Un penultimo episodio visivamente impeccabile e tagliente nella satira, ma frenato da una trama troppo statica e da scelte che puntano più allo shock che alla sostanza.
Parallelamente alla 79ª edizione del Festival di Cannes, dove Recenserie è presente, The Boys si avvicina al proprio finale nel momento di maggiore esposizione mediatica della sua storia. Secondo Google Trends, infatti, la serie di Eric Kripke sta registrando il picco massimo di interesse online dalla sua uscita. Un dato che testimonia quanto lo show sia ancora oggi centrale nel dibattito seriale contemporaneo.
Eppure, osservando più da vicino la risposta del pubblico, l’entusiasmo appare meno compatto del previsto. Su Rotten Tomatoes la stagione è momentaneamente ferma al 69% di gradimento da parte degli utenti, mentre su IMDb il voto medio degli episodi si aggira attorno all’8.1: numeri solidi, ma lontani dall’impatto quasi unanime delle prime stagioni.
“The Frenchman, the Female and the Man Called Mother’s Milk”, scritto da Anslem Richardson e diretto da Sylvain White (Slender Man, The Umbrella Academy, Fargo), è di fatto lo specchio di questa stagione: una puntata che di per sé non sarebbe insufficiente, ma che non regge il peso delle aspettative, soprattutto considerando il ruolo delicatissimo del penultimo episodio di sempre.
HOMELANDER CHRIST SUPERSTAR
Se c’è qualcosa che può accomunare The Boys ad Euphoria, un’altra serie molto chiacchierata in onda in questi giorni, è la volontà spasmodica di voler continuamente sorprendere lo spettatore. Se nello show di Sam Levinson sta facendo discutere il modo in cui Sydney Sweeney ha dato il “meglio di sé”, in questo episodio della serie Prime Video l’incipit potrebbe fare altrettanto. La canzone di Oh Father e il video propagandistico che consacra Patriota come figura messianica funzionano più come picchi spettacolari che come veri strumenti narrativi. E quando gli istanti più memorabili coincidono con quelli più apertamente “virali”, è inevitabile che il resto dell’episodio finisca per apparire meno solido.
Il problema emerge soprattutto nel confronto tra Soldier Boy e Homelander. Se nella scorsa puntata il personaggio interpretato da Jensen Ackles aveva dato la propria benedizione al figlio, qui i due si scontrano verbalmente e Patriota finisce per ibernare nuovamente il padre. Una scelta che, anziché rafforzare l’importanza di Soldatino, continua a ridimensionarlo, trasformandolo sempre più in un personaggio utilizzato a intermittenza dalla sceneggiatura.
LA RESA DEI CONTI È VICINA
Molte delle critiche mosse sul web all’episodio in questione riguardano il fatto che non sembri affatto l’ultimo appuntamento prima della grande chiusura. Effettivamente, a parte un importante avvenimento di cui si parlerà più tardi, lo status quo non è cambiato in modo radicale. Forse solo lo scioglimento dei Sette e l’allontanamento di Abisso, che potrebbe cambiare schieramento nel tentativo di redimersi, rappresentano i veri scossoni narrativi della puntata; decisamente troppo poco per un penultimo episodio. Questa eccessiva staticità narrativa rischia di smorzare la tensione proprio nel momento in cui il pubblico si aspetterebbe una marcia ingranata verso l’apocalisse finale. Così facendo, si prospetta ora uno scenario che vede Patriota contro tutti, inclusi i personaggi di Gen V finalmente apparsi (anche se dimezzati per ora).
In questa staticità il lato satirico continua ad essere sviluppato e risulta coerente con il resto della serie. Homelander, ormai trasformato in un vero leader autoritario, ha assunto il controllo totale dello Stato usando Ashley come semplice facciata istituzionale. Ogni suo impulso si trasforma in un comando, fino a diventare legge di Stato.
Si tratta dell’ennesima, feroce critica di uno show che non ha mai avuto timore di scontrarsi con la cronaca, proiettando sullo schermo le derive più oscure e grottesche del panorama politico attuale.
THE FRENCHMAN
Era ovvio, scontato, prevedibile, e si potrebbe continuare con ogni altro sinonimo, ma la morte di Frenchie ha sicuramente strappato più di qualche lacrima. Il sacrificio del “francese” per salvare Sage e Kimiko (quest’ultima ora potenzialmente letale quanto Marie Moreau) rappresenta la degna chiusura per un personaggio che, nel corso delle stagioni, è riuscito a redimersi e a sconfiggere i propri demoni, fino ad accettare l’idea di avere una famiglia con la donna che amava. In questi anni, Tomer Kapon ha dato vita a un comprimario spesso sottovalutato, ma capace di sopravvivere in un mondo di supereroi e massacri, offrendo un contributo che risulterà fondamentale per la battaglia finale, qualora Kimiko riuscisse davvero a replicare il potere di Soldier Boy.
In conclusione, questa 5×07 si conferma un episodio eccellente sotto il profilo tecnico e visivo, capace ancora una volta di colpire per ferocia satirica e forza spettacolare. Tuttavia, sul piano narrativo, lascia una sensazione di incompiutezza difficile da ignorare. Un peccato per una serie che nelle prime stagioni era stata rivoluzionaria nella sua scorrettezza.
THUMBS UP 👍
- L’addio di Frenchie
- Patriota dittatore
THUMBS DOWN 👎
- Soldier Boy
- Troppe citazioni pop senza contesto
- Ancora staticità narrativa







