VisionQuest 1×01 – No StringsTEMPO DI LETTURA 7 min

Paul Bettany e James Spader nei ruoli di Visione e Ultron in VisionQuest 1x01 No Strings
Recensione Serie TVVisionQuest Stagione 1 Episodio 1 No Strings Disney+

James Spader e Paul Bettany convincono nel ritorno di Visione, ma No Strings deve ricostruire cinque anni di assenza e introduce una trama fin troppo prevedibile.

VisionQuest è una serie che parte da una situazione tutt’altro che semplice. Il primo episodio, “No Strings”, scritto dallo showrunner Terry Matalas e diretto da Christopher J. Byrne, deve infatti riprendere in mano la storia di uno degli Avengers più importanti dell’universo Marvel, rimasto sostanzialmente assente dal MCU televisivo e cinematografico per oltre cinque anni. L’ultima apparizione di Visione risale infatti al 2021, precisamente al finale di WandaVision, quando la sua versione ricostruita da S.W.O.R.D. aveva recuperato i ricordi della propria esistenza, per poi scomparire senza ulteriori spiegazioni.
Nel frattempo, il Marvel Cinematic Universe è andato avanti, passando anche attraverso Agatha All Along, che ha ripreso diverse conseguenze degli eventi di Westview. Visione, però, è rimasto fuori dai giochi. E quando si lascia in sospeso per così tanto tempo un supereroe fondamentale, sia nei fumetti sia nei film degli Avengers, non basta semplicemente riportarlo sullo schermo: bisogna anche giustificare narrativamente la sua assenza.
È questa la principale difficoltà di “No Strings”, un pilot che mostra idee interessanti e un cast (di protagonisti) decisamente all’altezza, ma che non riesce per ora a convincere completamente nella costruzione della propria storia.

CINQUE ANNI DOPO WANDAVISION: UNA TRILOGIA SPEZZATA?


Il ritorno di Visione porta con sé anche un altro interrogativo, questa volta legato alla gestione creativa della serie. Sia WandaVision sia Agatha All Along sono state sviluppate da Jac Schaeffer (ora impegnata nel nuovo Stargate), che aveva costruito un universo narrativo riconoscibile, non soltanto per i personaggi coinvolti, ma soprattutto per il modo in cui questi venivano raccontati.
Due prodotti ovviamente discutibili sotto diversi punti di vista, soprattutto per quanto riguarda la necessità stessa di una serie come Agatha All Along, ma capaci comunque di condividere una precisa identità autoriale.
Con VisionQuest, invece, cambia la guida creativa dato che la serie è affidata a Terry Matalas, già apprezzato per il suo lavoro su Star Trek: Picard, mentre Schaeffer rimane coinvolta come produttrice esecutiva, senza però ricoprire il ruolo di showrunner.
Non è necessariamente un problema perché un cambio di autori non implica automaticamente un peggioramento della qualità. Rimane però il dubbio che una trilogia idealmente costruita sotto la stessa guida creativa avrebbe potuto garantire maggiore continuità, soprattutto considerando quanto sia complicato riprendere personaggi e storyline a distanza di anni.
Sarà naturalmente necessario aspettare la conclusione degli otto episodi per capire se Matalas avrà saputo dare a questa storia una direzione autonoma, senza perdere quanto costruito in precedenza. Per ora, la sensazione è che il nuovo show debba dedicare una parte considerevole delle proprie energie a ricostruire un contesto narrativo che il pubblico potrebbe aver già dimenticato.

NELLA MENTE DI VISIONE: J.A.R.V.I.S., F.R.I.D.A.Y. E SOPRATTUTTO ULTRON


La scelta più interessante della serie è senza dubbio quella di ambientare gran parte della vicenda all’interno della mente di Visione, trasformandola in una sorta di abitazione popolata dalle diverse intelligenze artificiali che hanno accompagnato la storia tecnologica del MCU.
Ci sono J.A.R.V.I.S. (James D’Arcy), F.R.I.D.A.Y. (Orla Brady), E.D.I.T.H. (Emily Hampshire), D.U.M.-E. (Henry Lewis) e U. (Jonathan Sayer), ciascuna con una propria personalità e una funzione specifica. Una scelta decisamente originale, soprattutto perché permette di rappresentare attraverso figure umane il funzionamento interiore di un androide che cerca disperatamente di comprendere la propria identità.
Ma soprattutto, in questa particolare comunità mentale, si trova Ultron. Ed è proprio qui che VisionQuest trova il suo elemento migliore: il confronto tra Paul Bettany e James Spader.
Il ritorno di quest’ultimo nei panni del villain già apparso in Avengers: Age Of Ultron è una delle decisioni più riuscite del pilot e della serie. Questa volta Spader non si limita a prestare la voce al personaggio ma gli offre anche il proprio volto, interpretandone una rappresentazione umana all’interno della mente di Visione.
Chi ha seguito l’attore in The Blacklist conosce perfettamente il suo straordinario savoir-faire. Spader possiede una presenza scenica capace di rendere affascinante praticamente qualsiasi dialogo. Il modo in cui parla, osserva e si relaziona agli altri personaggi contribuisce a elevare immediatamente ogni sequenza in cui compare.
Paul Bettany, dal canto suo, continua a interpretare Visione con quella particolare combinazione di rigidità artificiale e vulnerabilità emotiva che ha sempre caratterizzato il personaggio. Ma quando i due condividono la scena, l’episodio raggiunge una qualità decisamente superiore rispetto al resto.
E proprio il rapporto tra Visione e Ultron rappresenta una delle intuizioni più interessanti della nuova serie Marvel, come sottolineato anche dai suoi protagonisti. Non soltanto un eroe e il suo antico nemico, ma due esseri artificiali costretti a confrontarsi con la propria natura e con il significato stesso dell’umanità.

PALADIN, TOMMY E UNA TRAMA TROPPO PREVEDIBILE


Il problema principale di “No Strings”, almeno per il momento, è che la trama sembra già mostrare fin troppo chiaramente la direzione che intende prendere.
Nel corso dell’episodio emerge infatti come Ultron abbia deliberatamente contribuito a far individuare Visione, favorendo l’intervento di alcuni mercenari. L’obiettivo immediato è costringere il protagonista a uscire dalla propria condizione di isolamento, ma rimane difficile credere che un personaggio come Ultron non abbia un secondo (se non addirittura un terzo) fine.
La possibilità che voglia liberarsi dalla mente di Visione, impadronirsi del suo corpo oppure tornare a esistere autonomamente come minaccia per il mondo appare quasi inevitabile. Una direzione che, naturalmente, potrebbe essere smentita dai prossimi episodi ma che per ora sembra anche troppo prevedibile, soprattutto considerando come il materiale promozionale abbia già insistito sull’immagine di un Ultron capace di manipolare Visione come un burattino.
A rendere tutto ancora più schematico contribuisce la trama parallela sottotrama dedicata a Thomas Shepherd, interpretato da Ruaridh Mollica, il ragazzo che sembra conservare ricordi legati a Tommy Maximoff, uno dei due figli di Wanda e Visione.
Il personaggio viene introdotto insieme a Lisa Molinari (Lauren Morais), sua complice in alcune piccole truffe e possibile interesse sentimentale. Il problema non è tanto la presenza di una storyline autonoma, quanto il minutaggio che le viene dedicato senza che, almeno in questo primo episodio, emerga una ragione sufficientemente forte per interessarsi alla loro relazione.
Ma è soprattutto il modo in cui Tommy viene coinvolto nella vicenda principale a lasciare perplessi. Paladin, mercenario dei fumetti Marvel qui interpretato da Todd Stashwick, riesce a ricostruire fin troppo rapidamente il collegamento tra Visione e il ragazzo, grazie al supporto informatico dell’hacker interpretata da Diane Morgan (Cunk).
Il fatto che tutto si trasformi in un istantaneo rapimento di Thomas per essere usato come esca per catturare Visione è una soluzione fin troppo sbrigativa. Considerando la complessità della storia familiare dei Maximoff, il rapporto con S.W.O.R.D. e le circostanze che hanno portato all’esistenza dei due gemelli, ci si sarebbe aspettati una costruzione maggiormente articolata.
Invece, nel giro di una sola puntata, l’identità del ragazzo viene collegata a Visione e Paladin dispone già dello strumento perfetto per costringerlo a reagire. È un’accelerazione narrativa che rischia di rendere banale una situazione potenzialmente molto interessante, specialmente in una serie che dovrebbe fondare buona parte della propria identità sul mistero e sull’esplorazione psicologica dei personaggi.
Resta quindi una certa sensazione di superficialità: non tanto per ciò che viene raccontato, quanto per la facilità con cui alcuni passaggi vengono risolti. E non basta inserire riferimenti tecnologici o operazioni informatiche per rendere credibile un intreccio che avrebbe probabilmente beneficiato di maggiore preparazione.
VisionQuest rimane comunque una serie dalle enormi potenzialità, soprattutto grazie all’idea di esplorare la mente del suo protagonista e alla straordinaria presenza di James Spader. Il primo episodio riesce a incuriosire, ma non sorprende abbastanza nella costruzione della trama ed il rischio palese è che una premessa complessa e affascinante finisca per svilupparsi attraverso soluzioni fin troppo convenzionali.

THUMBS UP 👍

  • James Spader straordinario nei panni di Ultron
  • La chimica tra James Spader e Paul Bettany
  • L'originale rappresentazione della mente di Visione attraverso le intelligenze artificiali

THUMBS DOWN 👎

  • Una trama già fin troppo prevedibile
  • Il rapimento di Tommy costruito in maniera sbrigativa
  • La sottotrama di Tommy e Lisa ancora poco coinvolgente

Il giudizio di Recenserie

SAVE THEM ALL

VisionQuest affronta un compito difficile: riportare al centro del MCU un personaggio fondamentale dopo oltre cinque anni di assenza. La rappresentazione della mente di Visione è un'ottima intuizione e James Spader, insieme a Paul Bettany, rappresenta il vero punto di forza del pilot. La trama, però, appare già troppo prevedibile, soprattutto nella gestione di Ultron e nel coinvolgimento di Tommy. Un SAVE di fiducia, in attesa di una narrazione più sorprendente e articolata.

Valutazione finale: KILL THEM ALL
Valutazione finale: BURN THEM ALL
Valutazione finale: SLAP THEM ALL
Valutazione finale: SAVE THEM ALL
Valutazione finale: THANK THEM ALL
Valutazione finale: BLESS THEM ALL

Federico Salata è il fondatore di Recenserie e autore di recensioni, news e approfondimenti dedicati a serie TV e film. Su Recenserie si occupa di critica televisiva e cinematografica, contenuti podcast e coverage di festival ed eventi del settore. Firma articoli editoriali su serialità, cinema, piattaforme streaming e principali uscite dell’intrattenimento.

Voce fondatrice del progetto, segue da vicino l’evoluzione del panorama televisivo e cinematografico con un taglio editoriale che unisce analisi, attualità e riconoscibilità stilistica.

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