Shrinking ha sempre funzionato quando riusciva a mascherare la sua struttura da comfort dramedy con una direzione emotiva molto precisa. “Dereks Don’t Die”, invece, è uno di quegli episodi che fanno emergere il lato più debole della stagione, cioè una sensazione di dispersione narrativa che comincia a diventare difficile da ignorare.
La puntata è sufficiente, sì, ma solo nel senso più burocratico del termine. Non cade mai nel disastro, però non chiarisce davvero nulla, non dà una forma più nitida al percorso dei personaggi e soprattutto non lascia capire dove questa terza stagione voglia davvero andare a parare.
UN EPISODIO DI RACCORDO CHE NON RACCORDA ABBASTANZA
Il problema principale di “Dereks Don’t Die” è che si presenta come episodio di raccordo ma non riesce nemmeno a svolgere bene quella funzione. Teoricamente dovrebbe servire a consolidare alcune dinamiche, a far sedimentare i conflitti recenti e a preparare il terreno per le svolte successive. In pratica, invece, si limita a spostare leggermente qualche pedina senza dare la sensazione che esista una traiettoria davvero riconoscibile.
Il fatto di mettere al centro Derek, uno dei character secondari più riusciti della serie, è una scelta sensata sulla carta ma quasi sterile nell’esecuzione. Derek funziona sempre per presenza, tono e umanità, però l’episodio non gli costruisce attorno qualcosa di veramente forte. Lo usa come appiglio affettivo, come personaggio rassicurante con cui tenere a galla una puntata piuttosto sfilacciata, ma non lo trasforma mai nel motore di un racconto memorabile.
E qui emerge il primo limite serio della stagione: Shrinking continua a dare l’impressione di avere moltissimi fili aperti e pochissima urgenza nel decidere quali siano davvero quelli importanti. Si accumulano scene, si distribuiscono piccoli momenti, ma manca una direzione che tenga insieme il tutto con un minimo di forza. Il risultato è che lo spettatore assiste a una puntata che scorre senza farsi odiare ma che, a conti fatti, lascia addosso più confusione che curiosità.
LE SOTTOTRAMA MALEDETTE
L’episodio prova a far avanzare alcune linee narrative, ma lo fa con una timidezza che finisce per svuotarle. Le conseguenze della “botta e via” tra Jimmy e la figlia di Paul iniziano ad affacciarsi, ma restano talmente superficiali da sembrare quasi una nota a margine più che una storyline vera. È come se la serie sapesse che lì c’è materiale potenzialmente esplosivo ma non avesse ancora deciso se affrontarlo sul serio oppure no. Questo continuo rimandare è uno dei motivi per cui la stagione appare opaca. Non si capisce se stia preparando un’escalation, se stia semplicemente prendendo tempo oppure se stia cercando di tenere tutto in uno stato di perenne sospensione per non rompere mai troppo il tono da commedia agrodolce.
Ancora più problematica è la sottotrama di Brian, che deve comunicare al padre di essere diventato nonno. In astratto non ci sarebbe nulla di sbagliato, perché il tema familiare è coerente con il DNA della serie, ma il vero problema resta Brian stesso. È di gran lunga il character più irritante dello show, troppo eccentrico, troppo insistito, troppo convinto di essere sempre il momento brillante della scena. Ogni volta che la serie lo mette al centro, il tono si sbilancia e perde precisione. E in una puntata già fragile, dedicargli ulteriore spazio non aiuta. Non è solo una questione di gusto personale. È proprio una questione di equilibrio narrativo. Quando un personaggio viene percepito più come ostacolo che come valore aggiunto, ogni scena costruita su di lui pesa il doppio. E “Dereks Don’t Die” lo dimostra ancora una volta.
DOVE STA ANDANDO LA STAGIONE?
A tenere in piedi la puntata ci pensa soprattutto Gaby, che continua a evolversi lentamente grazie al rapporto con Maya. È una delle poche linee narrative della stagione che sembra avere una forma, un senso e un’evoluzione leggibile. Il problema è che anche qui Shrinking resta molto sul vago e continua a preferire la semina alla raccolta. È vero che questa serie ha spesso dimostrato di saper ripagare a distanza di molte puntate gli elementi piantati prima, ma a questo punto della stagione serve qualcosa di più concreto. Serve una direzione. Serve capire quale sia il cuore di questa terza annata. La felicità possibile dopo il trauma? Il decadimento di Paul? La maturazione di Jimmy? La ridefinizione dei rapporti interni al gruppo? Tutto sembra contemporaneamente importante e secondario, e questa ambiguità non arricchisce la serie, la indebolisce. Il finale dell’episodio lascia presagire brutte notizie, come spesso accade in Shrinking, ma anche quel momento non ha il peso che dovrebbe avere proprio perché manca una sensazione netta di costruzione. Quando una serie semina molto ma non chiarisce mai quali frutti stia coltivando, il rischio è che lo spettatore smetta di investire davvero nell’attesa. E “Dereks Don’t Die” è esattamente questo tipo di episodio: utile in teoria, debole nella pratica, incapace di trasformare i suoi movimenti minimi in una vera promessa narrativa. Non è brutto, ma è uno di quei capitoli che fanno emergere una domanda scomoda: questa stagione sa davvero dove vuole andare oppure sta solo allungando il percorso?
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“Dereks Don’t Die” non è un brutto episodio nel senso più netto del termine, ma è una puntata che espone tutti i limiti di questa terza stagione. Galleggia, prende tempo, distribuisce piccoli avanzamenti e si aggrappa al carisma dei suoi personaggi migliori, senza però offrire una vera idea di insieme. E a questo punto, più che chiedersi cosa succederà dopo, viene quasi spontaneo chiedersi se Shrinking abbia ancora davvero chiaro cosa vuole raccontare.


