Bad Blood 1×01 – Scar TissueTEMPO DI LETTURA 4 min

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“Se vogliamo combattere efficacemente la mafia, non dobbiamo trasformarla in un mostro né pensare che sia una piovra o un cancro. Dobbiamo riconoscere che ci rassomiglia.” [Giovanni Falcone]

Quando si pensa alla mafia di origine italiana sul suolo americano, si pensa subito a Cosa Nostra statunitense, alle Cinque Famiglie di New York, alle famiglie dell’East Coast o alla Chicago Outfit di Al Capone; ma anche il Canada si rivelò terreno fertile per la nascita di simili organizzazioni criminali e una in particolare, la famiglia Rizzuto, tra gli ultimi anni del XX secolo e i primi del XXI, assunse un tale potere da essere ribattezzata “la Sesta Famiglia” dai giornalisti Lee Lamothe e Adrian Humphreys (mentre paradossalmente FBI e DEA la classificavano come semplice “branca” canadese dei Bonanno di New York). Bad Blood, la miniserie trasmessa dal canale canadese City e tratta dal libro Business or Blood: Mafia Boss Vito Rizzuto’s Last War di Antonio Nicaso e Peter Edwards, racconta proprio la storia del tramonto dei Rizzuto e gli ultimi anni del suo potente boss, Vito Rizzuto.
La storia si apre nel 1996, con una citazione del giudice Giovanni Falcone e la travolgente It’s a Long Way to the Top (If You Wanna Rock ‘n’ Roll) degli AC/DC di sottofondo. Con un approccio documentaristico, che non può non ricordare Narcos (e non è detto che la cosa non sia voluta), la situazione della metropoli quebechiana è introdotta attraverso foto e riprese di quegli anni, accompagnate dalla voce fuori campo di Declan Gardiner, che a differenza di quanto succede nella serie Netflix non è un poliziotto che dà la caccia a Rizzuto ma addirittura il suo braccio destro: Montréal è uno dei principali luoghi di importazione di cocaina ed eroina, ma è anche insanguinata da decenni di lotte tra i Bikers, gli Irlandesi, gli Haitiani e la mafia. Tutto ciò cambia con l’avvento di Vito Rizzuto, presentato fin da subito come un mafioso della vecchia scuola che sa anche guardare al futuro, un uomo che riesce ad unire le diverse organizzazioni criminali in una solida alleanza sotto il suo controllo, in cui ognuno ha una fetta di potere e di ricchezza senza sconfinare nel territorio altrui.
La narrazione fa un salto di dieci anni. Vito Rizzuto, intento a farsi la barba sulle note di Paese di Nicola Di Bari con una bella amante svestita nel letto, è più potente che mai: controlla la classe politica, la polizia e l’industria edilizia di Montréal, il traffico di droga, le estorsioni, la prostituzione e il gioco d’azzardo; i suoi affari vanno talmente bene che, come fa notare Declan, “it’s basically on autopilot”, mentre l’efficienza dei suoi uomini riesce a stroncare sul nascere un tentativo di assassinio. Nello stesso tempo, però, Vito non vuole rimanere un mafioso per sempre né coinvolgere suo figlio Nico nelle proprie losche attività, per cui inizia a lavorare per ritirarsi poco per volta dagli affari illeciti convertendoli in attività pienamente legali, nonostante le perplessità di Declan. Il destino, purtroppo, ha in serbo per lui una brutta sorpresa: l’accusa di omicidio di tre caporegime dei Bonanno, vecchia di venticinque anni, porta dapprima al suo arresto e poi alla sua estradizione negli USA, creando un vuoto di potere che preoccupa le altre organizzazioni di Montréal e di cui cerca di approfittare Nico diventando il nuovo boss. Chi conosce la storia dei Rizzuto sa già come andrà a finire; chi ne è all’oscuro può comunque presagire che l’ascesa di Nico si rivelerà problematica, considerando che il ragazzo è sempre stato tenuto fuori dagli affari mafiosi e non ha l’esperienza necessaria per gestire un potere così grande.
“Scar Tissue” è un episodio sostanzialmente introduttivo, di avvio della narrazione vera e propria, che non risparmia qualche sequenza truculenta (la tortura a Rejean) ma lascia intuire che il meglio deve ancora venire. Vito Rizzuto è rappresentato all’apice del potere e la sua ascesa a boss di Montréal è molto semplificata, rapidamente liquidata nelle scene iniziali, mentre il flashback ambientato nel 1981 serve solo a mostrare il triplice omicidio di cui sarà più tardi accusato piuttosto che a raccontare gli inizi della sua carriera criminale; ciò che conta davvero è mostrare Vito come un uomo che ha tutto (soldi, famiglia, uomini fidati, potere, amanti) e lo perde nel momento in cui la giustizia riesce a colpirlo. Anthony LaPaglia, attore italo-australiano, noto soprattutto per il suo ruolo in Without a Trace, è più che convincente come interprete del boss, ma è soprattutto Kim Coates, il Tig Trager di Sons of Anarchy, a dominare la scena e bucare lo schermo nei panni del fedele e a tratti inquietante Declan Gardiner. Non c’è dubbio che nell’arco dei restanti cinque episodi questi due attori regaleranno parecchie soddisfazioni.

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Lo scenario poco noto della mafia italo-canadese

  • Il taglio parzialmente documentaristico

  • Anthony LaPaglia e Kim Coates

  • Colonna sonora

  • Niente di rilevante

 

Chi ha detto che solo negli USA e nel Regno Unito si possono produrre serie televisive di qualità? Il primo episodio di Bad Blood sembra promettere una storia intrigante e ben confezionata, con un ottimo cast e un’ambientazione particolare quale il Québec canadese. Toccherà ai prossimi episodi rispettare le aspettative e non deludere.

 

Pilot 1×01 ND milioni – ND rating

 

Divoratore onnivoro di serie televisive e di anime giapponesi, predilige i period drama e le serie storiche, le commedie demenziali e le buone opere di fantascienza, ma ha anche un lato oscuro fatto di trash, guilty pleasures e immondi abomini come Zoo e Salem (la serie che gli ha fatto scoprire questo sito). Si vocifera che fuori dalla redazione di RecenSerie sia una persona seria, alle prese con un dottorato di ricerca in Letteratura italiana contemporanea.

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