Poldark 4×03 – Episode 3TEMPO DI LETTURA 6 min

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Demelza: “I think you no longer know me, Ross.”
Ross
: “Perhaps we no longer known each other.”

 

Nella scorsa recensione si era detto che, di fatto, la vittoria del capitano Poldark sul viscido Warleggan, non voluta in primis dal vincitore stesso, aveva tutto il sapore della sconfitta. “Episode 3” conferma questa impressione. Lungi dal diventare dall’oggi al domani il paladino dei più deboli e dei poveri, il neo-deputato deve fare i conti, come si vede nelle poche scene londinesi all’inizio della puntata, con un ambiente politico tutt’altro che interessato a migliorare le condizioni di vita di chi sta peggio e al cui interno gli inviti a pensare ai bambini sfruttati nelle miniere si perdono in mezzo alla bagarre parlamentare. E il fatto che all’epoca quella fosse la nazione più liberale e riformista d’Europa è davvero rassicurante. In verità sulla vita di Ross nella capitale si è speso per ora poco tempo e se da un lato è naturale che sia così, perché il fulcro della storia è il microcosmo della Finibusterrae cornica, dall’altro è una piccola occasione sprecata per esplorare ulteriormente l’ambientazione storica primo-ottocentesca; ma con altri cinque episodi a disposizione è lecito aspettarsi un approfondimento di questo filone, noi siamo fiduciosi in tal senso. Inoltre c’è George già pronto a tornare a Westminster con tutti i mezzi possibili, leciti e non, e uno spostamento della lotta tra i due rivali di sempre in Parlamento sarebbe una piacevole variazione sul tema.
La lontananza da Nampara, poi, non fa certo bene a un matrimonio sempre più problematico né tanto meno alla gestione della miniera o ai rapporti con i sottoposti: così il ritorno di Ross a casa si rivela tutt’altro che piacevole sulle prime, tra una moglie che lo percepisce quasi come un estraneo e i fedeli Sam, Martin e Tholly che lo trattano con una certa freddezza e un palpabile distacco, temendo evidentemente che His Lordship the Honourable Member for Truro si senta ormai troppo importante per ri-abbassarsi al loro livello. Ovviamente Ross è lo stesso di sempre: nel bene, come dimostra quando non esita a buttarsi letteralmente nella mischia per salvare gli amici; ma purtroppo anche nel male, e non manca di ricordare allo spettatore di essere sempre un po’ una testa di cazzo calda con un temperamento impulsivo e una certa immaturità di fondo che nemmeno a quarant’anni (eh sì, Ross è del 1760) sembra scomparsa. Di certo non è segno di maturità il gioco da scaricabili che mette in atto con la povera Demelza sostenendo de facto che i problemi della coppia sono stati causati da lei e dalla sua cotta per Hugh, così come non lo è andarsi a gettare nella tana del lupo a Trenwith, considerando che ormai il nostro stupido protagonista dovrebbe aver capito che non non c’è bisogno di dare al padrone di casa ulteriori motivi per odiarlo.
Se si evita questa volta lo scontro tra i due, che avrebbe potuto portare a chissà quali conseguenze, è solo perché il banchiere-magistrato-ex-deputato-rosicone è troppo impegnato a far colpo sulla crème de la crème politica britannica, alla disperata ricerca di una nuova occasione di accesso al Parlamento, come già si accennava diverse righe sopra. L’avvicinamento al capitano Monk Adderley, che probabilmente sta già fantasticando su come mettere in pratica con Elizabeth tutto il kamasutra britannico insidiare la signora Warleggan, si prospetta a dir poco interessante per i possibili sviluppi futuri sia sul fronte della rivalità con Ross sia su quello familiare. Ciò non significa che il vecchio caro George sia così preso dall’agone politico da aver rinunciato a far concretamente del male ai Poldark, anzi è chiarissimo cosa se ne farà delle informazioni che quell’altro viscidone del reverendo Whitworth ha carpito dal morente Nat Pearce; però almeno a questo giro Sam e Drake possono tirare un sospiro di sollievo sapendo che nessuno tenterà di ammazzarli o di farli impiccare.
Del resto, il minore dei fratelli Carne ha già abbastanza grane a cui pensare senza che George si metta in mezzo: la passione per Morwenna è dura a morire, come dimostra il fallimento dei tentativi di Demelza di combinare qualcosa tra lui e Rosina, anche se è evidente che al momento non può essere soddisfatta in alcun modo per via di quel piccolo dettaglio che si frappone fra i due innamorati e che corrisponde al nome di “matrimonio”. Un matrimonio sempre più infelice, ovviamente, perché oltre alla convivenza con un marito insensibile ai suoi bisogni di donna e fedifrago Morwenna deve sopportare anche l’intromissione della suocera nell’educazione del nipotino, anche se proprio a tal proposito la sfortunata Chinoweth sembra nuovamente tirar fuori gli attributi in nome dell’amore materno. Il reverendo Osborne, dal canto suo, continua a essere quel misto di riprovevole viscidume e di adorabile goffaggine e comicità che lo rendono, a suo modo, l’anima comica della serie: semplicemente spassoso è, ad esempio, il siparietto che si crea con Ross in carrozza, col deputato che gli fa notare quanto sia ingiustamente bassa la rendita del suo sottoposto Odgers, ammontante a sole 45 sterline, e il reverendo che risponde sinceramente scandalizzato: “An enormous sum! I cannot concede how he spends at all!”.
Quanto alla quarta coppia coniugale della serie, Dwight e Caroline, l’evento più importante per essa è la nascita della figlia Sarah Caroline, che tuttavia non fa in tempo a venire al mondo e già soffre di un qualche oscuro malanno, come si può intuire dal contegno tutt’altro che sereno del povero dottor Enys. Un poveraccio davvero, visto che ha appena scoperto la gioia di essere padre e potrebbe già dover sperimentare ben altri sentimenti. Ovviamente si spera che la bimba non diventi una Julia Poldark 2.0, sarebbe anche una riproposizione della medesima situazione narrativa già vista nella prima stagione (fermo restando che la mortalità infantile all’epoca era alta), ma stiamo parlando della serie più tragica e triste della televisione britannica ed è meglio essere preparati a tutto.
Non si può non menzionare infine il gradito ritorno in scena di due vecchie conoscenze, Verity e Geoffrey Charles. La prima probabilmente è tornata solo per una comparsata, avendo ormai una propria vita familiare e sentimentale a Lisbona, lontano da quel covo di vipere che è diventata Trenwith (ah, povero Charles Poldark, come si starà rivoltando nella tomba!), ma per il primogenito di Francis, soggetto tra l’altro a un recast per far fronte agli inevitabili timeskip della narrazione, è lecito aspettarsi un ruolo più ampio in questa stagione; e in ogni caso la sua storia d’amore con i liquori merita di essere approfondita, è più coinvolgente di quella tra Sam ed Emma (che, deo gratias, questa volta ci è stata risparmiata).

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • La nascita di Sarah Caroline, finalmente una gioia…
  • I nuovi intrighi di George Warleggan
  • Il reverendo Whitworth, odioso sì ma a suo modo la vera anima comica della serie
  • Ritorno di Geoffrey Charles e di Verity
  • … ma anche qui la fregatura è dietro l’angolo
  • Vita di Ross parlamentare appena abbozzata
  • Ross ne fa una giusta e due sbagliate

 

“Episode 3” è la classica puntata di passaggio, ma solida e ben costruita, nell’attesa che si dia più risalto alla vita politica di Ross Poldark e che l’ennesimo malefico piano di George Warleggan prenda forma.

 

Episode 2 4×02 ND milioni – ND rating
Episode 3 4×03 ND milioni – ND rating

 

 

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Divoratore onnivoro di serie televisive e di anime giapponesi, predilige i period drama e le serie storiche, le commedie demenziali e le buone opere di fantascienza, ma ha anche un lato oscuro fatto di trash, guilty pleasures e immondi abomini come Zoo e Salem (la serie che gli ha fatto scoprire questo sito). Si vocifera che fuori dalla redazione di RecenSerie sia una persona seria, alle prese con un dottorato di ricerca in Letteratura italiana contemporanea.

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