Recensione Film Arco

Arco – Un’Amicizia Per Salvare Il FuturoTEMPO DI LETTURA 6 min

L’opera prima di Ugo Bienvenu offre un’esperienza visivamente affascinante e tematicamente ambiziosa, che pur non raggiungendo una piena armonia lascia intravedere un talento promettente.
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In un futuro remoto dove il viaggio nel tempo è pratica comune, il giovane Arco decide di infrangere le regole e parte da solo per un salto temporale, finendo però nel 2075, in una Terra segnata dal collasso ambientale. Qui incontra Iris, una bambina che vive sotto una cupola protettiva con il fratellino e un robot-badante, mentre i genitori sono lontani. Tra foreste in fiamme e città artificialmente isolate, i due stringono un’amicizia profonda e cercano il modo di riportare Arco alla sua epoca, imparando qualcosa di decisivo su crescita, responsabilità e speranza.

Nel panorama contemporaneo dell’animazione, sempre più dominato da produzioni digitali standardizzate e da universi narrativi serializzati, l’apparizione di un’opera come Arco assume i contorni di un gesto quasi controcorrente, un atto di fiducia nella persistenza dell’immaginazione disegnata a mano e nella possibilità di raccontare ai più giovani storie capaci di interrogare il futuro senza indulgere nel cinismo.
Il lungometraggio d’esordio di Ugo Bienvenu, si inserisce in quella tradizione dell’animazione europea che guarda dichiaratamente all’eredità dello Studio Ghibli e in particolare all’immaginario di Hayao Miyazaki, senza tuttavia rinunciare a una propria identità visiva e tematica. L’impressione iniziale è quella di trovarsi di fronte a un racconto sospeso nel tempo, retro-futuristico tanto nella concezione grafica quanto nell’impianto morale, dove la dolcezza della favola convive con la durezza di un contesto segnato dal collasso ambientale. L’ambientazione nel 2075 offre una cornice distopica che non viene mai esasperata in senso spettacolare, ma filtrata attraverso lo sguardo di due bambini costretti a misurarsi con un mondo fragile e segmentato sotto immense cupole protettive.
Il protagonista che dà il titolo al film è un bambino proveniente da un futuro ancora più remoto, in cui il viaggio nel tempo è divenuto pratica regolamentata e familiare. Impaziente di dimostrare la propria maturità e di partecipare alle spedizioni educative riservate ai familiari più grandi, Arco infrange le regole, sottrae la tuta della sorella e tenta un salto temporale verso il passato. L’errore di calcolo lo conduce però nel 2075, dove precipita letteralmente nella vita di Iris, coetanea solitaria che vive con il fratellino minore all’interno di una delle cupole abitative.
I genitori di Iris sono presenze remote, impegnate in attività lavorative lontane e visibili soltanto attraverso ologrammi che scandiscono cene e rituali serali, mentre la quotidianità domestica è affidata al robot Mikki, figura insieme rassicurante e inquietante, la cui voce fonde simbolicamente quelle materna e paterna. In questo scenario di affetti mediati dalla tecnologia, l’arrivo di Arco rappresenta una frattura luminosa, una possibilità di relazione autentica che interrompe l’isolamento emotivo della bambina.
La dinamica tra i due protagonisti costituisce il nucleo emotivo dell’opera, costruito con una delicatezza che evita la retorica dell’innamoramento infantile per privilegiare la scoperta reciproca e la condivisione dello stupore. Arco e Iris appartengono a linee temporali differenti, ma riconoscono nell’altro un’analoga inquietudine verso il mondo degli adulti e verso le restrizioni imposte da un ordine percepito come soffocante.

No flying before the age of 12. It’s the law.

L’aspetto più sorprendente di Arco risiede nella capacità di coniugare la leggerezza del racconto di formazione con la gravità di un contesto ambientale prossimo al collasso. Le foreste in fiamme, le tempeste che infuriano oltre i vetri delle cupole, la precarietà di un ecosistema artificialmente stabilizzato vengono rappresentate con una forza cromatica che amplifica il contrasto tra interno ed esterno, tra serenità simulata e minaccia costante.
La scelta dell’animazione tradizionale in 2D, con linee morbide e palette cromatiche che oscillano tra tonalità pastello e improvvise esplosioni di colore durante le sequenze di viaggio temporale, conferisce al film una qualità artigianale che dialoga con il suo messaggio di fondo. L’immaginazione non è evasione, bensì strumento di sopravvivenza, e l’arcobaleno che accompagna Arco diventa simbolo di una speranza fragile ma ostinata.
Il film rifiuta la tentazione di indulgere nel pessimismo distopico, preferendo un registro più luminoso che, pur riconoscendo l’irreversibilità di alcune scelte umane, invita a interrogarsi sul lascito collettivo e sulla responsabilità intergenerazionale. Tale tensione etica si manifesta soprattutto nel terzo atto, quando le due dimensioni – la meraviglia infantile e la realtà devastata – entrano in collisione, costringendo i personaggi a confrontarsi con la possibilità della separazione e con l’urgenza del ritorno.
Accanto alla linea principale, si sviluppa una sottotrama dedicata a tre adulti eccentrici, convinti di aver assistito in passato a un evento inspiegabile e determinati a ottenere prove dell’esistenza del “ragazzo arcobaleno”. Concepite come elemento di alleggerimento comico, queste figure finiscono per introdurre un tono ambiguo, oscillante tra il grottesco e il caricaturale.
Se da un lato la loro presenza allude al bisogno umano di credere nell’eccezionale e di riscattare antiche umiliazioni, dall’altro la loro funzione drammaturgica appare meno integrata rispetto al percorso emotivo dei protagonisti. In un film della durata contenuta (ottantanove minuti) la molteplicità dei temi – ambientalismo, tecnologia domestica, tempo che passa, desiderio di crescita – rischia di non trovare una sintesi pienamente armonica.
L’epilogo, pur coerente con le premesse e capace di suscitare una malinconia controllata, giunge con una certa rapidità, lasciando la sensazione che alcuni snodi avrebbero meritato maggiore approfondimento. La scelta di non prolungare artificialmente la narrazione preserva la purezza del racconto, ma accentua al contempo l’impressione di un potenziale solo parzialmente realizzato.

When you truly love someone, no matter if they love you back, the most important thing is making them happy.

Sul piano visivo, Arco si distingue per una coerenza stilistica che richiama l’animazione francese degli anni Settanta, con una lieve inclinazione psichedelica e una semplificazione formale pensata per favorire l’immedesimazione dei più giovani. I volti dei personaggi, talvolta sospesi tra stilizzazione marcata e aspirazione al realismo, possono generare una sensazione di disomogeneità, ma contribuiscono anche a un’identità grafica riconoscibile.
Le sequenze di volo e di attraversamento temporale rappresentano i momenti di maggiore libertà creativa, nei quali il colore si emancipa dalla funzione descrittiva per farsi esperienza sensoriale pura. In tali passaggi, l’opera raggiunge un’intensità visiva che compensa le incertezze strutturali e riafferma la fiducia dell’autore nella potenza evocativa del disegno tradizionale.


Arco si configura come una fiaba ecologista che intreccia amicizia e formazione all’interno di un futuro inquieto ma non privo di luce, scegliendo la via della speranza contro la tentazione del nichilismo. La relazione tra i due giovani protagonisti costituisce il cuore pulsante dell’opera, capace di generare autentica emozione e di veicolare un messaggio di responsabilità collettiva senza scadere nella predica.
In definitiva, l’opera prima di Ugo Bienvenu offre un’esperienza visivamente affascinante e tematicamente ambiziosa, che pur non raggiungendo una piena armonia lascia intravedere un talento promettente e una sincera fiducia nel potere trasformativo dell’immaginazione.

 

TITOLO ORIGINALE: Arco
REGIA: Ugo Bienvenu, Gilles Cazaux
SCENEGGIATURA: Ugo Bienvenu, Félix de Givry
INTERPRETI: Margot Ringard Oldra, Oscar Tresanini, Nathanaël Perrot, Vincent Macaigne, Louis Garrel, William Lebghil
DISTRIBUZIONE: Diaphana Distribution (France), Neon (USA)
DURATA: 89′
ORIGINE: Francia, USA, 2025
DATA DI USCITA: 16/05/25 (Cannes), 12/03/26 (Italia)

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Fabrizio Paolino

Ventinovenne oramai da qualche anno, entra in Recenserie perché gli andava. Teledipendente cronico, giornalista freelance e pizzaiolo trapiantato in Scozia, ama definirsi con queste due parole: bello. Non ha ancora accettato il fatto che Scrubs sia finito e allora continua a guardarlo in loop da dieci anni.

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