
From continua a chiedere pazienza al proprio pubblico, ma l’impressione è che la serie stia rallentando troppo il passo nel tentativo di conservare i misteri fino al finale di stagione.
FROM CONTINUA A GIRARE IN TONDO
Per show come From, la pazienza durante la visione resta l’elemento cardine attorno al quale il pubblico deve rivolgersi per riuscire a sopportare la mancanza di qualsivoglia tipo di risposta. Soprattutto se i personaggi hanno deciso di tornare nuovamente a mantenere dei segreti gli uni con gli altri, ostacolando l’evoluzione della storia, rallentando e dilatando i tempi, così da poter coprire l’intero arco narrativo dei dieci episodi stagionali. Una scelta avvenuta negli scorsi episodi e che costringe il pubblico, come già accaduto in passato, a dover digerire numerose sequenze di stupidità collettiva soltanto perché c’è interesse nel non velocizzare la storia. In aggiunta a ciò, “What A Long Strange Trip It’s Been” è di fatto un filler che cerca però di mascherarsi da episodio con delle risposte parziali e delle rivelazioni altrettanto incomplete. Il problema principale non è tanto l’assenza di spiegazioni definitive, quanto piuttosto la sensazione di immobilismo narrativo che accompagna quasi ogni sottotrama.
Rispetto al precedente episodio c’è infatti un sostanziale progresso nullo. Presso il lago, la squadra guidata da Tabitha, Donna ed Ellis viene attaccata da quelle stesse bambole apparse nel finale della scorsa puntata (prevedibilissimo sviluppo) e che si scoprono essere interconnesse al passato della città e a Tabitha stessa.
Come? Non si sa.
Questa cosa avrà davvero peso nel prosieguo della stagione? Anche in questo caso non è dato saperlo.
In tutto ciò, i due coloni che avevano partecipato alla spedizione muoiono brutalmente quali vittime sacrificali, visto e considerato che lo show sembra prediligere la sopravvivenza dei personaggi principali, salvo rare eccezioni concentrate nei finali di stagione. Quindi, a conti fatti, qualcosa viene scoperto ma non si capisce bene cosa sia stato realmente scoperto.
JADE E TABITHA RESTANO IL CUORE DEL MISTERO
Le rivelazioni più interessanti arrivano durante il particolare viaggio tra le allucinazioni di Jade, guidato da Boyd. Questa sottotrama continua quanto iniziato nella precedente puntata, cercando almeno parzialmente di correggere il tiro e mostrando, parallelamente a quanto sta vivendo Tabitha, l’importanza centrale del personaggio di Jade all’interno della mitologia della serie. From richiama infatti e prova a chiudere un quesito rimasto in sospeso sin dalla prima stagione: l’identità del soldato fantasma in abiti secessionisti apparso nella 1×07 proprio a Jade. È uno dei pochi momenti in cui la serie sembra ricordarsi della propria continuity e del valore delle immagini disseminate nel corso degli anni. Il problema è che anche qui tutto resta sospeso sul più bello.
Jade è convinto di sapere come poter evitare che i bambini vengano sacrificati, ma le allucinazioni si interrompono, l’episodio termina e al pubblico resta nuovamente un pugno di mosche dalle quali non poter ricavare alcun tipo di informazione precisa. È un meccanismo che From utilizza ormai da tempo: costruire un climax narrativo per poi interromperlo sistematicamente prima di offrire una reale evoluzione. Una strategia che nelle prime stagioni contribuiva ad aumentare il fascino enigmatico della serie, ma che ora rischia di trasformarsi in un limite sempre più evidente.
IL MAN IN YELLOW DIVENTA SEMPRE PIÙ CENTRALE
Per quanto concerne le altre sottotrame, l’immobilismo regna sovrano così come la mancanza di risposte o sviluppi concreti. Marielle, Julie, Randall, Henry e Victor vengono chiamati in causa giusto per mantenere il minutaggio decoroso. La prima rivive la propria esperienza presso il dungeon dove era stata incatenata; Julie e Randall litigano relativamente alla passione della ragazza per i viaggi temporali, potere ancora largamente inutilizzato ma che evidentemente verrà sfruttato più avanti; Henry viene assistito dopo essersi ubriacato per superare il dolore di aver scoperto che la moglie è stata uccisa dal fantomatico Man In Yellow. Tutte sequenze che aggiungono poco all’economia dell’episodio e che contribuiscono a dare la percezione di una puntata di passaggio.
Proprio il Man In Yellow, però, continua a rappresentare l’elemento più intrigante dell’intera stagione. Durante le allucinazioni, Jade sembra infatti aver carpito un’informazione fondamentale: in passato non sarebbe morto a causa dei mostri, bensì della popolazione stessa della città. L’idea che il terrore disseminato dalla creatura possa essere sufficiente a spezzare gli equilibri interni di Fromville e a distruggere il fragile ordine imposto da Boyd e Donna rappresenta probabilmente la direzione più promettente intravista fino a questo momento. Peccato che anche questa intuizione resti appena accennata, lasciando l’episodio sospeso in una continua sensazione di attesa infinita.
“What A Long Strange Trip It’s Been” finisce così per essere una puntata interlocutoria. From continua a vivere di atmosfera, inquietudine e mistero, elementi che ancora oggi riescono a sostenere buona parte del fascino della serie. Tuttavia, dopo quattro stagioni, diventa sempre più difficile ignorare una scrittura che sembra voler rimandare costantemente il momento delle vere risposte. E la pazienza del pubblico, per quanto ampia, non potrà restare infinita ancora a lungo.
THUMBS UP 👍
- L’atmosfera inquietante continua a funzionare
- Jade, Tabitha e il mistero del Man In Yellow: questi gli elementi cardine su cui sembra puntare quest'intera stagione di From
THUMBS DOWN 👎
- Episodio fortemente filler e quasi immobile
- Il prevedibile attacco da parte delle bambole di pezza






