
Un viaggio animato tra fantasia e dolore che racconta l’accettazione della malattia attraverso il legame con chi si ama. Un corto visivamente potente e ricco di emozioni.
Sinossi
Shari riceve una diagnosi che le lascia pochi mesi di vita e fatica a condividere il proprio dolore con la famiglia. Attraverso un viaggio immaginario nello spazio insieme alla cagnolina Laika, la giovane affronta paure e sentimenti nascosti, cercando un modo per accettare la propria condizione e salutare chi ama.
L’immaginazione è uno dei più potenti strumenti che l’uomo possiede. Attraverso di essa un bambino può formarsi, scoprire, imparare. Un adulto può esprimersi, raccontare, veicolare un messaggio. L’arte e ogni forma di intrattenimento sono, quindi, un derivato dalla creatività di un singolo che prende vita per stimolare quella degli spettatori. Il cinema d’animazione rappresenta una delle forme in cui questa libertà espressiva trova la sua massima realizzazione. Diventa così il veicolo perfetto della fantasia, luogo in cui l’impossibile diventa possibile e per molte persone si trasforma in un rifugio nei momenti più dolorosi.
Alla 13ª edizione del Bridge Film Festival di Verona, Im Auto Tapes und Butterbrot, corto tedesco-francese, della regista germano-iraniana Kiana Naghshineh, affronta proprio questo tema. L’animazione diventa il veicolo del dolore, mentre l’immaginazione rappresenta l’unico linguaggio capace di renderlo comprensibile e, infine, accettabile.
VIAGGIO DI SOLA ANDATA
Un cortometraggio di appena 14 minuti non ha molto tempo per convincere e trasmettere una forte identità: in questo lasso di tempo ogni secondo conta e Naghshineh si tuffa immediatamente al centro del racconto, senza perdere tempo.
La pellicola si apre con Shari in una sala d’attesa di un ospedale, accompagnata dal fratello; nella visita che segue le viene diagnosticato che le rimangono pochi mesi di vita. Il viaggio di ritorno e il pranzo che ne consegue mostrano quanto sia difficile per la protagonista rapportarsi alla propria famiglia, così come trovare un modo per elaborare ciò che le sta succedendo. Il suo malessere continua a peggiorare costantemente, fino ad esplodere una volta rimasta da sola.
La manifestazione di questa sofferenza viene mostrata tramite un disegno in 2D frenetico e vorticoso, dove la realtà della protagonista e le sue fantasie si fondono fino a disorientare lo spettatore. Non c’è tempo per fermarsi fino a quando la giovane è costretta a confrontarsi con una nuova consapevolezza.
VOMITARE PIANETI E CANI SPAZIALI
In questo viaggio onirico Shari non è da sola: la sua immaginazione la porta sia a immedesimarsi che ad avere come compagna di viaggio la tristemente famosa Laika. Nel 1957, l’Unione Sovietica, nel pieno della Corsa Allo Spazio e all’interno dei suoi celebri esperimenti aerospaziali, lanciò nello spazio una cagnolina randagia di nome Laika; la povera creatura sopravvisse solo poche ore dopo la partenza, in un viaggio senza ritorno. Esattamente come quella cagnolina, Shari si sente sola e spaventata in un percorso che sa benissimo non poter avere un lieto fine. Il viaggio spaziale di cui è protagonista, scandito da un montaggio a tratti febbrile, termina con la consapevolezza che anche un percorso immaginario di questo tipo implica il bisogno di condividere il proprio dolore con chi le è accanto. Diventa così fondamentale evitare di nascondersi, non celare i propri sentimenti e salutare i propri cari senza rimpianti.
Nonostante il viaggio interspaziale di Shari e Laika risulti a tratti un po’ ripetitivo, finendo paradossalmente per sembrare più lungo del necessario malgrado i pochi minuti a disposizione, il messaggio finale della regista colpisce nel segno. Merito anche di un’animazione eccezionale, capace di raccontare una storia che esclusivamente attraverso questa tecnica avrebbe potuto essere mostrata senza limiti.






