
Un episodio che continua ad alimentare il mistero in ogni direzione possibile, creando domande su domande e confermando che il vero gioco di From è ancora tutto nelle mani del Man In Yellow.
Anche questo terzo episodio, scritto direttamente dallo showrunner John Griffin insieme alla sceneggiatrice Kristen Layden, crea più domande che risposte. Del resto è ormai una prerogativa di From.
La sensazione è che, con una quinta e ultima stagione già pronta all’orizzonte, Griffin si stia prendendo tutto il tempo possibile per continuare a creare mistero interno a una storia che di per sé è già fin troppo misteriosa.
E così, mentre il pubblico sbava per avere almeno qualche risposta, Griffin va esattamente nella direzione opposta e continua a moltiplicare gli interrogativi.
In “Merrily We Go” viene quasi automatico domandarsi quale sia il ruolo e quali siano le intenzioni dei corvi, e soprattutto se possano essere in qualche modo comandati dal Man In Yellow, cioè Sophia. Allo stesso modo aumentano le domande sul Bottle Tree e sul Boy In White, che ritorna improvvisamente, sgancia due bombe sul fatto che il tempo stia per finire e poi sparisce di nuovo.
Dopo quanto già impostato in “The Arrival” e in “Fray“, “Merrily We Go” conferma la sensazione che continueranno ad esserci ancora più domande piuttosto che risposte.
PIÙ DOMANDE CHE RISPOSTE, COME SEMPRE
Il problema, o forse semplicemente la natura stessa della serie, è che Griffin sembra ormai divertirsi più a confondere lo spettatore che a nutrirlo davvero di risposte. E qui il sospetto è che la prospettiva di una stagione finale già garantita stia spingendo la scrittura a dilatare ancora di più tempi e rivelazioni.
In teoria non sarebbe nemmeno un difetto, perché From ha sempre vissuto di accumulo, di suggestione, di simboli e di dettagli apparentemente secondari che poi finiscono per assumere un peso enorme. Il punto è che, arrivati a questo stadio, il rischio di frustrazione cresce parecchio.
Anche perché Griffin aggiunge continuamente elementi che potrebbero aumentare le problematiche e i misteri, ma che a sensazione sembrano soprattutto servire a confondere ancora di più lo spettatore. Si pensi al braccio zombie emerso dal terreno proprio nel momento in cui Boyd dice “I could really use some help”: potrebbe essere reale, potrebbe essere l’inizio di qualcosa di nuovo, ma potrebbe altrettanto facilmente appartenere a quella serie di allucinazioni vividissime di cui Boyd soffre ciclicamente.
E proprio per questo il dubbio non genera vera progressione, ma un’altra diramazione del mistero. È un buon modo per chiudere l’episodio con un piccolo plot twist ma è anche l’ennesimo segnale di una serie che continua a spostare in avanti il momento delle risposte.
IL MAN IN YELLOW CONTINUA A ESSERE L’UNICO CHE CONOSCE DAVVERO LE REGOLE DEL GIOCO
Se però si prova a fare zoom out e si guarda all’unico character che sembra davvero conoscere il gioco che si sta giocando, allora diventa chiaro che tutte le cose più importanti di questo episodio ruotano proprio attorno al Man In Yellow, cioè Sophia.
Infatti è Sophia che spinge per diventare la nuova coinquilina di Sara, è sempre Sophia che fa sbroccare malissimo Julie alla tavola calda, ed è sempre Sophia The Man In Yellow (indirettamente) a riecheggiare anche nell’oggetto forse più inquietante della puntata: quella giacca gialla trovata improvvisamente da Victor, che appena la riconosce se la fa addosso dalla paura.
Ed è proprio qui che From diventa più interessante perché, al netto di tutti i Bottle Tree, dei corvi, del Boy In White e dei possibili bracci zombie, la serie sembra voler dire in maniera sempre più netta che il vero centro del suo gioco è uno solo: il Man In Yellow conosce le regole, gli altri no.
This is when they tear themselves apart.
E se davvero la frase pronunciata in “The Arrival” continua a essere il suo obiettivo finale, allora l’avvicinamento di Sophia a Sara non è un semplice movimento strategico ma è letteralmente benzina messa accanto al fuoco. E da questo punto di vista la direzione è molto chiara: non distruggere Fromville con i mostri, ma spingere i suoi abitanti a distruggersi da soli.
Il nuovo ricordo sbloccato da Victor sembra andare in una direzione molto precisa, ovvero rendere noto a tutti che c’è un possibile mutaforma tra loro. E se così fosse, allora la serie potrebbe aver finalmente trovato un’idea davvero potentissima per il resto della stagione perché il sospetto che uno dei membri della comunità non sia chi dice di essere avrebbe il potenziale di far impazzire tutti e sarebbe perfettamente coerente con la profezia evocata dallo stesso Man In Yellow, cioè quella di una Fromville destinata a “sbranarsi” da sola pur di capire chi sia il nemico infiltrato.
Questa sì che sarebbe una svolta enorme perchè non solo perché alzerebbe il livello della paranoia interna, ma perché sposterebbe il conflitto principale dall’esterno all’interno del gruppo. E a quel punto Griffin non avrebbe più bisogno di mostri notturni o di apparizioni improvvise per creare terrore, gli basterebbero il sospetto, la paura e il collasso della fiducia reciproca. Il problema è che, per ora, From continua a vivere su questa soglia.
THUMBS UP 👍
- Il Man In Yellow continua a essere il centro più inquietante e promettente della stagione
- Boy In White, Bottle Tree e corvi rilanciano bene il mistero
- L’idea del mutaforma potrebbe portare a una paranoia interna potentissima
- Il finale con il braccio zombie chiude l’episodio con un ottimo piccolo shock
THUMBS DOWN 👎
- Griffin continua a moltiplicare i misteri senza offrire quasi nessuna risposta concreta
- Alcuni dettagli sembrano più pensati per confondere che per far avanzare davvero la storia
- La frustrazione dello spettatore inizia a diventare una componente concreta della visione






