Wormwood 1×02 – Chapter 2: A Terrible MistakeTEMPO DI LETTURA 4 min

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“You are never gonna know what happened in that room.”

L’assenzio (wormwood) è una pianta dal sapore amaro e, proprio per tale motivo, viene utilizzata come simbolo per rappresentare amarezza, tristezza e calamità. Un scelta di nome quanto mai azzeccata, relativamente al prodotto presentato, se si considera come la serie non cerchi solo di portare in scena e far luce su determinati avvenimenti storici quantomeno sconosciuti, ma soprattutto è desiderosa di accompagnare lo spettatore nel triste spaccato di vita di Eric Olson, figlio di Frank.
E’ lui infatti la voce narrante degli avvenimenti ed è lui a fare da collante con riflessioni e pensieri che danno modo a Morris di confezionare un prodotto scenicamente impeccabile. Sarsgaard compie il resto del lavoro con un’interpretazione magnetica e fragile di una persona sì instabile, ma conscia che quanto era di sua conoscenza rappresentasse una bomba ad orologeria pronta ad esplodere in qualsiasi istante.
Se “Chapter 1” ha rappresentato una infarinatura generale, rivolgendo lo sguardo dello spettatore verso una veloce panoramica della storia, “Chapter 2” rappresenta il vero inizio della narrazione: emblematico è lo scorrere del tempo della storia, diluito in maniera estrema e dosato con un contagocce. Proprio la dilatazione dei tempi della storia, quando il carattere seriale prende il sopravvento su quello documentaristico, è uno dei punti a favore e di eccellenza della strutturazione del racconto: potrebbe sembrare avventata come scelta, ma ancora una volta la sua esecuzione ripaga gli sceneggiatori ed i registi del salto nel vuoto. A fare da cornice ai tratti seriali spiccano la narrazione, quasi fosse un occhio esterno della vicenda da parte di Eric, e l’elemento documentaristico che in questo secondo capitolo viene messo leggermente in disparte per dare maggiore fiato alla ricostruzione scenica delle vicende.

“We wanna emphasize that there are many areas involved in this whole incident about which we know little or nothing. And one area is the whole trip to New York: what exactly the purpose of that trip was, what kind of treatment he received, if it was treatment, what the purpose of the consultation was with Dr. Abramson. The concern that we’ve had…has been that apparently my father did pose some kind of security risk after he was given the drug. And given that, what kind of precautions were gonna be taken for his well-being? And we know very little about that.”

La visione di Wormwood non può che suscitare due forti e precise sensazioni nello spettatore: la prima è la claustrofobia e la seconda è la paranoia.
Wormwood predilige le riprese in luoghi chiusi, meglio se affollati, angusti e bui: il gioco di luci permette al regista di giocare con gli occhi dello spettatore e far sembrare una stanza abbastanza grande, celandola nella penombra, minuscola. Questa mania per le claustrofobiche riprese si può notare in maniera molto evidente durante le scene nello studio del “dottor” Abramson, mentre Frank si ritrova disteso sul lettino nel bel mezzo della terapia. Ma non è l’unica scena che evoca e richiama nello spettatore questa sensazione: per la scena a teatro in conclusione di trama oppure quella in albergo, vale lo stesso. Morris sa di poter giocare con una silente paura celata nell’animo del proprio pubblico (“trust no one“, ricordate?) e da questa paura cerca di attingere reazioni e sentimenti contrastanti. Parallelamente alle claustrofobiche riprese, infatti, Morris introduce anche l’elemento della paranoia con brevi intermezzi di cellule che sembrano reagire a stimoli (chimici?), oppure facendo supporre allo spettatore qualcosa che forse gli verrà chiarito più avanti (l’alcool drogato dato dal dottore a Frank?). La paranoia devia la visione dello spettatore, portandolo a fare supposizioni di quello che potrebbe avvenire, in relazione a ciò che già sa (la morte di Frank) e ciò che sente raccontare (da Eric Olson), ma devia anche il personaggio stesso di Frank, consapevole di quanto pericolosa sia la situazione nella quale egli si trova in quel momento: definirlo come una persona in equilibrio sulla lama di un coltello sarebbe un eufemismo.
In conclusione, trattandosi di un prodotto Netflix, è da sottolineare come Wormwood si presti estremamente bene alla visione in pure binge watching: una puntata dopo l’altra, la serie allarga i propri rami per abbracciare sia la Storia, sia la caratterizzazione e rappresentazione dei singoli personaggi. Tassello dopo tassello la storia si infittisce, sì, ma la verità appare sempre torbida prima che venga realmente mostrata agli occhi del prossimo.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • L’elemento docu-serie che si presta al binge watching
  • Eric Olson, voce narrante
  • Claustrofobia e paranoia
  • Dilatazione dei tempi narrativi
  • Dopo Amleto e la sua storia, come elemento storico di riferimento questa volta c’è Martin Lutero

 

Già un Bless? Sì, già un Bless.

 

Chapter 1: Suicide Revealed 1×01 ND milioni – ND rating
Chapter 2: A Terrible Mistake 1×02 ND milioni – ND rating

 

 

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Nato male e stronzo, cresciuto ancor peggio. Conosciuto ai più come Aldo Raine detto L'Apache è vincitore del premio Oscar Luigi Scalfaro e più volte candidato al Golden Goal. Di età imprecisata ma di stupidità conclamata, affetto dalla Sindrome di Cotard, osservatore ossessivo di serie tv e film. Avrebbe potuto cambiare il Mondo. Avrebbe potuto risollevare le sorti dell'umana stirpe. Avrebbe potuto risanare il debito pubblico. Ha preferito unirsi al team di RecenSerie per dar libero sfogo alle sue frustrazioni. L'unico uomo con la licenza polemica.

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