Wormwood 1×05 – Chapter 5: Honorable MenTEMPO DI LETTURA 6 min

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“Constructing an effective cover story was not that easy. The misdirection of attention. This, for the CIA, is very key to their whole modus operandi, which is, you know how to direct attention toward where the thing is not actually occurring. The whole LSD thing is not what this is about. This is about biological warfare. This is about interrogation. But the LSD thing was the perfect decoy that got everybody looking in the wrong direction. I mean, talk about an effective cover story. ‘Holy Moses! Look over here, so you won’t ask these questions about any of this.’ And nobody did. I think it’s brilliant.”

Giù il cappello, signori, ed un inchino, signore: Wormwood sfodera l’asso nella manica e lo cala rumorosamente sul tavolo. “Chapter 5” porta in scena quello che si può tranquillamente definire come episodio riepilogativo: il tratto seriale viene in più riprese accantonato ed usato semplicemente in favore di quello documentaristico, di modo che si ritorni alle conclusioni narrative già apparse in precedenza; tuttavia il tratto documentaristico accelera vistosamente, tanto da potersi soffermare su più avvenimenti temporali (1953, 1975, 1994, 2012 e 2014). Il tutto, però, fa sorgere il dubbio che si presentasse in maniera pedante negli altri episodi per fare un vero e proprio botto proprio a ridosso del finale della stagione. D’altra parte le puntate precedenti hanno sì mostrato un certo attendismo ma, inquadrando gli episodi come degli abbellimenti della cornice generale, si risente meno di questa mancanza. Proprio per tale motivo le valutazioni generali erano state alte, così come la qualità generale. In soldoni, questo quinto episodio alza ulteriormente l’asticella.
La peculiarità di questo capitolo è il suo fattore di collegamento generale: l’episodio riprende vari spunti narrativi presentati in “Chapter 1” (Fort Detrick ed il Project MK-ULTRA), “Chapter 2” (Abramson e l’elemento della paranoia che ricompare nella narrazione) e “Chapter 4” (l’esumazione di Frank, i dati ottenuti dall’analisi ed i nuovi interrogativi). Il titolo della puntata stesso porta a pensare: con “uomini d’onore” si è soliti indicare quelle persone ed individui di stampo mafioso che lavorano o sono parte della Famiglia di un padrino. Insolito che tale titolo onorifico venga qui accostato, nella narrazione dell’episodio, alle figure di spicco all’interno dell’organigramma della CIA: Morris e la produzione ci tengono a sottolineare ulteriormente quanto questo prodotto, Wormwood, rappresenti a suo modo una denuncia sociale ed una dimostrazione di ricerca della verità protratta nel tempo da parte di un figlio (Eric), relativamente alla morte del padre (Frank).

“The home is a strong metaphor for what has happened to Eric. Trapped by this event… trapped by the story… and now physically unable to move out of his house. All the memories… and he’s kind of ensconced there. “

Da questo punto di vista le riprese silenziose di Eric, che sembra stia per cedere al pianto, rappresentano un vero pugno nello stomaco: nulla è più forte, visivamente parlando, della realtà nuda e cruda messa d’inanzi agli occhi dello spettatore. Proprio per questo motivo nelle precedenti recensioni si è deciso di citare Citizenfour e non Snowden, proprio per questo amore del vero e della naturalezza, elementi che nella seconda pellicola – per forza di cose – mancano in maniera indiscutibile. Un altro elemento sul quale la puntata si sofferma è lo strascico di morti che il caso di Frank Olson sembra portassi appresso: dopo la figlia ed il marito di lei morti tragicamente in un incidente, alla notizia della riesumazione, muore per colpa di un infarto l’ex capo della CIA Colby. Successivamente, dopo la notizia della riapertura del caso, morirà anche il colonnello Ruwet, stroncato anch’egli da un infarto. Ancora una volta, le coincidenze si mescolano al caso creando una sostanza esplosiva, instabile e difficile da maneggiare, un po’ come la nitroglicerina.
La reale motivazione dietro all’eliminazione fisica dalla scena di Frank Olson sarebbe da ricercare, sia nelle informazioni da lui possedute relativamente a segreti militari, sia relativamente alle sue rimostranze ed ai suoi dubbi legati al Project ARTICHOKE (progetto madre da cui si sviluppò il progetto MKUltra). Lo scopo di tale progetto è riassumibile in una piccola annotazione fatta da uno degli scienziati che, proprio come Frank Olson, lavorava a tale progetto: “Can we get control of an individual to the point where he will do our bidding against his will and even against fundamental laws of nature, such as self-preservation?”
Il controllo puro e semplice di un individuo piegato ai propri più bassi ed abbietti voleri. Era questo per cui la CIA versava fondi e denaro: un progetto in grado sia di rendere il proprio apparato militare sicuro (testando sui civili come rendere inattaccabile la mente di un soggetto), sia di demolire psicologicamente e fisicamente un soggetto costringendolo a rivelare segreti militari. Frank Olson, in tutto ciò, finì per essere un misero ingranaggio riconosciuto come obsoleto e che quindi, per forza di cose, doveva essere cambiato. Tuttavia, come si ricordava nella scorsa recensione, il farlo “sparire” non prevedeva il buon stato di salute di Frank. Anzi.
In conclusione di recensione riportiamo il discorso fatto da Eric Olson alla stampa l’8 agosto 2002, dal momento che in esso viene racchiuso l’intera accusa verso la CIA e la distruzione di un mito (quello del suicidio) per anni affibbiato ad un padre di famiglia il cui unico errore, probabilmente, è stato quello di mostrare la sua umanità e la sua moralità alle persone sbagliate.

“Our purpose in inviting you here today is to explain why 49 years after his death, 27 years after the government claimed to have told us the truth about his death and eight years after we had his body exhumed and a forensic investigation performed, we are going to rebury our father’s remains tomorrow. The reason we have waited so long to do this is that we have wanted to be certain that when we reburied our father’s remains, we would not be reburying the truth that the same time. Frank Olson did not die because he was an experimental guinea pig who had experienced a, quote, ‘bad trip’. He died because of concern that he would divulge information concerning a highly classified CIA interrogation program called ARTICHOKE, and concerning the use of biological weapons by the United States in the Korean War. We, therefore, feel ready to rebury the physical remains of our father, our grandfather.” (Eric Olson, 8 agosto 2002)

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Eric Olson che diventa per un attimo personaggio passivo, verso il quale vengono fatte riflessioni e spese parole di triste verità
  • Sempre ottima scelte nel campo degli intermezzi filmati del passato
  • Narrazione sempre ottima, così come le spiegazioni: chiare e dirette
  • Il ritorno dell’elemento della paranoia nel tratto seriale di Wormwood
  • Il titolo della puntata con duplice significato (libro e Mafia)
  • L’importanza del contesto storico e della Guerra in Corea dell’intera vicenda
  • Chiave intimista di certe scene

 

Ad un solo episodio dalla conclusione Wormwood dimostra ancora una volta quanto possa essere interessante la narrazione storica, se presentata in maniera accattivante e se costruita a regola d’arte. Una docu-serie da approvare a piedi voti, indipendentemente dal finale.

 

Chapter 4: Opening the Lid 1×04 ND milioni – ND rating
Chapter 5: Honorable Men 1×05 ND milioni – ND rating

 

 

 

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Nato male e stronzo, cresciuto ancor peggio. Conosciuto ai più come Aldo Raine detto L'Apache è vincitore del premio Oscar Luigi Scalfaro e più volte candidato al Golden Goal. Di età imprecisata ma di stupidità conclamata, affetto dalla Sindrome di Cotard, osservatore ossessivo di serie tv e film. Avrebbe potuto cambiare il Mondo. Avrebbe potuto risollevare le sorti dell'umana stirpe. Avrebbe potuto risanare il debito pubblico. Ha preferito unirsi al team di RecenSerie per dar libero sfogo alle sue frustrazioni. L'unico uomo con la licenza polemica.

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