| L’investigatore Benoit Blanc (Daniel Craig) fa squadra con un giovane prete zelante (Josh O’Connor) per indagare su un crimine perfettamente impossibile nella chiesa di una piccola città dal passato oscuro. |
Dopo il frastuono fatto con il “rivoluzionario” Star Wars – Episodio VIII, Rian Johson era sulla cresta dell’onda, nel bene e nel male. Fu Netflix ad accaparrarselo, chiudendolo in una piccola gabbia dorata con un contratto di tre film. Il seme che darà la nascita a quella che oggi si può tranquillamente ritenere una più che valida trilogia. La serie di film di Knives Out ha infatti il grande pregio dell’aver rivoluzionato il cinema giallo, riscrivendo le regole del whodunit, segnando di fatto un prima e un dopo in questa tupologia di film.
Non è un caso che la parola rivoluzione sia stata usata due volte: il regista statunitense ha un tratto ben distinguibile, quello che accomuna i grandi, sa entrare nei meccanismi narrativi per infrangere le regole, rompere col passato, svecchiare gli stilemi e i dogmi narrativi per innovare il cinema e il modo di scrivere e fare cinema. Probabilmente con la scadenza del contratto con Netflix si chiuderanno qui le avventure di Benoit Blanc, ma Rian Johnson resta un autore da seguire con interesse.
This was dressed as a miracle. It’s just a murder, and I solve murders.
CULTO DELLA PERSONALITÀ
Il cinema di Rian Johnson è sempre molto intersecato con la politica, con l’attualità. Lo era all’interno della saga di Guerre Stellari, ma in un contesto “realistico” e non fantascientifico questa vena satirica può venir fuori in maniera ancor più netta ed evidente. Tutto il film ruota attorno ad un personaggio: Monsignor Jefferson Wicks, interpretato da un magistrale Josh Brolin, che porta in scena un instant classic per carisma, sceneggiatura ed interpretazione.
Monsignor Wicks rappresenta la parte più estremista e deviata della religione cristiana cattolica negli Stati Uniti d’America, dove la Chiesa perde la sua ragione d’essere per essere uso e consumo di un singolo, di uno showman in tutto e per tutto, che usufruisce del pulpito per coltivare il culto della propria personalità all’interno del proprio gregge, della sua comunità. Un novello Donald Trump che ambisce al potere temporale della Chiesa, una minaccia all’interno del sistema che tocca costantemente i tasti giusti facendo leva sui lati più inconsci della psicologia umana, ritratti con una brillante scrittura e analisi delle tecniche comunicative da Johnson.
RAGIONE E FEDE
La dualità tra fede e ragione è uno dei temi che hanno affascinato e interessato una grandissima fetta di storia della letteratura. Sceglie di calarsi in questa sfida anche Rian Johnson, che utilizza il suo personalissimo giocattolo, fatto di Benoit Blanc e casi impossibili da risolvere. Infatti Wake Up Dead Man viene ambientato quasi esclusivamente all’interno di una Chiesa, andando a renderla in tutto e per tutto, con la sua architettura, un personaggio del film.
Le luci e il loro modo di illuminare l’azione attraverso le vetrate, andando a definire il mood nei vari momenti del film. Il modo in cui l’architettura va a costituire una parte dell’azione, determinando chi può vedere cosa e chi no. La sottrazione: ciò che dovrebbe esserci e invece non c’è, come ad esempio un crocifisso, a simboleggiare l’assenza di Dio, che è rimasto solo una copertura per difendere interessi materiali, avidità e peccato. Una prova magistralmente superata dall’autore che sfrutta il tema in tutto e per tutto, non solo in sceneggiatura, ma anche in montaggio, con scelte stilistiche di regia, confezionando il più ambizioso e bel film della trilogia di Benoit Blanc.
LA SETTIMANA SANTA DI BENOIT BLANC
Particolare la scelta distributiva di Netflix, che decide di rilasciare Wake Up Dead Man, film ambientato praticamente durante la settimana Santa – antecedente la Pasqua – a ridosso del periodo natalizio. Una scelta che probabilmente risiede nel fatto che in questi giorni di solito i servizi di streaming, e le case di distribuzione in generale, puntano a rilasciare i propri pezzi forti, come appunto un film di Knives Out lo è per Netflix. A dirla tutta, vi è stata anche un flebile accenno di distribuzione al cinema, verso fine novembre, ma è forse meglio sorvolare.
Benoit Blanc è un personaggio puramente razionale, il pubblico ha imparato a conoscerlo e ad amarlo come mix di Sherlock Holmes ed Hercule Poirot. La fede è qualcosa di estraneo all’investigatore, e per questo diventa un tema molto interessante in cui calarlo, per vedere come andrà ad interfacciarsi, a relazionarsi con elementi spirituali e mistici. Rian Johnson gioca tra il sacro e il profano continuamente, dissacrando l’immaginario religioso materialistico – personificato in Monsignor Wicks – per andare al nocciolo della spiritualità e del messaggio di Gesù Cristo – che è invece rappresentato dalla sua controparte, padre Jud. Dovesse concludersi qui la serie di film, il pubblico potrebbe ritenersi soddisfatto, con un ottima traiettoria ascendente dal punto di vista qualitativo, che per una trilogia non è affatto scontato.
Wake Up Dead Man è probabilmente il miglior film della trilogia di Knives Out, che invece – si può dire – ha gestito con parecchia confusione la nomenclatura e l’adattamento dei titoli. Se Knives Out si rifaceva ad una canzone dei Radiohead, e Glass Onion a una dei Beatles, stavolta tocca agli U2, con un brano che parla appunto di religione e spiritualità. C’è da dire quindi che la trilogia di Rian Johnson può quindi essere ritenuta un’opera conclusa, un bellissimo viaggio all’interno del genere giallo, in cui probabilmente d’ora in poi esisterà un pre e un post Benoit Blanc.
| TITOLO ORIGINALE: Wake Up Dead Man: A Knives Out Mystery REGIA: Rian Johnson SCENEGGIATURA: Rian Johnson INTERPRETI: Daniel Craig, Josh O’Connor, Glenn Close, Josh Brolin, Mila Kunis, Jeremy Renner, Kerry Washington, Andrew Scott, Thomas Haden Church DISTRIBUZIONE: Netflix DURATA: 144′ ORIGINE: USA, 2025 DATA DI USCITA: 12/12/2025 |
