Black Mirror 3×01 – NosediveTEMPO DI LETTURA 4 min

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“Correvo così, sempre appagato e mai sazio, senza sapere dove fermarmi, fino al giorno, o meglio la sera, in cui la musica cessò, e le luci si spensero.”

Sono trascorsi ormai due anni dallo speciale di Natale che sembrava sancire il ritorno sui teleschermi di tutto il mondo di Black Mirror. E invece la serie di Charlie Brooker si è fatta attendere e attendere ancora, fino a quando Netflix, con un gesto magnanimo e santo, ha deciso di estrarla dal limbo delle serie momentaneamente sospese, riportandola nella patria dei vivi. Dodici sono stati gli episodi commissionati e sei sono già stati rilasciati sulla piattaforma streaming, mentre occorrerà attendere il 2017 per poter ammirare gli altri.
“Nosedive”, traducibile con i termini ‘picchiata’ – ‘caduta libera’ ci ricatapulta nel mondo angosciante ed oscuro di Black Mirror; lo fa in modo particolare e con una sorta di mossa Kansas City, costruita per distogliere lo sguardo dello spettatore da ciò che sottilmente nasconde dietro il velo dell’apparenza che verrà, mano a mano, tolto durante l’episodio. Musica, colori, recitazione e costruzione dei personaggi sembrano essere lontani anni luce dal buio e dalla paranoia che episodi come “White Bear” e “The National Anthem”, per esempio, potevano presentare fin dalla prima scena. Lacie (Bryce Dallas Howard), la protagonista della storia, è calata in un mondo rosa confetto, senza sbavature, senza tristezza, privo di qualsiasi sentimento nero a cui la serie ci ha abituato.


“La verità come la luce acceca. La menzogna, invece, è un bel crepuscolo.”

Ma, come detto, è una semplice mossa Kansas City e tale velo non regge l’ipocrisia e la falsità che cerca di nascondere: il mondo di Lacie è dominato dalla spasmodica ricerca di attenzioni che ogni singola persona cerca di ottenere tramite brevi video o immagini postate su questo social globalmente attivo e universalmente presente in ogni singolo cellulare, quasi fosse in simbiosi con le basilari interazioni sociali di ogni individuo (Instagram, Snapchat, Vine potrebbero essere gli esempi più vicini per poter comprendere ciò a cui si riferisce la sceneggiatura). Questo attention whoring è vincolato, però, a delle precise votazioni, qualsiasi azione -anche la più semplice- ottiene un voto da 1 a 5 stelle. I sociologi oggigiorno controbattono riguardo gli elementi che potrebbero influire sulla formazione di classi sociali: etnia, razza, occupazione, reddito, status, partito, ecc. sono tutti elementi che in una determinata quota potrebbero influire; Black Mirror ricostruisce la società e la semplifica brutalmente: accantonati tutti questi elementi, gli unici elementi a suddividere la popolazione sono queste stelle e l’immagine sociale che ad esse viene affiancato.
Per esempio una votazione totale (perché le singole votazioni poi concorrono ad una votazione totale che inserisce la persona nella società in un determinato modo) intorno a 1.5 incasella il soggetto come “psicopatico antisociale”; sotto i 2.5 si è privati di gran parte dei benefici (lavoro ecc.) ne comporta l’isolamento della persona stessa; le votazioni fino a 4.0 garantiscono determinati privilegi rispetto alle classi sottostanti, ma è da 4.5 fino a 5.0 che i soggetti vengono riconosciuti come Prime Influencer e quindi degni in automatico di rispetto e attenzioni.

“Perhaps when we find ourselves wanting everything, it is because we are dangerously near to wanting nothing.”

Charlie Brooker ridisegna le classi sociali, unitamente ad uno schema di caste in stile induista, alla tecnologia social delle votazioni online: non è una semplice foto a ricevere una valutazione, ma è la vita della persona, se non anche la persona stessa in quanto tale. La società è in casta in quanto amicizie, matrimoni e rapporti vengono vissuti in considerazione della votazione totale che una persona ha: da esempio è la riscoperta amicizia tra Lacie e Naomi, quando tra le due pare non ci sia mai stato un buon rapporto, solo per l’alta votazione della seconda (4.8); altro esempio è la discussione tra Lacie ed il fratello, il quale rimane inascoltato e messo in disparte dalla sorella per il semplice fatto della bassa votazione che egli rappresenta.

“I desire the things which will destroy me in the end.”

“Nosedive”, caduta libera, rappresenta la scalata al contrario che il personaggio di Lacie intraprende durante l’episodio: ella anela al rispetto ed al grado di prime influencer, ma tale disperata ricerca comporterà solamente il suo degrado sociale ed il suo personale declassamento fino alla totale alienazione sociale e mentale (rappresentato dalla scena conclusiva del matrimonio).
Ma, parallelamente a tale significato più diretto, nosedive rappresenta il rischio della società odierna, l’effetto collaterale che social del calibro di Instagram, Snapchat e Vine potrebbero avere nella nostra vita: la dipendenza sociale dal bell’apparire e dalla ricerca dell’approvazione comporta alienazione ed annullamento individuale, solamente per incasellarsi in una determinata visione del mondo che viene ritenuta socialmente accettabile e ben vista dagli altri. Tale caduta libera dei valori morali e sociali va evitata: Black Mirror ce ne spiega il motivo, mostrandoci uno scorcio di un futuro forse non troppo impossibile.

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Musicalità
  • Recitazione
  • Costruzione trama
  • Riprese
  • Nuove classi sociali di Charlie Brooker
  • Come sempre: deriva tecnologica angosciante
  • Sono solo sei episodi per ora, facciamoceli bastare

Il nichilismo. Non serve a niente metterlo alla porta, perché ovunque, già da tempo e in modo invisibile, esso si aggira per la casa. Ciò che occorre è accorgersi di quest’ospite e guardarlo bene in faccia.
Ebbene, accogliete il nichilismo trasposto da Brooker e Black Mirror. Fatelo vostro compagno e lasciatevi trasportare, di nuovo, in un mondo di pura angoscia e deriva sociale.

White Christmas (Special) ND milioni – ND rating
Nosedive 3×01 ND milioni – ND rating
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Conosciuto ai più come Aldo Raine detto L'Apache è vincitore del premio Oscar Luigi Scalfaro e più volte candidato al Golden Goal. Di età imprecisata ma di stupidità conclamata, affetto dalla Sindrome di Cotard, osservatore ossessivo di serie tv, film e lettore appassionato di libri e manga. Avrebbe potuto cambiare il Mondo. Avrebbe potuto risollevare le sorti dell'umana stirpe. Avrebbe potuto risanare il debito pubblico. Ha preferito unirsi al team di Recenserie per dar libero sfogo alle sue frustrazioni. L'unico uomo con la licenza polemica.

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