Train Dreams recensione film

Train DreamsTEMPO DI LETTURA 4 min

Train Dreams è un film che richiede attenzione, restituendo una visione coerente e autentica. Nonostante la malinconia che lo attraversa, il finale lascia una sensazione di placida accettazione, in linea con il suo protagonista.
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Orfano sin da bambino, Robert Grainier cresce imparando presto a contare solo sul lavoro e sulla propria resistenza. Nell’America rurale di inizio 900, Robert continuerà instancabilmente a destreggiarsi tra lavori come boscaiolo e operaio ferroviario, sempre in cerca di una stabilità che la vita continua a negargli. L’incontro con la moglie Gladys e la nascita della loro figlia Kate segnerà un periodo di felicità tragicamente destinato a non durare.

Diretto da Clint Bentley, Train Dreams è l’adattamento cinematografico dell’omonimo romanzo breve di Denis Johnson, pubblicato nel 2011. Il film vede come protagonista Joel Edgerton, affiancato da Felicity Jones, in un cast ridotto ma funzionale a una storia che punta più sull’introspezione che sull’azione.
Presentato nei festival internazionali e accolto con grande favore dalla critica, Train Dreams è entrato rapidamente a far parte dei titoli più rilevanti dell’anno, arrivando a ottenere ben quattro candidature agli Oscar 2026 tra cui Miglior Film (seppur stona la mancata candidatura di Joel Edgerton).
Ambientato nell’America rurale di inizio 900, la pellicola racconta la vita di Robert Grainier, un uomo semplice che lavora come boscaiolo e operaio ferroviario, attraversando decenni di cambiamenti storici senza mai essere davvero al centro di questo mondo che cambia. Train Dreams non segue una struttura narrativa tradizionale, ma costruisce il suo racconto per frammenti, osservando il protagonista nei momenti chiave della sua esistenza.
Per farlo, sceglie una gentilezza narrativa che ben si adatta allo spirito del suo protagonista.

SOLITUDINE TRAINANTE


Uno degli elementi primari del film è la sua scelta narrativa minimalista. Train Dreams, infatti, evita qualsiasi forma di enfasi o drammatizzazione esplicita. La regia di Clint Bentley è controllata e misurata e, in questo equilibrio, la natura assume un ruolo fondamentale con i paesaggi che non fanno da semplice sfondo, ma accompagnano e riflettono lo stato interiore del protagonista.
Il film non cerca di spiegare tutto allo spettatore, né di guidarlo emotivamente con i dialoghi. Al contrario, procede per sottrazione, affidandosi alla ripetizione dei gesti, alla quotidianità del lavoro e al passare del tempo. È una scelta che rende la visione più impegnativa, certo, ma anche più autentica.
Robert Grainier è un personaggio che parla poco e mostra ancor meno, eppure, Train Dreams riesce a costruire un ritratto umano estremamente chiaro e coerente.
Il merito va soprattutto all’interpretazione di Joel Edgerton, che lavora quasi esclusivamente su sguardi e gesti. Il suo Robert è un uomo segnato dalla solitudine, ma non schiacciato da essa. La sua incapacità di esprimere ciò che prova non viene mostrata in maniera semplice e abituale, ma come parte integrante del personaggio e del contesto storico in cui vive.

When Robert Grainier died in his sleep sometime in november of 1968, his life ended as quietly as it had begun. He’d never purchased a firearm or spoken into a telephone. He had no idea who his parents might have been, and he left no heirs behind him. But on that spring day, as he misplaced all sense of up and down, he felt, at last, connected to it all.

UN FILM SPEZZATO IN DUE


Con la solitudine come filo trainante dell’intero film, la storia di Robert Grainier si divide in due parti con un prima e un dopo sempre condensati dagli stessi nostalgici elementi.
A spezzare la routine della prima parte è l’arrivo di Gladys che, con il matrimonio e la nascita della piccola Kate, porterà una luce nuova nella vita del protagonista. Questo, però, senza alterare gli elementi primari sia della pellicola che del carattere di Robert. Un elemento che dona estrema coerenza al film, senza far perdere la sua caratteristica intrinseca.
Con uno strappo crudo che avviene a metà del racconto, la seconda parte estremizza ancor di più la solitudine e il dolore di Robert Grainier, ma lo fa con eleganza, senza mai esagerare. Una narrazione che procede lenta e straziante, eppure mai pesante o monotona.
A favorire questo racconto è anche la voce narrante che accompagna il pubblico attraverso uno storytelling emotivo ma concreto. Il film, infatti, non offre risposte né soluzioni, ma si limita a osservare, come spettatore silenzioso di una comune ma tragica esistenza.


Train Dreams è un film che richiede molta attenzione da parte dello spettatore. Non è un’opera immediata, ma è estremamente coerente nella sua visione, oltre che risultare autentica sia dal punto di vista narrativo che emotivo. Eppure, nonostante l’aura di malinconia che traspare per tutta la durata della pellicola, il finale trasmette una sensazione di placida accettazione, come se il carattere quieto di Robert lasciasse dietro di sé una lezione per tutti.

 

TITOLO ORIGINALE: Train Dreams
REGIA: Clint Bentley
SCENEGGIATURA: Clint Bentley, Greg Kwedar
INTERPRETI: Joel Edgerton, Felicity Jones, Nathaniel Arcand, Clifton Collins, Jr. John Diehl, Paul Schneider, Kerry Condon, William H. Macy
DISTRIBUZIONE: Netflix
DURATA: 102′
ORIGINE: USA, 2025
DATA DI USCITA: 07/11/2025

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Sara Moro

Nata con la passione per telefilm e libri, cresciuta con quella per la scrittura. Unirle è sembrata la cosa più naturale. Allegra e socievole finché non trova qualcosa fuori posto, il disordine non è infatti contemplato.
Tra una mania e l'altra, si fa carico di un'estenuante sensibilità che la porta a tifare per lo sfigato di turno tra i personaggi cui si appassiona: per dirla alla Tyrion Lannister, ha un debole per “cripples, bastards and broken things”.

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