| Checco è un ricco erede che deve la sua ricchezza a decenni di lavoro del padre, al momento gravemente malato. Pochi giorni prima del suo cinquantesimo compleanno, scopre che sua figlia Cristal è scomparsa. Parte alla sua ricerca e scopre che è in viaggio per compiere il Cammino di Santiago de Compostela, attraverso tutta la Spagna. Intraprenderà il cammino insieme a lei, per cercare di convincerla a tornare in Italia. Senza sapere che sarà un’esperienza per conoscere meglio la figlia e sé stesso. |
Chi non conosce Checco Zalone, il comico e cantautore partito dal basso, dalle reti regionali pugliesi, che ha ormai conquistato anche il mondo del cinema? E che conquista! Dal 2009 al 2020 ha prodotto cinque film entrati nella storia tra i maggiori incassi del cinema italiano di sempre.
Zalone ha saputo conquistare un pubblico trasversale, con la sua comicità che stigmatizza l’italiano medio con tutti i suoi difetti e i suoi pregi: ignorante, greve, arrogante, arrivista, ottuso, retrogrado, ma tutto sommato di buon cuore e capace di crescere, di evolvere in meglio. Ma nell’ultimo film, il famigerato “Tolo Tolo”, la satira pura e semplice si accompagnava a una tensione sociale che non aveva funzionato perfettamente. Da allora in molti si chiedevano se, quando e come sarebbe tornato al cinema e cosa avrebbe proposto. Avrebbe continuato sulla strada dell’ultima pellicola, firmando anche la regia e facendo comicità socialmente impegnata oppure avrebbe riesumato la fortunata collaborazione con Gennaro Nunziante?
Alla fine ha prevalso la seconda via ed ecco quindi “Buen Camino”, che in pochi giorni ha polverizzato ogni record e, dati alla mano, in Italia ha incassato il doppio dell’ultimo film di Avatar (un’anomalia classica italiana). Ma un conto è il successo commerciale, un altro la qualità del prodotto (e lo stesso vale per il film di Cameron)…
ZALONE IMBORGHESITO
La trama di “Buen Camino” è molto semplice e, a seconda dei punti di vista, efficace o banale. Da un lato, segue i binari del classico road movie, dall’altro il copione fisso di tutti i film di Zalone: tizio X è mediocre, meschino, ignorante, pieno di pregiudizi ma nel corso dell’opera matura, impara a conoscere meglio gli altri e sé stesso e tira fuori i suoi pregi. Con l’aggiunta, in questo caso, del rapporto padre-figlia. Avere a che fare con un’adolescente ribelle introduce nell’equazione molte più variabili, inclusa la sessualità, e permette quindi una maggiore varietà di gag e situazioni.
Il problema di “Buen Camino”, semmai, è un altro. Zalone ha avuto successo perché ha sempre preso in giro l’italiano medio, le sue idiosincrasie, i suoi limiti. Ha sempre raccontato ciò che il suo pubblico è e in fondo sa di essere. Possiamo stare a discutere di quanto le sue battute siano efficaci, ma è innegabile che il fascino del comico pugliese stava proprio nella sua capacità di far ridere di noi stessi.
Con questo film il meccanismo si inceppa. Il multimilionario viziato Checco non è uno del popolo. È un incrocio (ben riuscito per carità) tra Gianluca Vacchi e Donald Trump, col capello fluente biondo che si rivela essere una parrucca e l’ossessione per farsi costruire una piramide che fa tanto Nicolas Cage. Ma non è uno di noi. E, di conseguenza, nel film l’italiano medio non ride più di sé stesso, ma di qualcun altro, a meno che non faccia parte dell’1% di fortunatissimi ricchissimi. Questo in qualche modo depotenzia la causticità dell’umorismo zaloniano, lo conduce su binari più convenzionali e più rassicuranti. Si ride, certo, ma non con la stessa cattiveria autoriferita di un tempo.
POLITICAMENTE SCORRETTO?
Ultimamente ci si lamenta del politicamente corretto e di come abbia castrato la comicità. Da più parti, prima e durante l’uscita del film, Zalone è stato salutato da molti come uno degli ultimi baluardi del politicamente scorretto nostrano. Sarà così? In parte è vero: nel senso che Zalone non risparmia battute su temi caldi e delicati come la questione palestinese, l’Olocausto, l’omosessualità (ma senza la greve e tagliente ironia di “Cado Dalle Nubi”), i tumori.
Una delle tante linee comiche del film è quella del personaggio di Tarek, nuovo compagno dell’ex moglie di Checco. In esso Zalone e Nunziante concentrano tutte le peggiori caratteristiche di una certa intellighenzia italiana radical chic, che va in giro in bicicletta, fa teatro impegnato, critica il consumismo e il capitalismo… ma si ha l’impressione che attraverso Tarek la coppia Zalone-Nunziante abbia voluto lanciare una grossa frecciata a quella parte della critica cinematografica più “raffinata” che snobba la sua comicità nazionalpopolare.
La dimensione in cui “Buen Camino” riesce meglio è comunque quella, assai meno scorretta e assai più “melensa”, del romanzo di formazione. Formazione non solo per la giovane Cristal, ma soprattutto per il protagonista che, da cafone arricchito (con la fatica altrui) e viziato, cerca di trasformarsi in un padre e in una persona migliore. Un copione visto e rivisto, che però per un’ora e mezza di risate facili funziona.
E i dati al box office dimostrano che la scelta di Zalone, per quanto non particolarmente coraggiosa, sta venendo premiata dal pubblico anche a fronte di una programmazione di film alternativi a Buen Camino e Avatar veramente molto scarna.
| TITOLO ORIGINALE: Buen Camino REGIA: Gennaro Nunziante SCENEGGIATURA: Checco Zalone, Gennaro Nunziante INTERPRETI: Checco Zalone, Letizia Arnò, Beatriz Arjona, Martina Colombari, Hossein Taheri, Gianfranco Berardi DISTRIBUZIONE: Medusa Film DURATA: 90′ ORIGINE: Italia, 2025 DATA DI USCITA: 25/12/2025 (Italia) |
