
Florence Pugh domina i nuovi episodi di La Valle Dell'Eden, la miniserie Netflix tratta da Steinbeck, tra il crollo della famiglia Trask e l'ascesa di Cathy.
Dopo un dittico che serviva soprattutto a introdurre i protagonisti principali di East Of Eden, miniserie Netflix distribuita in Italia con il titolo La Valle Dell’Eden, questo nuovo dittico di episodi, “In The Valley” e “Kate”, inizia a sviluppare più a fondo le dinamiche della trama.
Sono due puntate visivamente ricchissime, dominate da un lirismo scenografico che esalta la rappresentazione della California dei primi del Novecento e la ricostruzione sociale e umana dell’epoca. È il momento in cui avviene la rottura principale degli equilibri visti finora, soprattutto nella famiglia Trask, che qui si divide forse definitivamente.
In particolare spicca il personaggio di Cathy Ames, interpretata da una straordinaria Florence Pugh, perfettamente calata in un ruolo tanto ambiguo quanto contraddittorio, capace di prendersi completamente la scena a discapito delle altre storyline presenti. Una centralità che sviluppa quanto già emerso nella recensione dei primi due episodi di East Of Eden.
CATHY DIVENTA KATE: UN SOGNO AMERICANO AL CONTRARIO
Da questo momento in poi, infatti, il principale percorso di trasformazione della storia è quello di Cathy, che finisce per abbandonare definitivamente la propria identità e diventare Kate, un’inquietante donna d’affari a capo di un bordello.
La sua è, in definitiva, una sorta di “sogno americano” al contrario. Da una parte, Cathy vuole emanciparsi il più possibile dagli uomini e costruirsi una carriera nell’unico modo che la società dell’epoca sembra concedere a una donna come lei: la prostituzione. E, in questo senso, il suo percorso di formazione è assolutamente riuscito. Dall’altra, come è facile immaginare, tale scelta comporta il sacrificio di qualsiasi principio etico e morale, oltre che degli affetti familiari, dal marito ai due figli gemelli.
Non che Cathy sembri particolarmente turbata da queste rinunce. Fin dall’inizio, il personaggio si dimostra coerente nella propria negatività, nonché disposto a tutto pur di raggiungere i suoi obiettivi.
LA “FAMIGLIA DI FATTO”
Attraverso questa parabola emerge con forza il lato oscuro del capitalismo americano, uno dei temi centrali dell’opera di John Steinbeck da cui è tratta la miniserie.
Non bisogna però sottovalutare i personaggi positivi, che, pur rimanendo in secondo piano in questo segmento narrativo, non sono meno interessanti dal punto di vista dell’introspezione psicologica.
Adam (Christopher Abbott) incarna l’ottimismo e la fiducia nel sogno americano, grazie alla determinazione con cui cerca di costruirsi una nuova vita in California. Un progetto che si scontra presto con la durezza della realtà e che finirà per allontanare Cathy da quel futuro condiviso che Adam immagina ancora possibile.
L’episodio “In The Valley” introduce inoltre due personaggi fondamentali per ampliare il ritratto della società americana: Samuel Hamilton (Ciarán Hinds), agricoltore di origine irlandese, e Lee (Hoon Lee), il tuttofare di origini cinesi.
Entrambi rappresentano valori positivi come la solidarietà, la dedizione e il senso di responsabilità. Ed è significativo il fatto che siano proprio due personaggi di origine immigrata a incarnarli: attraverso il loro rapporto con i gemelli di Cathy e Adam, finiscono per costruire una singolare “famiglia di fatto”, capace di offrire ai bambini quella stabilità affettiva che il nucleo familiare originario non riesce più a garantire.
L’ASCESA E LA DISCESA VERSO IL MALE
Nel complesso, nonostante una certa sproporzione nel minutaggio a favore soprattutto del personaggio interpretato da Florence Pugh, questi due episodi mettono molta carne al fuoco in vista degli sviluppi successivi.
Se le prime due puntate si concentravano sul triangolo familiare e sulle componenti più soapish della storia di Steinbeck, qui il dramma assume una dimensione più marcatamente sociale. Il mondo attorno alla famiglia Trask si amplia, i personaggi secondari acquistano maggiore spazio e la narrazione comincia ad affrontare questioni che restano attuali anche oggi.
Il tutto senza rinunciare a una buona dose di tensione narrativa, che mantiene alta l’attenzione dello spettatore.
In particolare, nel secondo episodio qui recensito, “Kate”, l’ascesa di Cathy assume anche sfumature da horror-crime, con una deriva sempre più inquietante che accompagna la protagonista nel perseguimento dei propri obiettivi.
Il finale sancisce simbolicamente il trionfo del male: il cambiamento cromatico del bordello, che passa da tonalità zuccherose a un nero carico di significato, diventa la rappresentazione visiva della trasformazione di Cathy e del mondo che sta costruendo attorno a sé.
Resta da capire dove condurrà questa discesa e quali conseguenze avrà sugli altri personaggi. Per scoprirlo sarà necessario proseguire nella visione. Per ora, il giudizio non può che essere un THANK ben meritato.
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LA “FAMIGLIA DI FATTO”







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