Safe 1×04 – Episode 4TEMPO DI LETTURA 3 min

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Uno degli elementi narrativi più forti all’interno di Safe è sicuramente la capacità dello show di sfruttare la moltitudine delle problematiche adolescenziali come ponte narrativo per rispecchiarle in argomentazioni più pregnanti, serie e coinvolgenti nel mondo degli adulti.
A conti fatti la nuova serie targata Netflix poteva benissimo scadere nel più becero teen drama che si potesse attendere, soprattutto se si considera l’elevato tasso di successo di suddetto elemento all’interno delle serie tv (specialmente nel panorama della piattaforma streaming). Tuttavia questo pericolo viene completamente evitato grazie soprattutto ad una bravura a dir poco eccezionale per quanto riguarda la sceneggiatura e la caratterizzazione di ogni singolo personaggio entrato in scena fino a questo momento. Le problematiche, come si abbozzava in precedenza, sono sì tendenzialmente adolescenziali, ma vengono affrontate, analizzate ed esposte allo spettatore da un occhio adulto evitando quindi puerili e dubbi risvolti, ma soprattutto dando spazio al vasto campo dell’emotività umana portato in scena da ogni singolo genitore.
“Episode 4”, in particolar modo, concede ai genitori di Chris di portare in scena una fotografia emblematica e stupenda (nella sua raccapricciante tristezza) di ciò che si intende quando si vuole parlare di drama: non semplici lacrime o dialoghi rotti dal pianto, bensì sguardi persi nel vuoto; occhi vacui e annebbiati da rabbia, sdegno e terrore; una famiglia che nel momento più basso si ritrova unita ed accomunata dal dolore. La scena in cui la famiglia Chahal si ritrova insieme ad affrontare la morte del fratello-figlio vale da sola l’intera visione della puntata.
Ma questo quarto episodio non si ferma semplicemente qui, visto e considerato che la ricerca di Jenny prosegue portando alla scoperte di nuove piste ed inaspettati plot twist narrativi.
Tom visita il centro psichiatrico apparso in conclusione dello scorso episodio, ma a conti fatti rappresenta un buco nell’acqua visto che viene cacciato dalla struttura e non riesce ad ottenere informazioni di alcun tipo. Nonostante il tutto sia avvenuto come al solito in maniera molto logica, reca comunque fastidio il fatto che non sia voluto approfondire già in questo episodio una pista che poteva risultare interessante ed importante al tempo stesso: chi visitava Jenny? E soprattutto, perché? Gli interrogativi permangono e considerato il botta e risposta narrativo portato in essere fino a questo punto è leggermente poco convincente questa battuta d’arresto.
Safe più che sui personaggi principali gioca al meglio delle proprie possibilità grazie ad una schiera di personaggi secondari tremendamente ben costruiti (seppur alcuni solo abbozzati) e psicologicamente ad ampio spettro: nessun vero e proprio cliché narrativo, piuttosto una grande scelta relativamente a quali problematiche portare in scena.
Il plot twist in conclusione di puntata e quelle poche parole abbozzate tra Jenny e Josh alla stazione dei treni rimescolano ancora di più le carte in gioco. A conti fatti, forse, “there’s things that people don’t know” potrebbero rappresentare vaghe illazioni relativamente a segreti famigliari di poco conto. Oppure no, e ciò che Jenny ha scoperto (e forse vuole portare sotto la luce dei riflettori) è qualcosa di ben più grande, grave e complicato.
Una cosa è sicura: Safe è riuscito a portare in scena i molteplici scheletri negli armadi di una cittadina apparentemente normale, pacifica e con nulla da nascondere. Ma le apparenze, si sa, il più delle volte ingannano.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Scene di struggente dolore della famiglia Chahal
  • Personaggi secondari
  • Tom e Pete
  • “There’s things that people don’t know”
  • I flashback di Tom
  • Regia, con i suoi primissimi piani e la fotografia
  • Soundtrack, ancora una volta, incredibilmente azzeccata
  • Plot twist di fine episodio
  • Il centro psichiatrico che non viene più preso in considerazione
  • In alcuni fraggenti il drama sembra voler sfociare in una blandissima e stupida parodia di sé

 

L’ennesimo episodio non totalmente perfetto, ma che che continua a mantenere lo spettatore incollato allo schermo. Una visione che non annoia mai.

 

Episode 3 ND milioni – ND rating
Episode 4 ND milioni – ND rating

 

 

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Nato male e stronzo, cresciuto ancor peggio. Conosciuto ai più come Aldo Raine detto L'Apache è vincitore del premio Oscar Luigi Scalfaro e più volte candidato al Golden Goal. Di età imprecisata ma di stupidità conclamata, affetto dalla Sindrome di Cotard, osservatore ossessivo di serie tv e film. Avrebbe potuto cambiare il Mondo. Avrebbe potuto risollevare le sorti dell'umana stirpe. Avrebbe potuto risanare il debito pubblico. Ha preferito unirsi al team di RecenSerie per dar libero sfogo alle sue frustrazioni. L'unico uomo con la licenza polemica.

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