The Boys 5×08 – Blood And BoneTEMPO DI LETTURA 8 min

The Boys 5x08 Blood And Bone
Recensione Serie TVThe Boys Stagione 05 Episodio 08 Blood And Bone Amazon Prime Video

The Boys chiude dopo cinque stagioni con un finale spettacolare solo in superficie, ma incapace di dare davvero peso ai propri personaggi e alla propria costruzione narrativa.

Finisce dopo sette anni e 40 episodi The Boys, serie tv di Eric Kripke targata Amazon Prime Video e adattamento dell’omonimo fumetto di Garth Ennis e Darick Robertson. Una serie attorno a cui sono aumentate nel corso del tempo le aspettative, parallelamente alla fama del brand, tanto da convincere Amazon Prime Video a confezionare due spin-off: uno, Gen V, conclusosi dopo 16 episodi; il secondo, Vought Rising, vedrà la luce nel 2027. Uno show acclamato dal pubblico per il gore, per la satira spietata e per il dark humor tagliente mischiato in salsa pop e nascosto dietro quella frase con cui molti avranno tentato di presentarlo agli amici meno avvezzi al genere: “avete presente i film Marvel o DC? Ecco, qui i supereroi sono i cattivi”.

L’ULTIMO, DEFINITIVO, TRADIMENTO DEL PROPRIO PUBBLICO


Il pubblico odierno, figlio di una serialità ormai sempre meno abituata all’uscita settimanale, necessita di risposte, di costruzione narrativa e di una trama capace di convincere sotto quasi tutti i punti di vista. In questa quinta stagione di The Boys, tuttavia, le premesse non erano delle migliori e la costruzione ha lasciato parecchio a desiderare. Il virus che si è cercato di sviluppare viene accantonato in maniera maldestra, visto che l’iniezione di V1 rende Homelander praticamente immortale e immune. Soldier Boy viene riposto nella vasca criogenica, evidentemente pronto a tornare in Vought Rising, mentre il piano B di Frenchie e Butcher, ossia trasformare Kimiko in un’arma capace di emettere lo stesso raggio di Soldier Boy, sembra funzionare con una rapidità quasi grottesca.
Gli sceneggiatori, probabilmente consapevoli della debolezza dell’operazione, cercano di salvarsi mostrando nel “previously on” una brevissima scena in cui il piano viene accennato. Una toppa che non basta a rendere credibile quanto accade, soprattutto considerando la velocità con cui vengono costruiti il macchinario, i test e l’acquisizione del nuovo potere da parte di Kimiko. Arrivati al momento dello scontro finale contro Homelander, era lecito attendersi un coinvolgimento generale dell’intera squadra fin qui mostrata. Compresa Marie Moreau, personaggio cardine dello spin-off Gen V, supes geneticamente legata a Homelander e, più volte ribadito, figura cardine per la sconfitta del desposta. Ma gli sceneggiatori anche in questo caso avevano altri piani evidentemente perché Marie esattamente come gli altri (pochi) personaggi di Gen V che compaiono vengono utilizzati per portare in Canada alcuni superstiti e nulla di più. Questo è l’utilizzo che viene fatto del supereroe più forte dopo Homelander da parte degli sceneggiatori: una taxista.

UNA BATTAGLIA DELUDENTE


Superata anche questa discutibile scelta narrativa, resta comunque la lunga attesa per la battaglia finale tra i Boys e Homelander. Una battaglia che occupa appena sei minuti circa nel cuore dell’episodio. Troppo poco per quello che avrebbe dovuto rappresentare il culmine emotivo e spettacolare di cinque stagioni.
Evidentemente freschi dalla visione de Harry Potter e La Pietra Filosofale, gli sceneggiatori hanno pensato bene di utilizzare lo stesso medesimo schema dell’arrivo di Harry allo scontro con Raptor/Voldemort per il finale di The Boys: prima Hughie e M.M. restano indietro per combattere Oh Father; poi Starlight prende e vola via con Abisso per continuare altrove lo scontro (perché non torna indietro?).
Ecco quindi che restano in gioco Kimiko-Butcher-Ryan (tornato in gioco giusto per lo scontro) e Homelander.
Nonostante Homelander sia stato mostrato più volte come una figura praticamente imbattibile (basti pensare a quanto visto in “Herogasm”, dove aveva tenuto testa a Butcher, Soldier Boy e Hughie sotto Compound V), il combattimento si riduce a una serie di scazzottate e a qualche tentativo di fuga mal riuscito. Il tutto culmina nel momento in cui Kimiko riesce ad attivare il proprio nuovo potere grazie a quello che viene sostanzialmente presentato come “il potere dell’amore”. Una soluzione narrativa semplicistica che depotenzia ulteriormente la tensione.
I pochi minuti davvero efficaci dell’episodio coincidono con il momento in cui Homelander perde i propri poteri. Qui The Boys riesce ancora a mostrare qualcosa di interessante: l’ex falso messia costretto a confrontarsi improvvisamente con i limiti dell’essere umano. È l’ultima definitiva umiliazione per un personaggio che per anni si era percepito come una divinità invincibile.

UNA SERIE DI INUTILITÀ


A questo punto, considerato che la puntata è a metà, sarebbe lecito attendersi qualche ulteriore sviluppo, ma agli sceneggiatori sembra non interessare. E questo sancisce, di fatto, l’inutilità sostanziale di questo episodio finale e della sua costruzione.
Inutili si possono definire anche gran parte dei personaggi secondari (Abisso, Ashley, Sister Sage, Oh Father) che vengono tramutati per necessità solo in giganteschi deus ex machina per sbloccare la situazione in un senso o nell’altro, mai parte attiva della storia.
Inutili, a questo punto, sono anche i 16 episodi di Gen V, uno spin-off totalmente abbandonato a se stesso come i propri personaggi. Dello spin-off resteranno soltanto alcuni racconti sul passato dei supes, ma nulla che venga realmente percepito come indispensabile all’interno della trama principale. Non lo hanno ritenuto gli stessi creatori, perché dovrebbe farlo il pubblico?
Inutilità anche dal punto di vista sociale perché la situazione tra supes e umani è rimasta pressoché identica dal momento che il tentativo di fare piazza pulita da parte di Butcher è stato bloccato da Hughie.
I supes riacquisteranno il proprio ruolo predominante, inizierà un nuovo ciclo, sbucherà fuori un Homelander 2.0 e tutto sarà stato vano, per l’appunto, inutile.
Inutili sono anche le locandine promozionali con cui questa stagione era stata sponsorizzata sui social: Homelander dominatore della Terra, Butcher che rade al suolo la Vought.
Nulla di tutto ciò è avvenuto, anzi: Stan Edgar torna in libertà e torna nella medesima posizione in cui era quando il pubblico lo ha conosciuto, CEO della Vought. Protetto dalla dolce Zoe Neuman e dai suoi tentacoli mortali.
Il commiato finale dei protagonisti arriva così in maniera piuttosto piatta. M.M. torna dalla propria famiglia portando con sé Ryan, forse finalmente destinato a conoscere cosa significhi davvero essere amato da un padre. Kimiko viaggia in Francia continuando a ricordare Frenchie. Hughie e Starlight restano insieme, apparentemente pronti a vivere una vita normale, con la donna incinta di una bambina che si chiamerà Robin: il nome della ragazza uccisa da A-Train nel primissimo episodio e da cui, di fatto, era iniziato tutto.

FORSE È ANCHE COLPA NOSTRA?


Esattamente come accaduto con Stranger Things, anche The Boys è finita al centro di quella che ormai sembra essere diventata una dinamica inevitabile dell’intrattenimento contemporaneo: il processo pubblico dei social. Ogni scelta narrativa, ogni forzatura logica, ogni incoerenza viene immediatamente isolata, rilanciata e trasformata in argomento virale, contribuendo a creare la percezione di uno show improvvisamente “crollato” sotto il peso dei propri limiti.
In questo senso, parte della responsabilità ricade inevitabilmente anche sulla comunicazione costruita attorno alla stagione. Promettere eventi enormi, svolte decisive e un livello narrativo superiore alle reali intenzioni del prodotto ha finito per generare un effetto boomerang già visto in casi recenti come Stranger Things e, andando più indietro, Game Of Thrones. Quando il marketing alimenta aspettative sproporzionate, il pubblico tende inevitabilmente a pretendere molto più di quanto la serie sia realmente interessata a offrire.
Tuttavia, attribuire ogni colpa esclusivamente agli autori rischia di essere una semplificazione. The Boys non è mai stata una serie costruita attorno alla precisione chirurgica della scrittura o alla ricerca di una narrazione “alta” nel senso più classico del termine. Fin dalla prima stagione, il progetto di Eric Kripke ha sempre puntato soprattutto su provocazione, satira politica, violenza estrema e puro intrattenimento. Pretendere oggi una coerenza assoluta o una profondità drammatica da prestige television significa, in parte, ignorare la natura stessa dello show.
Il contesto attuale amplifica ulteriormente il fenomeno. L’onnipresenza dei social e la continua necessità di commentare tutto in tempo reale hanno trasformato la fruizione seriale in una ricerca costante dell’errore, del dettaglio da smontare, della critica più condivisibile possibile. In questo scenario, anche produzioni nate con obiettivi prevalentemente ludici finiscono per essere analizzate con la severità riservata a opere che aspirano a ben altro spessore autoriale.
Ed è forse qui che si trova il punto centrale della questione: The Boys può certamente essere criticata per i suoi limiti, ma parte della delusione collettiva deriva anche dall’aver caricato la serie di aspettative che non le sono mai realmente appartenute. Perché non sempre uno show fallisce nel diventare qualcosa di grande; a volte viene semplicemente giudicato per non essere diventato ciò che il pubblico aveva immaginato al suo posto.

 

THUMBS UP 👍

  • Il crollo definitivo di Homelander: il suo diventare umano è l'unico momento che suscita piacere durante la visione

THUMBS DOWN 👎

  • Costruzione narrativa frettolosa e piena di scorciatoie
  • Inutilità di buona parte dei personaggi secondari
  • Mancanza di cambiamenti a livello sociale nell'universo di The Boys
  • Inutilità di Gen V
  • Battaglia contro Homelander totalmente da cestinare: tutto si risolve grazie al potere dell'amore
  • Sceneggiatori svogliati
Il giudizio di Recenserie

BURN THEM ALL

The Boys chiude il proprio percorso con un finale spettacolare solo in superficie, incapace però di dare davvero peso alla costruzione narrativa, ai personaggi e alle aspettative create nel corso degli anni.

Valutazione finale: KILL THEM ALL
Valutazione finale: BURN THEM ALL
Valutazione finale: SLAP THEM ALL
Valutazione finale: SAVE THEM ALL
Valutazione finale: THANK THEM ALL
Valutazione finale: BLESS THEM ALL
Aldo Longhena

Aldo Longhena è autore di Recenserie conosciuto ai più come Aldo Raine detto L'Apache è vincitore del premio Oscar Luigi Scalfaro e più volte candidato al Golden Goal.
Avrebbe potuto cambiare il Mondo. Avrebbe potuto risollevare le sorti dell'umana stirpe. Avrebbe potuto risanare il debito pubblico. Ha preferito unirsi al team di RecenSerie per dar libero sfogo alle sue frustrazioni. L'unico uomo con la licenza polemica.

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