Outlander parte per la sua ultima stagione con un episodio decisamente leggero e brillante, almeno rispetto alla sua media.
A ricordare allo spettatore che si è nel mondo di Diana Gabaldon, dove tutto viaggia a ritmo di sangue, torture e sofferenza, ci sono solo la sequenza iniziale e quella finale.
Nel cold opening Claire e Jamie si coordinano per eliminare l’assassino della mamma di Fanny. Quella sospettata di essere la loro figlia perduta, Faith. Il pubblico è dalla loro parte, dato il disgustoso racconto del losco individuo.
Il clima, per fortuna, migliora subito con la sigla. Questa nuova versione, dopo la prematura dipartita di Sinead O’Connor, è eseguita magnificamente da Annie Lennox.
La narrazione può poi dedicarsi a riprendere i personaggi da dove erano rimasti, per piazzare le pedine sul rettilineo finale.
DOVE ERAVAMO RIMASTI…
Lord John e William sono alle prese con la morte del cugino Ben. A parte il dolore per la perdita del congiunto, il defunto ha lasciato una giovane vedova e un bimbo appena nato.
Forse la ragazza, Amaranthus, aiuterà William a riprendersi dalla scoperta di essere figlio di Jamie. Le premesse ci sono tutte, a partire dal primo incontro non proprio idilliaco.
Notare, in questa sotto trama, anche il discorsetto di Lord John sull’impossibilità di rinunciare ad un titolo nobiliare, concesso graziosamente dal re.
Jamie e Claire, intanto, tornano a Fraser’s Ridge. Qui c’è una scena che scalda il cuore, degna del classicissimo film La Vita È Meravigliosa. Gli abitanti del villaggio hanno ricostruito la loro casa padronale, andata distrutta nell’incendio. A questo mondo, sembrerebbe, ci sono tante brutte persone, ma anche qualche anima gentile. Almeno per un momento di quiete prima della tempesta.
TANTO GIOIOSO NIPOTAME
In questo episodio colpisce in particolare la nutrita presenza di bambini.
D’altronde, i decenni sono passati, Mr. McKenzie Fraser e Ms. Beauchamp Randall Vattelapesca quanti cognomi ha sono ormai nonni.
C’è dunque la piccola Fanny, appena ritrovata. Ci sono poi tutti i figli di Fergus e Marsalis, forse non nipoti biologici, ma certo adottati col cuore. Un vero piacere rivedere César Domboy, col suo accento francese più spiccato che mai, e anche Lauren Lyle.
Arrivano, infine, direttamente dagli anni ’80 del Novecento, Roger e Brianna, con i loro due bambini. A questo proposito, la mania dei due per gli anacronismi sta diventando assolutamente insopportabile.
Davanti a ciò, persino l’appunto per non aver insegnato alla figlia come non si canti in faccia a chi ti sta parlando può aspettare. In fondo, se quella è davvero una megera, ci stava.
NON VI PORTO BUONE NOTIZIE
Brianna, geniaccio, porta direttamente dal futuro alcuni libri, tra cui un saggio storico di papà Frank Randall. Tratta del contributo degli scozzesi alla Rivoluzione Americana. Si parla di data, luogo e circostanze della morte di Jamie. Sarà entro un anno dal momento in cui il libro è giunto fra le mani dell’interessato.
Ora, si capisce la necessità di mandare avanti la trama, ma quando è troppo è troppo. Questo non è uno dei tocchi di magia di cui la serie è sempre stata punteggiata fin dall’inizio. Semplicemente è irritante.
Più magica è l’introduzione dell’alveare. Nell’episodio viene spiegato come si debba “raccontare alle api” ogni evento importante della famiglia. Non per niente, il nono libro della saga Outlander s’intitola Go Tell The Bees That I’m Gone – Quando Accadrà, Dillo Alle Api.
| THUMBS UP 👍 | THUMBS DOWN 👎 |
|
|
Diana Gabaldon sta ancora scrivendo il decimo e ultimo libro della saga. Non si sa ancora come finirà. Di certo sono state lanciate funeste profezie. Persino Young Ian, felicissimo, con la nuova moglie incinta, si vede nella sigla andarsene di schiena. Non promette bene. Questo episodio, comunque, resta ricco di umanità e di amore. Se il voto è Save e non Thank, la colpa è tutta di Brianna (e di Roger che non l’ha fermata).

