Marty Supreme Timothée Chalamet Josh Safdie A24

Marty SupremeTEMPO DI LETTURA 4 min

Marty Mauser (Timothée Chalamet) è un venditore di scarpe con un’irrefrenabile ossessione per il ping pong che si muove nella New York degli anni ’50 fra truffe, scommesse, passioni proibite e sogni di gloria. Un’esistenza rocambolesca per un personaggio "larger than life", eccentrico e ambiziosissimo, smodato e leggendario. Frenetico e travolgente, Marty Supreme è un’esplosione visiva e narrativa che oscilla fra adrenalina, ironia e tensione emotiva.
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Marty Mauser (Timothée Chalamet) è un venditore di scarpe con un’irrefrenabile ossessione per il ping pong che si muove nella New York degli anni ’50 fra truffe, scommesse, passioni proibite e sogni di gloria. Un’esistenza rocambolesca per un personaggio “larger than life”, eccentrico e ambiziosissimo, smodato e leggendario. Frenetico e travolgente, Marty Supreme è un’esplosione visiva e narrativa che oscilla fra adrenalina, ironia e tensione emotiva.

Josh Safdie ha praticamente sin da sempre lavorato in coppia con il suo fratello minore: Benny Safdie. Tuttavia dal 2024 la coppia che ha sfornato prodotti pregiati del calibro di Good Time e Diamanti Grezzi si è separata. Una notizia che ha sconvolto il panorama cinematografico che stava seguendo con interesse l’ascesa dei due fratelli-registi newyorkesi. Inevitabilmente, la notizia ha anche stimolato una certa curiosità: con due progetti solisti usciti negli ultimi mesi è infatti inevitabile fare dei paragoni, e pare che Josh abbia vinto il primo round, o almeno così dicono il box office e le nominations agli Oscar.
Sono infatti ben nove le candidature a certificare come il film che ha raggiunto il miglior risultato di sempre al botteghino per A24 sia una delle pellicole dell’anno. Miglior film, attore protagonista, sceneggiatura e anche la neonata categoria del miglior casting a simboleggiare il successo di critica e pubblico per Josh Safdie, che ha sfornato un coming of age che entra sin da subito dentro l’inconscio dello spettatore, nel modo più sottile e subdolo possibile, à la Marty Supreme.

I have a purpose. If you think that it’s some kind of blessing it’s not. It means I have an obligation to see a very specific thing through.

FOREVER YOUNG


Marty Mouser è liberamente, ma nemmeno troppo ispirato alla vera storia di Marty Reisman, prima star del tennistavolo statunitense, personalità stravagante e ambiziosa che ha dato vita ad uno dei personaggi più iconici della storia recente del cinema. Sì, perché non a caso Timothée Chalamet è diventato il secondo attore più giovane della storia (dopo un certo Marlon Brando) a ricevere tre candidature come miglior attore.
Il Marty Mouser è un giovane sognatore ossessionato. Perché per Safdie e Chalamet il sogno ci mette poco a divenire ossessione, e ci mette poco Marty Mouser a trasformarsi da personaggio da cui prendere ispirazione a un uomo losco, viscido e squallido, disposto a tutto per raggiungere il proprio sogno. Il brano degli Alphaville che apre la pellicola con una sequenza entrata di diritto nella storia del cinema vuole rappresentare proprio l’incoscienza giovanile, di una persona che non ha un piano B, perché il piano B non potrebbe mai essere concepito.

EVERYBODY’S GOT TO LEARN SOMETIME


A dirla tutta Marty non vuole divenire Presidente degli Stati Uniti, né tanto meno una star del cinema. Il protagonista vuole “semplicemente” diventare il primo campione del mondo di ping-pong degli Stati Uniti d’America. Insomma, un sogno molto particolare per un personaggio stravagante, a partire dall’egregio lavoro di trucco per trasformare il volto di Chalamet in quello mezzo sfregiato di un newyorkese non proprio altolocato degli anni ’50.
Ci sarebbe da parlare anche della fotografia, appositamente in pellicola da 35 mm, per restituire quello stile rétro, unito alla scenografia classica ma sopraffina del leggendario Jack Fisk. Tutto ciò viene però stravolto dalla geniale contrapposizione ad una colonna sonora elettronica di Daniel Lopatin, e una selezione di canzoni anni ’80 scelte appositamente. Delle scelte forti di regia che però stranamente funzionano e smarcano Marty Supreme dalla patina di film anni ’50 per farlo divenire un racconto unico nel suo genere.

EVERYBODY WANTS TO RULE THE WORLD


Le peripezie di Marty Mouser lo portano a cacciarsi, come accade anche per i protagonisti di Diamanti Grezzi e Good Time, in una tana del Bianconiglio senza via d’uscita. Per raggiungere un obiettivo il protagonista si caccia in un domino di situazioni pericolose, spingendosi sempre più oltre nello squallore umano per cercare di studiare l’umanità a cosa è disposta per raggiungere uno scopo. Truffare, fingere, rubare, sfruttare e usare le persone per i propri scopi facendo promesse e spingendo il limite dell’assurdo, e della propria dignità etica e morale sempre un gradino più in là verso l’ignobile.
È questo il senso dell’intero terzo atto, che è un epilogo ottimo per una storia di formazione come quella di Marty Supreme. Forse, una volta raggiunto, quell’obiettivo si scoprirà deludente, perché tutti vogliono sempre qualcosa di più, come suggeriscono i Tears For Tears nel finale, ma alla fine ciò che conta è l’essenziale, sempre sottovalutato finché non ce lo si ritrova davanti agli occhi.


Josh Safdie ha sfornato uno dei film dell’anno, insieme a titoli come I Peccatori Sinners e Una Battaglia Dopo L’Altra. Lo certifica anche l’Academy, e non si può che prendere atto di aver visto un coming of age moderno, innovativo, che prende temi cari al regista, li mescola con il suo solito modo ansiogeno e senza soste di raccontare la storia per trarne fuori la storia di Marty Mouser, Marty Supreme.

 

TITOLO ORIGINALE: Marty Supreme
REGIA: Josh Safdie
SCENEGGIATURA: Ronald Bronstein, Josh Safdie
INTERPRETI: Timothée Chalamet, Gwyneth Paltrow, Odessa A’zion, Kevin O’Leary, Abel Ferrara
DISTRIBUZIONE: I Wonder Pictures
DURATA: 150′
ORIGINE: USA, 2025
DATA DI USCITA: 22/01/2026

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Salvatore Cesarano

Giovane musicista e cineasta famoso tra le pareti di casa sua. Si sta addestrando nell'uso della Forza, ma in realtà gli basterebbe spostare un vaso come Massimo Troisi. Se volete farlo contento regalategli dei Lego, se volete farlo arrabbiare toccategli Sergio Leone. Inizia a recensire per dare sfogo alla sua valvola di critico, anche se nessuno glielo aveva chiesto.

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