
Il terzo capitolo della saga punta ancora di più su commedia, avventura e romanticismo senza rinunciare al mistero.
Sinossi
Terzo capitolo della trilogia contemporanea dedicata alla detective Enola Holmes, sorella minore del più noto Sherlock. Fra matrimoni, complotti, attentati e piccoli segreti, si va sempre di più verso la commedia romantica che sul poliziesco vero e proprio.
Torna su Netflix l’eroina nata dalla penna della scrittrice americana Nancy Springer, ancora una volta interpretata da Millie Bobby Brown, reduce dal successo (si fa per dire) del finale di Stranger Things.
Enola Holmes si conferma un personaggio perfetto per il pubblico più giovane, a cui probabilmente si rivolge il franchise. Anche in questo terzo capitolo si conferma il mix di giallo classico, avventura in stile Indiana Jones, commedia e una certa attenzione a tematiche sociali pensate apposta per un certo tipo di pubblico. Si tratta del classico prodotto estivo, e non a caso esce proprio in questa stagione, che vuole intrattenere in maniera semplice e senza troppi fronzoli, come ogni buon guilty pleasure. Anche questo terzo capitolo si conferma quindi un buon prodotto in tal senso.
MATRIMONI, DELITTI E ALTRI DISASTRI
Ed è soprattutto il lato più comedy del franchise a essere esplorato in questo terzo capitolo. D’altronde, come ogni buona saga che si rispetti, il terzo capitolo ha bisogno di poche presentazioni ma di molti plot twist interessanti, dal momento che lo spettatore già conosce i personaggi principali e l’ambientazione. Piuttosto si aspetta che tutto sia ancora più esagerato rispetto ai precedenti capitoli, alzando sempre di più l’asticella della serie, a costo di farne una sorta di parodia di sé stessa.
Ed è esattamente quello che succede qui, dove la novità principale è l’imminente matrimonio, già ampiamente spoilerato dal trailer, fra Enola e Lord Tewkesbury (Louis Partridge). Un evento all’apparenza banale, in realtà abbastanza significativo per la saga, in quanto la protagonista finora era sempre stata vista come emblema del femminismo e della libertà. Un evento come il matrimonio potrebbe quindi apparire come qualcosa di troppo tradizionalista e conservatore.
Ed è proprio questa la scusa con cui si imbastisce un’avventura in cui a prevalere è più la parte comedy che il mystery vero e proprio. D’altra parte si tratta di un prodotto orgogliosamente made in UK, patria delle commedie romantiche unite a un certo british humour.
MISTERO A MALTA
Anche nella struttura stessa della trama si avvertono parecchie novità. Come già detto, cambia l’ambientazione. Non più soltanto i fumi della città di Londra, ma anche l’esotismo dell’isola di Malta che, nel periodo storico in cui è ambientata la vicenda, è ancora un protettorato britannico. Qui si trovano Enola e il fratello Sherlock, interpretato da Henry Cavill, invitati dalla famiglia Tewkesbury che proprio sull’isola vorrebbe festeggiare il matrimonio.
Ovviamente la serenità dura poco. Enola si ritrova coinvolta in un intrigo più grande di lei e dovrà risolvere un nuovo enigma, oltre a ritrovare suo fratello Sherlock e la futura suocera, interpretata da Hattie Morahan, misteriosamente scomparsi.
La nuova ambientazione permette una maggiore esplorazione da parte della protagonista, che si ritrova per la prima volta in un luogo completamente sconosciuto. Questo si traduce in un maggior numero di scene d’azione e combattimenti, dando alla pellicola un ritmo più sostenuto rispetto ai capitoli precedenti.
Il cambio di regia vede Philip Barantini al comando. Si tratta di una scelta azzeccata perché regala movimenti di macchina molto più elaborati rispetto ai precedenti capitoli e una maggiore attenzione al ritmo narrativo. Ne esce un prodotto decisamente più consapevole dei propri mezzi, che non ha paura di osare quando necessario. D’altra parte si tratta del regista di Adolescence, quindi di un autore già abituato a confrontarsi con sfide di questo tipo.
TEMATICHE SOCIALI
Il mix tra avventura, action e mistero funziona e mette in mostra le qualità dell’intero cast, soprattutto della protagonista. Millie Bobby Brown mantiene intatto lo spirito d’osservazione ironico e disincantato di Enola, così come l’uso dei monologhi rivolti direttamente alla macchina da presa. Un espediente narrativo che continua a creare empatia con lo spettatore, anche se in alcuni momenti viene utilizzato forse con un po’ troppa insistenza.
Rimane inoltre una certa attenzione ai temi sociali, ma senza eccessivi discorsi retorici fini a sé stessi. Si parla di colonialismo e sfruttamento delle risorse prendendo spunto proprio dalla storia dell’isola. Tornano anche le consuete tematiche femministe, qui legate soprattutto alla libertà di scelta. Quella della protagonista che, nonostante il matrimonio, decide di mantenere il cognome Holmes senza adottare quello del marito.
Anche in questo caso Jack Thorne sceglie di mantenere quella patina sociale che caratterizza tutta la trilogia di Enola Holmes, inserendola però nella narrazione in maniera coerente e senza risultare artificiosa. Il finale, oltre ad aprire la porta a un possibile quarto capitolo, restituisce una nuova consapevolezza alla coppia di protagonisti, confermando il percorso di crescita affrontato da entrambi.
CONCLUSIONI
Enola Holmes si conferma dunque l’eroina di cui non si sapeva di aver bisogno. E, nonostante qualche ingenuità di fondo ancora presente, la trama di questo terzo capitolo risulta probabilmente la più completa e convincente della trilogia, riuscendo a essere interessante senza dare la sensazione di ripetersi.
Un risultato tutt’altro che scontato per un terzo capitolo, quando è spesso più facile cadere nel cosiddetto “salto dello squalo” che mantenere il livello raggiunto. In attesa di scoprire se Millie Bobby Brown tornerà ancora nei panni della giovane detective, questa pellicola rappresenta un ottimo divertissement estivo. Magari, perché no, da vedere sotto l’ombrellone al posto del solito giallo tascabile.






