
Il finale di La Valle Dell'Eden porta a compimento la storia dei Trask: Mike Faist e Hoon Lee brillano, mentre il significato di Timshel diventa la chiave dell'intera miniserie.
Nelle ultime tre puntate di East Of Eden, la miniserie Netflix distribuita in Italia come La Valle Dell’Eden, protagonista è una nuova generazione. Gli episodi 1×05, 1×06 e 1×07, rispettivamente “Departure”, “The Great Try” e “Timshel”, portano a conclusione la storia della famiglia Trask e il suo rapporto con il destino e il libero arbitrio.
Primi fra tutti ci sono i gemelli Cal e Aron, figli di Adam e Cathy-Kate. Con loro ritorna il tema biblico di Caino e Abele, linea di basso di tutta la narrazione. In particolare, la domanda è: per quale ragione, se esiste, un genitore può prediligere un figlio a scapito dell’altro?
Per continuare, poi, il discorso sull’influenza dell’ambiente sulla formazione dell’individuo, la vicenda si sposta in California, nella valle di Salinas, dove nacque e crebbe John Steinbeck. Come accade spesso con i luoghi dove si è trascorsa l’infanzia, diventa simbolo del paradiso, anche se la realtà, logicamente, è un po’ più complessa di così.
UN GRANDE COMPRIMARIO: CHARLES TRASK
Qui meritano un riepilogo e una riflessione la figura di chi è rimasto a est di questa terra di latte e miele, cioè Charles Trask.
Dunque, è stato costretto dal padre, come si diceva nella recensione dei primi due episodi di East Of Eden, a rinunciare a tutti i suoi sogni e progetti per rimanere a mandare avanti la tenuta di famiglia. Riesce a farla prosperare, fino alla morte causata da problemi polmonari, lasciando una cospicua eredità al fratello. Adam decide di sperperare tutto quel denaro in un’azzardata e velleitaria impresa commerciale.
Dal punto di vista sentimentale, a Charles non va meglio. Quando si dice che la iella si accanisce!
Molto più rosea la sorte del suo interprete: Mike Faist offre una prova d’attore così convincente che il ritorno di Charles come personificazione della coscienza di Cathy-Kate finisce per valorizzare ulteriormente il suo personaggio. I due mancati amanti regalano momenti davvero intensi.
LEE E IL SIGNIFICATO DI TIMSHEL
Lee, il collaboratore sino-americano di Adam, illumina le vicende fornendone una lettura filosofica e quasi mistica.
Lo fa con cognizione di causa, dimostrando di essere una persona di spessore: si è preoccupato di approfondire le diverse sfumature delle traduzioni della Bibbia, arrivando persino a cercare esperti di ebraico per chiarire il significato di un passaggio.
La sua figura, però, è a tutto tondo: ci sono il suo fiuto per gli affari, l’amore incondizionato per i gemelli che ha contribuito a crescere e anche un pizzico di rivalsa sociale, in quanto appartenente a una minoranza discriminata.
Non manca nemmeno quella piccola imperfezione che rende il personaggio più umano e vicino al cuore dello spettatore. Un giorno, infatti, Lee si reca a San Francisco, convinto di trovare un punto di riferimento per i cinesi in America, ma scopre che quel locale ha chiuso i battenti da anni.
Proprio alle ricerche bibliche di questo personaggio si deve un concetto importantissimo, una vera chiave di lettura dell’intera storia: Timshel, che nell’interpretazione di Steinbeck significa “tu puoi”.
Significa che ognuno ha la possibilità di scegliere, al di là delle prescrizioni e delle costrizioni imposte dall’ambiente e dalla società, nonché dell’eventuale predilezione o negligenza dei genitori.
Questo concetto viene presentato così bene sullo schermo da far quasi scendere una benedizione sugli spettatori. La riuscita non dipende solo dalla spiegazione di Lee, ma anche dal finale di tutta la vicenda: un po’ per necessità, un po’ per amore, si arriva a una riconciliazione fra Cal e il padre Adam. Il ragazzo riesce così a liberarsi di ogni ombra e sospetto che lo tormentavano: il timore di avere ereditato dalla madre la propria malvagità.
Cathy-Kate, invece, va incontro al proprio destino. A nulla valgono i momenti di grande intensità emotiva in cui rivede i figli, ormai adulti.
CALIFORNIA DREAMIN’: UN EDEN INTERIORE
C’è una semplice, piccola prova della buona riuscita di questa miniserie. In una puntata precedente, già analizzata nella recensione degli episodi 1×03-1×04, quando Cathy-Kate ordina di far dipingere di nero un edificio, irrompono i Rolling Stones con Paint It Black. L’anacronismo funziona, nonostante i Rolling Stones non siano nemmeno americani.
Questo dimostra la capacità della storia di andare ben oltre una riflessione sul mitico sogno americano e sul suo lato oscuro. Come suggerisce il titolo, c’è la ricerca di un Eden forse prima interiore che fisico.
I comprimari aggiungono grande valore alla già ottima performance della protagonista, che nel finale fa mezzo passo indietro per lasciare loro spazio.
Florence Pugh, intanto, sarà comunque protagonista di una grande sfida cinematografica nel dicembre 2026: interpreterà infatti sia la principessa Irulan in Dune: Part Three, sia Yelena Belova in Avengers: Doomsday.
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LEE E IL SIGNIFICATO DI TIMSHEL






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