
Un ottimo ritorno che cambia cast, tono e dinamiche ma conserva perfettamente l’ossessione di Lee Sung Jin per squilibri sociali, desideri inconfessabili e faide sempre più tossiche.
È sempre difficile ripartire da zero con un mondo e dei personaggi nuovi, ed è esattamente quello che Lee Sung Jin ha scelto di fare con la seconda stagione di Beef, dato che la serie è antologica.
Una decisione in fondo necessaria, visto come si era chiusa la prima stagione, ma anche una scelta che convince perché permette di affrontare faide diverse senza trasformare il meccanismo della serie in una formula ripetitiva.
Per questa nuova annata Sung Jin sceglie un cast composto principalmente da attori non coreani, con Oscar Isaac, Carey Mulligan e Cailee Spaeny a occupare tre dei quattro ruoli principali, mentre Charles Melton resta l’unico protagonista con origini parzialmente coreane (la mamma è coreana).
È una scelta che, almeno guardando la season premiere, poteva far pensare a un cambio di direzione troppo netto, quasi a un piccolo tradimento rispetto a quanto lo showrunner abbia sempre mostrato di tenere al discorso sugli immigrati e sulle seconde o terze generazioni. E invece la componente sudcoreana riemerge con forza già nel secondo episodio, ma lo fa con un approccio molto diverso rispetto alla prima stagione.
Ed è una differenza che funziona, perché evita la ripetizione e permette alla serie di restare se stessa senza rifare semplicemente la stessa storia con facce nuove.
UNA NUOVA FAIDA, LO STESSO GUSTO PER GLI SQUILIBRI SOCIALI
Alla base di tutto sembra esserci ancora una volta uno squilibrio sociale ed economico in cui Lee Sung Jin vuole entrare e sguazzare il più possibile. Ma anche qui la cosa interessante è che non sceglie mai gli estremi più facili, cioè i ricchissimi contro i poverissimi ma preferisce invece dei character che si trovano abbastanza agli estremi da poter ancora precipitare (nella vasta working class che fatica ad arrivare a fine mese) o elevarsi (nel 2% che prova a diventare 1%).
Da una parte c’è la coppia interpretata da Oscar Isaac e Carey Mulligan che, pur essendo chiaramente infelice, vive in una villa ed economicamente sta molto bene.
Dall’altra c’è invece la coppia più giovane interpretata da Cailee Spaeny e Charles Melton che vive in una precarietà molto più concreta, tra lavori instabili, assenza di assicurazione sanitaria e un margine di sicurezza praticamente inesistente. Ed è proprio qui che la nuova faida si struttura, non su un semplice scontro di personalità, ma su una frattura economica, esistenziale e relazionale.
La coppia più giovane assiste a una violentissima discussione della coppia più vecchia e da lì fa partire un ricatto che ha come obiettivo un’assicurazione sanitaria e una promozione sul lavoro.
È un incipit molto diverso rispetto a quello della prima stagione dove il conflitto nasceva da un litigio in macchina tra due sconosciuti che inizialmente non avevano quasi nulla in comune. Qui invece il legame è subito più stretto, più tossico, più compromettente. E proprio per questo anche più promettente.

LE DINAMICHE DI COPPIA SONO IL VERO CENTRO DELLA STAGIONE
La vera forza di questi primi due episodi, però, sta soprattutto nelle ottime dinamiche di coppia.
Beef continua a essere una serie che usa il conflitto come lente per raccontare il desiderio, l’ambizione, la frustrazione e la vergogna. Solo che questa volta non lo fa più partendo da due singoli individui, ma da due nuclei relazionali già pieni di crepe. Ed è una differenza sostanziale.
La coppia di Oscar Isaac e Carey Mulligan vive immersa nel privilegio ma è palesemente corrosa dall’interno. La coppia più giovane invece condivide la precarietà, ma anche una forma di affetto che sembra continuamente sotto pressione per via del contesto materiale in cui si trova a vivere.
Lee Sung Jin qui sembra divertirsi molto a mostrare quanto i rapporti sentimentali diventino subito anche rapporti economici, sociali e strategici. E lo fa senza mai trasformare i personaggi in semplici simboli.
C’è sempre qualcosa di sporco, contraddittorio e profondamente umano nel modo in cui si muovono. Questo vale soprattutto per il personaggio della Mulligan (che emerge già come uno dei più interessanti dei primi due episodi), sia per certe scelte visive che la riguardano, sia per il modo in cui i messaggi sul telefono ne rivelano una personalità molto più flirty, instabile e desiderosa di evasione di quanto si potrebbe pensare inizialmente.
Anche il character di Melton funziona molto bene proprio perché dietro un’apparente bontà o disponibilità continua a emergere un’insofferenza più trattenuta e più velenosa. Ed è in questa scrittura delle relazioni che Beef continua a essere riconoscibilissima.
LEE SUNG JIN E JAKE SCHREIER TORNANO CON UNA REGIA CHE SA GIÀ COME FARTI LEGGERE I PERSONAGGI
Lee Sung Jin firma tutte le sceneggiature della stagione, in alcuni casi a quattro mani con altri autori (tipo la 2×02), mentre Jake Schreier torna in cabina di regia per il primo e l’ultimo episodio della stagione.
Ed è proprio la regia uno degli elementi che colpiscono di più in questi primi due episodi. Ci sono alcune scelte visive davvero molto belle, come quel brevissimo istante in cui il character di Carey Mulligan viene mostrato molto più giovane, quasi a rendere visibile l’età e lo status che sente di avere rispetto alla realtà che invece la circonda. Ma c’è soprattutto un uso dei messaggi al telefono che diventa centrale non solo da un punto di vista generazionale, visto che le due coppie scrivono e usano i messaggi in maniera diversa, ma anche da un punto di vista narrativo. Perché proprio lì viene fuori la vera personalità dei character.
È un trucco semplice solo in apparenza che però risulta molto efficace, specialmente considerando il realismo che c’è dietro. E conferma che Beef continua a essere una serie in cui scrittura e regia lavorano insieme per costruire personaggi che dicono una cosa a voce e ne comunicano un’altra quando credono di essere soli. In questo senso la mano di Schreier, già apprezzabile nel suo ottimo Thunderbolts*, e di Sung Jin qui si sente eccome.
In generale è un ottimo ritorno per Beef: la nuova faida piace, i nuovi personaggi funzionano e il cambio di prospettiva non pesa. Semplicemente, serve ancora un po’ di tempo perché tutto venga approfondito fino in fondo, ma il punto di partenza è davvero molto forte.
THUMBS UP 👍
- La struttura antologica cambia tutto senza tradire l’identità della serie
- Le dinamiche di coppia sono già fortissime e molto promettenti
- Lee Sung Jin continua a lavorare benissimo sugli squilibri sociali ed economici
- Regia e uso dei messaggi al telefono raccontano i personaggi con grande precisione
- Tutto il cast, ma in particolare Oscar Isaac e Carey Mulligan hanno un qualcosa in più
THUMBS DOWN 👎
- La nuova faida ha ancora bisogno di qualche episodio per essere approfondita fino in fondo
- Il distacco iniziale dalla componente coreana può spiazzare chi amava molto la prima stagione







