole. Hamid, per esempio, è il più sanguigno e rabbioso di tutti. Altri preferiscono dimenticare e concentrarsi sul futuro, per non sentirsi “ancora in gabbia”, oppure hanno paura di eventuali ritorsioni da parte del torturatore e del regime.
Questo, forse, è tutto quanto si può dire, in forma cinematografica, di un tema così complesso.

 

TITOLO ORIGINALE: یک تصادف ساده‎, Yak taṣādof-e sāde
REGIA: Jafar Panahi
SCENEGGIATURA: Jafar Panahi
INTERPRETI: Vahid Mobasseri, Mariam Ashfari, Ebrahim Azizi, Adis Pakbaten, Majid Panahi, Mohamad Ali Elyhasmer
DISTRIBUZIONE: Lucky Red (Italia)
DURATA: 105′
ORIGINE: Iran, Francia, Lussemburgo, 2025
DATA DI USCITA: 06/11/2025

Quanto ti è piaciuta la puntata?

0

Nessun voto per ora

FBruscoli

Casalingoide piemontarda di mezza età, abita da sempre in campagna, ma non fatevi ingannare dai suoi modi stile Nonna Papera. Per lei recensire è come coltivare un orticello di prodotti bio (perché ci mette dentro tutto; le lezioni di inglese, greco e latino al liceo, i viaggi in giro per il mondo, i cartoni animati anni '70 - '80, l'oratorio, la fantascienza, anni di esperienza coi giornali locali, il suo spietato amore per James Spader ...) con finalità nutraceutica, perché guardare film e serie tv è cosa da fare con la stessa cura con cui si sceglie cosa mangiare (ad esempio, deve evitare di eccedere col prodotto italiano a cui è leggermente intollerante).

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Cime Tempestose recensione film
Precedente

Cime Tempestose

Recensione Heysel 85
Prossima

Heysel 85