
Due opere molto diverse chiudono la Settimana della Critica a Venezia 83: la delicatezza di Un Breve Incontro e l'energia musicale di Rider.
Un Breve Incontro di Liryc Dela Cruz e Rider di Roan Johnson e Davide Pavanello, in arte Dade, sono due opere molto diverse, ma strettamente legate dalla programmazione della 41ª Settimana Internazionale della Critica di Venezia.
Il primo è un cortometraggio di 20 minuti selezionato come evento speciale di chiusura della sezione SIC@SIC – Short Italian Cinema, mentre il secondo è un lungometraggio di 87 minuti scelto come film di chiusura della SIC, fuori concorso. Il programma ufficiale prevedeva infatti la loro proiezione consecutiva, trasformandoli in una sorta di doppio appuntamento conclusivo della sezione.
Un evento reso tale anche dalla presenza in Sala Perla dei registi e del cast dei due film.
Un Breve Incontro ha rappresentato così la chiusura del percorso dedicato ai cortometraggi italiani emergenti, mentre Rider ha concluso la selezione principale della Settimana della Critica. Due formati differenti e due linguaggi ancora più lontani, accomunati però dalla volontà di raccontare personaggi alle prese con una realtà difficile da gestire e con la necessità di trovare, in modi diversi, una forma di umanità.
UN BREVE INCONTRO
Regia: Liryc Dela Cruz
Cast: Kathleen Magpantay, Jenny Llanto Caringal, Benjamin Vasquez Barcellano Jr.
Durata: 20 minuti
Sezione: SIC@SIC – Cortometraggio speciale di chiusura
In breve: Un Breve Incontro di Liryc Dela Cruz parte da una situazione tutt’altro che leggera. Kath è una giovane italo-filippina che vive a Genova e lavora come moderatrice di contenuti online, esposta quotidianamente a immagini violente e scioccanti. Il suicidio di un collega fa crollare il suo equilibrio, fino a quando l’incontro casuale con la connazionale Jenny trasforma un’ora di pausa in un momento di autentica condivisione.
Il regista, presente in Sala Perla a Venezia prima della proiezione, ha parlato del rapporto tra capitalismo e violenza e della necessità di contrapporre a questo meccanismo qualcosa di apparentemente semplice come la tenerezza.
Ed è proprio questa la parola che descrive meglio il cortometraggio. Tutto in Un Breve Incontro procede con delicatezza, dai gesti ai dialoghi, fino alle atmosfere e a una regia che non ha fretta di arrivare al punto. Le due protagoniste parlano, si raccontano e condividono una parte delle proprie vite con una calma quasi fuori dal mondo, creando uno spazio sospeso rispetto alla violenza che circonda Kath nel suo lavoro.
Il racconto è lento e riflessivo, ma in questo caso la scelta appare coerente con ciò che vuole comunicare. Il messaggio emerge con chiarezza in 20 minuti di visione, durante i quali Dela Cruz, più che cercare una risposta definitiva, costruisce un piccolo spazio di ascolto e condivisione.
RIDER
Regia: Roan Johnson e Davide Pavanello (Dade)
Cast: Lorenzo Aloi, Kaze, Mattia Mor, Kyshan Wilson, Margherita Vicario, Claudio Santamaria
Durata: 87 minuti
Sezione: SIC – Lungometraggio speciale di chiusura
Distribuzione: I Wonder Pictures, dall’8 ottobre 2026
In breve: Rider parte invece da un’energia completamente diversa. Il film di Roan Johnson e Davide Pavanello, presentato come evento speciale di chiusura della SIC, ha ottenuto il premio come Miglior Film Italiano al Sorriso Diverso Venezia Award 2026, riconoscimento collaterale ufficiale della Biennale.
Il lungometraggio racconta la notte di Capodanno di Sami, giovane rider che consegna un grande ordine di sushi in una villa di lusso a Milano. Qui incontra Nia e tra i due nasce immediatamente una forte sintonia, ma una decisione presa quella stessa notte mette in moto una concatenazione di eventi destinata ad avere conseguenze sempre più pesanti.
Prima della proiezione, i due registi hanno raccontato la volontà di spingere il cinema verso un rapporto ancora più stretto con la musica. Il risultato è un ibrido che non diventa mai un musical tradizionale: le canzoni, e soprattutto il rap, sono parte integrante della narrazione, accompagnano i personaggi e contribuiscono a definire il ritmo del racconto. La contaminazione funziona perché la musica non appare semplicemente inserita nel film, ma diventa uno degli strumenti attraverso cui la storia prende forma.
La partenza sembra suggerire una possibile denuncia sulle condizioni dei rider e sul mondo del lavoro, ma Rider sceglie presto una strada più personale. Il centro della storia diventa Sami e il modo in cui una serie di circostanze si intreccia alle sue decisioni. Le situazioni possono certamente spingere una persona verso una determinata direzione, ma il film insiste anche sul peso delle scelte individuali e sulle conseguenze che ne derivano.
È un percorso che coinvolge, perché lo spettatore finisce per tifare per Sami, seguendolo mentre una situazione apparentemente gestibile precipita progressivamente in qualcosa di molto più grande di lui.
Il finale lascia amarezza per il modo in cui tutto si schianta sul protagonista, ma anche la sensazione che il messaggio sia arrivato a destinazione. Rider non annoia e riesce a mantenere alta l’attenzione grazie alla combinazione tra recitazione, musica e una storia che continua a spingere il protagonista verso conseguenze sempre più difficili da evitare.
IN DEFINITIVA
Pur partendo da premesse e linguaggi molto diversi, Un Breve Incontro e Rider condividono la capacità di mettere al centro persone alle prese con una realtà più grande di loro.
Il primo lo fa attraverso la delicatezza, l’ascolto e la ricerca di un momento di umanità, il secondo attraverso la musica, l’energia e una storia che porta il protagonista verso conseguenze sempre più difficili da controllare.
Due percorsi differenti, quindi, ma accomunati dalla volontà di raccontare fragilità, scelte e bisogno di connessione. È anche questa diversità a rendere interessante il doppio appuntamento conclusivo della SIC, con due opere che cercano strade opposte per arrivare allo spettatore, trovando entrambe qualcosa da lasciare dopo i titoli di coda.



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