
Un coinvolgente film storico dal forte impianto documentaristico che racconta le origini del conflitto israelo-palestinese, privilegiando memoria collettiva e rigore storico rispetto al dramma personale.
Sinossi
Ambientato tra il 1936 e il 1937, Palestine 36 racconta gli eventi che precedettero la nascita dello Stato di Israele attraverso lo sguardo della popolazione palestinese. Tra rivolte, repressione britannica e crescenti tensioni sociali, il film ricostruisce le origini di uno dei conflitti più longevi della storia contemporanea, intrecciando finzione cinematografica e documentazione storica.
Gli anni Venti di questo nuovo millennio hanno riportato i conflitti armati al centro dell’attenzione internazionale dopo molti anni in cui l’Occidente distoglieva lo sguardo dagli scontri che non lo riguardavano. Con l’avvento dell’era moderna e della tecnologia iperconnessa, ciò che accade fuori dai propri confini diventa sempre più accessibile e reale. La copertura del conflitto israelo-palestinese avvenuta in questi ultimi tre anni è stata senza precedenti, ma dietro a questo scontro c’è una lunga storia partita molti anni prima. Palestine 36, presentato in anteprima alla 13ª edizione del Bridge Film Festival a Verona, è una pellicola con chiari tratti documentaristici che vuole narrare le origini di un conflitto riesploso ad intermittenza fino a culminare, oggi, nella tragedia umanitaria e nelle migliaia di vittime della Striscia di Gaza.
STORIA DI UNA PRODUZIONE INFINITA
Se per Anne-marie Jacir deve essere stato difficile, a livello emotivo, trovare la forza di raccontare la storia del proprio popolo, deve essere stato altrettanto complesso portare a termine una produzione indipendente nel pieno del conflitto. La regista palestinese, già nota per pellicole acclamate come Il Sale Di Questo Mare, Quando Ti Ho Visto e Wajib – Invito Al Matrimonio, ha affermato in diverse interviste che l’idea di questo film è nata circa dieci anni fa. Le riprese sarebbero dovute partire il 14 ottobre 2023, appena una settimana dopo gli attacchi che hanno innescato la nuova fase del conflitto israelo-palestinese. A causa della situazione, la produzione è stata costretta a trasferirsi in Giordania, a ridosso del confine con la Siria, dove è stato ricostruito da zero un villaggio palestinese degli anni Trenta, completo di coltivazioni e vegetazione del tempo. La troupe è comunque riuscita a girare alcune scene direttamente in Palestina, ma le fortissime tensioni geopolitiche hanno imposto l’interruzione della produzione per ben quattro volte. Nonostante queste enormi difficoltà, il cast principale, composto in larga parte da attori palestinesi come Hiam Abbass, Kamel El Basha e Yasmine Al Massri, ha scelto di non abbandonare il progetto. Lo stesso hanno fatto le star internazionali coinvolte, tra cui Liam Cunningham e Jeremy Irons, mantenendo liberi i propri impegni fino alla ripresa della produzione.
STORIA DI UNA RESISTENZA INFINITA
La trama di Palestine 36 segue una parte del processo che ha portato alla creazione dello Stato di Israele, senza spingersi fino al 1948, ma partendo dalle prime rivolte arabe del 1936 fino alla Commissione Peel, che propose la prima spartizione ufficiale del territorio palestinese. L’intento di Jacir è quello di raccontare la storia dal punto di vista dei nativi della zona, mostrando come la popolazione locale abbia visto cambiare la propria terra anno dopo anno, fino a sentirsi privata dei propri diritti e repressa dopo ogni opposizione. In questo la pellicola palestinese, che era entrata anche nella short list degli Oscar 2026, più che raccontare la storia di una singola famiglia, descrive con tratti documentaristici un processo di progressiva perdita della terra dei propri antenati e dei diritti. La messa in scena di Jacir è molto pulita, evitando primi piani ma puntando sempre nel mostrare i protagonisti nel loro contesto. A rafforzare questo approccio contribuisce anche l’uso di filmati d’epoca restaurati, che vengono affiancati ad alcune sequenze ricostruite quasi identiche.
In questo modo la sceneggiatura, più che puntare sui protagonisti, vuole mostrare agli spettatori questo percorso storico, non riuscendo, tuttavia, a creare una reale empatia con i vari personaggi e le loro vicissitudini.
In conclusione, più che un film sui singoli, si può dire che questa pellicola racconti la storia di una comunità, delle ingiustizie che ha subito. Ciò che colpisce maggiormente è l’inevitabile sguardo al presente e come quanto mostrato sia stato solo un piccolo passo prima delle cronache attuali.






