
Un'avventura fantasy di grande impatto visivo, che impressiona per la cura tecnica e l'ambizione di LAIKA, pur mostrando qualche limite nella caratterizzazione dei personaggi e nell'originalità della storia.
Sinossi
Prue è una ragazza che vive a Portland e la cui vita cambia quando il fratellino Mac viene rapito da uno stormo di corvi e trascinato nel cuore del Bosco Proibito. Decisa a salvarlo, la protagonista si avventura in un mondo misterioso popolato da animali parlanti, creature fantastiche e fazioni in lotta tra loro. Quella che inizialmente sembra una semplice missione di salvataggio si trasforma in un’avventura molto più grande, nella quale Prue dovrà affrontare pericoli e alleanze inaspettate.
Wildwood – I Segreti Del Bosco Proibito è il film d’animazione fantasy del 2026 diretto da Travis Knight e prodotto da LAIKA, lo studio dietro Coraline, ParaNorman e Kubo E La Spada Magica. Realizzato in stop-motion e tratto dall’omonimo romanzo di Colin Meloy, è arrivato nei cinema italiani il 22 ottobre con Notorious Pictures.
Dopo sette anni di assenza e il Golden Globe conquistato da Missing Link nel 2020 come miglior film d’animazione, lo studio di Portland torna con una delle opere cinematografiche più imponenti del suo genere. Il progetto di adattamento in stop-motion è stato avviato nel 2011, poche settimane dopo la pubblicazione del romanzo di Meloy, frontman dei The Decemberists. L’idea, tuttavia, risale a prima, quando Knight aveva già letto una versione incompleta del libro.
Da quel momento è partito un viaggio di quasi sedici anni, tra sviluppo, preparazione e produzione, che ha permesso allo studio di portare al cinema un lungometraggio animato definibile come un incrocio tra una fiaba e un’epopea fantasy, unito a un classico percorso di formazione. Per maggiori informazioni sull’uscita, sul cast e sul progetto, è disponibile anche la guida completa di Recenserie dedicata a Wildwood.
LAIKA E LA STOP-MOTION: UN’IMPRESA MONUMENTALE
Wildwood è uno di quei film che meritano necessariamente di essere visti sul grande schermo, ma che, grazie a visioni successive, magari sul piccolo schermo, permettono di soffermarsi su dettagli capaci di lasciare ancora più sbalorditi. È quindi difficile non rimanere stupiti guardando il film, soprattutto conoscendo tutto il lavoro che è stato svolto per poterlo realizzare.
Un’opera a tratti monumentale che ha necessitato non solo di molti anni di lavorazione, ma anche dello sviluppo di nuove tecnologie, come dichiarato da Travis Knight, che ha portato come esempio l’utilizzo fluente della bicicletta da parte di Prue.
Ma oltre a questo: per rendere il lungometraggio più scorrevole possibile sono state create più di 142.000 espressioni facciali stampate in 3D, così da poter ricreare quasi ogni sfumatura del viso. Eppure, forse il dato più sbalorditivo è il lavoro che c’è stato dietro la creazione dell’aquila gigante, Il Generale, sulla quale sono state applicate a mano più di 3.500 piume, mentre per completare le sequenze in volo con la protagonista sono passati ben quattro anni.
A fare da contorno a questi momenti ci sono 132 set fisici, con oltre 700 alberi artigianali. Un lavoro che è culminato nella battaglia finale: per quei dodici minuti si contano più di 400 inquadrature con ben 3.000 personaggi in scena.
Sono dati magari difficili da interiorizzare, ma che aiutano a comprendere la portata del lavoro svolto da uno studio che, nel corso degli anni, ha puntato sulla qualità e sulla ricerca tecnica più che sulla quantità, affrontando questo progetto con i suoi tempi e solamente quando ha ritenuto di avere gli strumenti necessari per realizzarlo al meglio.
Persino l’edera, elemento centrale della storia, mostra la stessa cura: da presenza scenografica diventa via via sempre più attiva, fino a trasformarsi in un’arma. Anche la sua animazione contribuisce alla ricchezza visiva del film, attraverso un lavoro fotogramma per fotogramma. Un approccio artigianale che assume un valore ancora maggiore in un’epoca in cui l’intelligenza artificiale e l’automazione stanno trasformando sempre più il modo di realizzare contenuti audiovisivi.
UN FANTASY SPETTACOLARE, MA POCO ORIGINALE
Dopo aver sviscerato i dettagli tecnici e analizzato da dove derivi lo stupore che si prova mentre si osserva il mondo creato da LAIKA, è necessario passare all’analisi di una storia interessante, ma tutt’altro che esente da difetti.
Wildwood è una pellicola della durata di oltre due ore che narra la storia di Prue, una ragazza che si addentra in un bosco proibito per salvare il fratellino rapito da un enorme stormo di corvi. Da qui si ritrova coinvolta in un’avventura molto più grande di lei, in cui deve destreggiarsi all’interno di un mondo diviso in varie fazioni, con l’intento di unirle su un fronte comune per sconfiggere Alexandra, colei che ha rapito il bambino con la volontà di sacrificarlo all’edera magica per conquistare l’intero bosco e cercare di ritrovare il corpo del figlio scomparso.
È proprio da questa perdita che nasce il suo desiderio di potere: ripudiata dal regno per l’uso improprio della magia, Alexandra è disposta a tutto pur di raggiungere il proprio obiettivo.
Come già accennato, il film catapulta lo spettatore dall’ambiente urbano di Portland, città in cui tra l’altro ha sede lo studio, all’interno di un’epopea fantasy cupa, tanto da aver ottenuto la classificazione PG-13 negli Stati Uniti.
La pellicola ricorda, con le dovute distanze, grandi saghe come Il Signore Degli Anelli e Le Cronache di Narnia. Da questi capisaldi sono visibili chiari spunti e analogie — l’epica, la complessità del mondo narrativo, gli animali parlanti e la presenza di molteplici fazioni — ma la trama non riesce a svettare per originalità.
Allo stesso modo, alcuni personaggi non vengono del tutto approfonditi e rimangono per la maggior parte superficiali, nonostante vengano trattati temi importanti come il lutto e l’accettazione della perdita da parte della villain e la crescita personale di Prue e Curtis, il compagno di classe che la protagonista imparerà ad apprezzare col tempo. Lo stesso vale per la riflessione su cosa si sia disposti a fare pur di proteggere la propria famiglia e avere un figlio: un tema che coinvolge sia i genitori di Prue e Alexandra stessa, ma che nell’economia della storia finisce per relegare i primi a un ruolo puramente passivo.
Un limite probabilmente dovuto al fatto che l’opera originale conta più di 500 pagine: per adattare tutto in un singolo film si è scelto di ridimensionare la lore del mondo, sacrificando di conseguenza anche la caratterizzazione di alcuni comprimari, come Brendan, il Gufo Rex e il Governatore Svik. Personaggi fondamentali che hanno avuto soltanto un accenno di approfondimento, senza entrare nel dettaglio delle loro motivazioni e di come decidano da che parti schierarsi.
Dal punto di vista della sceneggiatura, quindi, Wildwood non riesce a raggiungere gli stessi risultati ottenuti sul piano dello spettacolo visivo. I toni più cupi e alcune sequenze particolarmente intense rappresentano comunque un valore aggiunto, contribuendo a distinguere il film da molte altre produzioni d’animazione.
Resta comunque un prodotto impossibile da non consigliare. LAIKA è riuscita a portare al cinema la sua opera più complessa e completa, un film che, pur con qualche limite narrativo, conferma ancora una volta quanto lo studio riesca a distinguersi nel panorama dell’animazione contemporanea.







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