Designated Survivor 2×07 – Family TiesTEMPO DI LETTURA 4 min

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“Hi, I’m Johnny Knoxville, welcome to Jackass!”

Tra una pausa e l’altra, continuano le (dis)avventure del Presidente americano più candido e buono che la Storia possa ricordare. No, ovviamente non stiamo parlando di Frank Underwood, ma della sua controparte angelica Tom Kirkman. Nelle scorse recensioni si era evidenziato come il problema maggiore di questo inizio di stagione fosse il continuo procrastinare gli sviluppi veri e propri della trama alla base della storia e del voler riproporre, all’interno di un serial drama, schemi adatti a blande commediucole. Ebbene, ci sono voluti sette episodi perché almeno quest’ultimo punto venisse eradicato dalla narrazione: “Family Ties” ha il pregio di presentarsi al pubblico come una puntata muscolosa sotto l’aspetto dell’approfondimento politico-economico, introducendo nuove tematiche sociali che si rifanno al vero presente, uno dei fattori di maggior traino della passata stagione della serie ABC. Sotto questa nuova luce, quindi, lo scontro tra USA e Turchia (passando per la NATO) aggiunge quel sapore di serietà e di profondo impegno nella narrazione che si era perso da diversi episodi a questa parte.
Furbescamente gli sceneggiatori colgono la palla al balzo ed eliminano direttamente qualsiasi possibile teatrino comico, ma il tutto coincide con la pura gioia dello spettatore che per una settimana può evitare di doversi chiedere che genere di serie stia effettivamente guardando.
Tangibili sviluppi, relativamente alla trama di fondo, non vengono presentati se non fosse per la duplice confessione giurata (una verso l’FBI, l’altra come intervista) che lega con un filo diretto Tom alla propria suocera: se la barca dovesse affondare da un lato (suocera), sarà interessante vedere quali ripercussioni il tutto avrà sulla presidenza. E’ davvero difficile da credere che un Presidente, noto per lo più per il suo unico talento di “essere (h)onesto”, riesca a mantenere le redini se proprio la sua parola dovesse venire intaccata così pesantemente. D’altra parte, si sta parlando della stessa persona che è riuscita a rigirare la propria frase, in cui additava la popolazione americana come stupida, a suo vantaggio, quindi mai dire mai.
“Family Ties”, però, non è esente da blandi momenti di intrattenimento e confusionarie scelte narrative, la prima delle quali è sicuramente quella di reinserire a forza un personaggio come Leo Kirkman che, come assodato nella passata stagione, non funziona sotto qualsiasi aspetto. A Tom occorre però una caratterizzazione duplice (padre e Presidente), quindi queste sottotrame sono praticamente obbligatorie.

“NATO’s coming apart, my son is being sued, my mentor is a potential murder suspect and my mother-in-law’s being grilled by the FBI.”

Uno degli elementi che crea maggiore distacco tra questa serie ed il mondo vero e tangibile è la mancanza di costrizioni e di un vero e proprio compromesso ogni qualvolta si presenti, all’interno della storia, una tematica di peso. Designated Survivor, per quanto sia rappresentato in uno scenario abbastanza apocalittico (si pensi al plot di partenza) sembra essere racchiuso in una perenne bolla di vetro, in un mondo di fate dove qualsiasi decisione venga presa da parte del Presidente gli permetta di rimanere candido ed immacolato senza alcun tipo di ripercussione. Una perenne e costante assenza di compromesso nel panorama politico che non può che risultare lontana anni luce da ciò che è in realtà il panorama politico-economico internazionale. Ma perché, quindi, tutto ciò? Il messaggio che sembra voglia passare è l’innata bontà della figura di Kirkman (è innegabile e ripetitivo dirlo) e della “potenza” del patriottismo americano. Niente di più. Tutto ciò, però, sbatte in maniera fragorosa contro il muro della realtà dove l’elemento del compromesso non può essere estromesso a priori da uno sceneggiatore o da un produttore ma, essendo un elemento del fato, compare e scompare a propria indiscutibile scelta. Designated Survivor è sì una serie che cerca di narrare questioni odierne calandole in un contesto politico abbastanza compromesso, ma per l’appunto “cerca”, dal momento che qualsiasi elemento che non si confà all’equazione di partenza viene totalmente tagliato dall’operazione, non preso in considerazione o peggio semplicemente nascosto sotto il tappeto facendo finta di nulla. E’ questa, forse, la peggiore pecca di una serie che ha dalla sua la possibilità di variare in un contesto tanto vario quanto è la politica, ma che decide di sottomettersi al buonismo puro e semplice per ovviare al problema di creare un personaggio principale (Tom Kirkman) che non sia un semplice antieroe, ma un vero e proprio eroe senza macchia o paura.

“Are you following me? Good. Because now I need to be particularly clear because you and I will never speak again. If you ever try and harm my family, I will find you…And not as the President of the United States, but a man who is trying to protect his own. And I promise you, that’s not how you want to see me.”

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Scontro verbale tra Kirkman e Turan
  • Assenza di patetici teatrini comici
  • Tematiche politiche nuovamente interessanti
  • Buonismo
  • Ricomparsa di Leo e della sua sottotrama
  • L’intera indagine che ha condotto all’ex Presidente Moss
  • La risoluzione dell’omicidio di Charlotte Thorn

 

Tra una pausa e l’altra continua il proprio percorso anche Designated Survivor. Una serie sicuramente molto ridimensionata, in quanto a qualità, rispetto alla passata stagione. “Family Ties” ne esprime le più grandi debolezze ed i maggiori pregi.

 

Two Ships 2×06 3.92 milioni – 0.7 rating
Family Ties 2×07 4.05 milioni – 0.8 rating

 

 

Nato male e stronzo, cresciuto ancor peggio. Conosciuto ai più come Aldo Raine detto L'Apache è vincitore del premio Oscar Luigi Scalfaro e più volte candidato al Golden Goal. Di età imprecisata ma di stupidità conclamata, affetto dalla Sindrome di Cotard, osservatore ossessivo di serie tv e film. Avrebbe potuto cambiare il Mondo. Avrebbe potuto risollevare le sorti dell'umana stirpe. Avrebbe potuto risanare il debito pubblico. Ha preferito unirsi al team di RecenSerie per dar libero sfogo alle sue frustrazioni. L'unico uomo con la licenza polemica.

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