
Tra dinamiche riciclate e storyline rimandate, Simone e Jo restano il punto più convincente dell'episodio.
Dopo appena tre episodi e Grey’s Anatomy sembra già essere ripiombata nel suo eterno loop, fatto di dinamiche riciclate, storyline che faticano a trovare una direzione e sviluppi narrativi continuamente rimandati.
Dopo una season premiere che aveva acceso almeno un minimo di curiosità con l’introduzione del nuovo primario di chirurgia Seth Norton e della controversa ala VIP, il medical drama ABC sembra aver esaurito rapidamente le proprie cartucce, tornando a procedere stancamente attraverso situazioni che si conoscono fin troppo bene. Non mancano gli spunti interessanti, ma il problema rimane sempre la capacità di trasformarli in qualcosa di concreto, evitando che si perdano in un susseguirsi di episodi interlocutori.
SIMONE E JO: IL CUORE EMOTIVO DELL’EPISODIO
Tra le storyline che meritano maggiore attenzione c’è sicuramente quella di Simone Griffith, che finalmente trova spazio narrativo al di fuori di triangoli amorosi e complicazioni sentimentali. La sua gravidanza, o meglio, la scoperta che la situazione sia molto più complessa del previsto, permette di intrecciare il suo percorso con quello di Jo, entrambe alle prese con traumi che continuano a condizionare la loro vita professionale.
Per Simone si tratta di una ferita ormai conosciuta, legata alla perdita della madre proprio all’interno del Grey Sloan Memorial. La crisi di panico che la colpisce in sala operatoria è quindi ben costruita e riesce a dare un senso preciso alla sua reazione, senza ridurla a un semplice espediente drammatico. Altrettanto efficace è la risposta di Jo, che si ritrova a mettere da parte, almeno temporaneamente, le proprie paure per aiutare non solo qualcuno che conosce, ma comprende.
L’episodio riesce così a collegare due percorsi personali senza forzature, offrendo finalmente a entrambe qualcosa di più sostanzioso da affrontare. Soprattutto per Jo, il cui futuro professionale si apre a nuove incertezze. Che possa davvero abbandonare la medicina dopo tutti i sacrifici affrontati nel corso della sua vita appare difficilmente credibile, sia per il personaggio sia per l’economia narrativa della serie. Il percorso di dubbi e ripensamenti, tuttavia, è decisamente più interessante della frustrazione che ultimamente sembra accompagnarla in ogni occasione.
SETH NORTON E RICHARD WEBBER: UN EQUILIBRIO DA TROVARE
Continua invece a convincere poco Richard Webber, il cui atteggiamento nei confronti di Kwan appare sempre più difficile da conciliare con la figura che si è imparato a conoscere in oltre vent’anni di serie. Webber è un medico che ha visto praticamente di tutto al Grey Sloan e che, innumerevoli volte, ha protetto i propri colleghi anche quando le loro decisioni avrebbero richiesto conseguenze ben più serie. Ritrovarlo adesso così rigido e intransigente nei confronti di Kwan finisce per renderlo quasi pedante, come se il personaggio avesse perso quella complessità che lo ha sempre contraddistinto.
Al contrario, Seth Norton continua a rappresentare un elemento potenzialmente interessante. Il nuovo primario è chiaramente destinato a creare attriti, come già dimostrato dalle divergenze con Meredith, ma la sua presenza introduce un dinamismo diverso all’interno dell’ospedale. Sarebbe però opportuno andare oltre il semplice ruolo di figura di disturbo, approfondendone motivazioni e personalità. Per ora, il rischio è che rimanga soltanto un espediente per alimentare gli scontri con gli altri medici, senza acquisire una vera identità narrativa.
LE SOLITE DINAMICHE E UNA STAGIONE CHE RINVIA TROPPO
Sul fronte sentimentale, Jules e Winston affrontano le prime conseguenze della loro relazione, soprattutto sul piano professionale. Una situazione ampiamente prevedibile, considerando il rapporto tra i due e il nuovo incarico di Winston come direttore del programma di specializzazione. Il problema non è tanto la crisi in sé, quanto il modo in cui viene sviluppata.
Grey’s Anatomy ha già raccontato infinite volte le complicazioni sentimentali tra strutturati e specializzandi, quindi servirebbe qualcosa in più della consueta sequenza di incomprensioni e distanze destinata a trascinarsi per settimane senza arrivare a nulla.
Anche la Bailey continua a essere utilizzata attraverso schemi ormai fin troppo familiari. La narrazione, infatti, la riporta a quei comportamenti autoritari e al bisogno di controllare tutto già visti innumerevoli volte, mentre il personaggio meriterebbe ormai un’evoluzione decisamente più sfumata.
Discorso simile per Link, la cui storyline legata all’abuso di farmaci viene preparata sin dal finale della scorsa stagione. È ormai evidente dove si voglia andare a parare e quanto la situazione sia destinata a ripercuotersi sul matrimonio con Jo e sulla vita familiare. Il materiale per costruire un percorso intenso non manca, ma procedere a piccoli passi, ripetendo solo segnali che lo spettatore ha già ampiamente colto, finisce solo per indebolire l’impatto della storia.
Il terzo episodio della ventitreesima stagione conferma quindi una difficoltà che accompagna Grey’s Anatomy da tempo: trovare idee non basta, se poi manca la volontà di svilupparle con decisione.
THUMBS UP 👍
- Simone e Jo al centro di una storyline emotivamente efficace
- Il potenziale narrativo di Seth Norton
THUMBS DOWN 👎
- Dinamiche sentimentali e comportamenti già visti
- Storyline prevedibili e sviluppi continuamente rimandati








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