
Un episodio di transizione che prepara nuovi scontri e alleanze, riportando al centro alcuni dei personaggi più amati della serie.
Dopo il grande ritorno nell’episodio precedente, Slow Horses 6×03 sceglie di concentrarsi sulla costruzione delle diverse storyline. Una puntata che prepara il terreno più di quanto non produca una vera svolta narrativa, ma che trova nei suoi personaggi il modo per mantenere alta l’attenzione.
La serie continua infatti a funzionare grazie all’equilibrio tra tensione, spy drama e ironia, soprattutto quando mette i suoi protagonisti nelle situazioni più improbabili.
SID E RIVER, IL RITORNO CHE FUNZIONA
Dopo la rivelazione della scorsa puntata, il ritorno di Sid non poteva che avere conseguenze sul rapporto con River. I due si ritrovano quasi subito coinvolti in situazioni al limite tra pericolo e ironia, riportando sullo schermo una coppia che aveva lasciato un segno importante nei primi episodi della serie.
La cosa più riuscita è la naturalezza con cui la serie riprende il loro rapporto. Sid e River ritrovano immediatamente quella sintonia che li aveva caratterizzati in passato, senza bisogno di ricostruire ciò che era stato interrotto. Il loro legame permette così di alternare il peso delle vicende che li hanno coinvolti a momenti più leggeri, senza che nessuna delle due componenti finisca per prevalere sull’altra.
Il ritorno di Sid acquista quindi un valore che va oltre la semplice sorpresa narrativa. Il personaggio torna a inserirsi nelle dinamiche della serie senza sembrare fuori posto e, soprattutto, dimostra quanto alcune delle relazioni costruite nelle prime stagioni siano ancora perfettamente funzionanti.
LOUISA E UNA SQUADRA IMPROBABILE
L’altro ritorno importante dell’episodio è quello di Louisa Guy. Il personaggio aveva lasciato la serie in maniera coerente con il proprio percorso narrativo, ma la sua assenza si era comunque fatta sentire. Rivederla è quindi una sorpresa particolarmente gradita, soprattutto perché il suo ritorno non si limita a un cameo nostalgico.
Louisa si ritrova infatti all’interno di una squadra tutta al femminile, insieme alle altre ex “colleghe” coinvolte nella missione. Il gruppo funziona proprio grazie alla sua imperfezione tra caos, improvvisazione e ironia che si combinano in una squadra tutt’altro che impeccabile, ma perfettamente inserita nello spirito di Slow Horses.
Il recupero di Moira diventa così un ulteriore tassello della storyline e permette a Louisa di tornare a essere parte attiva degli eventi. È una scelta che riporta in gioco un personaggio conosciuto senza dare l’impressione di voler sfruttare il passato soltanto per nostalgia.
LAMB, HO E LA CREPA DI TAVERNER
Jackson Lamb continua intanto a lavorare insieme a Ho, riproponendo una coppia già rodata nella stagione precedente. Il contrasto tra la fredda ironia di Lamb e l’assurda considerazione che Ho ha di se stesso offre ancora una volta alla serie una delle sue parentesi più divertenti.
La loro indagine conduce fino a Reece e aggiunge un nuovo tassello al caso stagionale, permettendo alla trama principale di avanzare senza forzature. Lamb, come spesso accade, finisce così per essere uno dei pochi punti fermi all’interno di una situazione sempre più caotica.
Sul fronte opposto, Diana Taverner comincia invece a mostrare qualche crepa. Le conseguenze del ricatto di Damien Cantor sembrano spingerla verso decisioni più impulsive del solito, fino ad arrivare all’allontanamento di Flyte. La scelta appare legata sia alla necessità di proteggersi sia al timore che qualcuno possa collegare i diversi elementi della vicenda.
Proprio Flyte potrebbe però diventare una pedina interessante per il prosieguo della stagione. Un’eventuale collaborazione con la Slough House offrirebbe terreno fertile per nuove dinamiche, considerando quanto il personaggio si sia già dimostrato compatibile con l’umorismo della serie.
Ancora più interessante resta il rapporto tra Taverner e Lamb. I loro confronti funzionano perché gran parte delle informazioni rimane sottotraccia, tra sguardi, pause e battute apparentemente casuali raccontano più di quanto facciano le spiegazioni esplicite. Ovviamente gran parte del merito va ai loro interpreti, con Kristin Scott Thomas e Gary Oldman che continuano a sfruttare perfettamente questa dinamica e a renderla fortemente stratificata.
IL CAOS È APPENA INIZIATO
Il terzo episodio di questa stagione distribuisce quindi i propri personaggi su più fronti e prepara gli sviluppi successivi. I sicari sembrano sempre più vicini e diventa evidente che il loro obiettivo possa essere più River che Sid, coinvolgendo inevitabilmente anche gli altri membri della Slough House.
La puntata non cerca una grande esplosione narrativa, ma costruisce una situazione in cui ogni ritorno e ogni nuova alleanza può avere conseguenze negli episodi successivi. Arrivato a metà stagione, Slow Horses presenta un episodio che non ha bisogno di forzare gli eventi per risultare interessante, ma sono le relazioni tra i personaggi a tenere in piedi il tutto. Il risultato è un episodio di transizione che prepara il terreno senza dare l’impressione di essere soltanto un riempitivo.
THUMBS UP 👍
- Il ritorno di Sid e la dinamica con River
- Il ritorno di Louisa
- Il rapporto tra Diana Taverner e Lamb
THUMBS DOWN 👎
- Una trama ancora un po' preparatoria







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