
The Elephant è uno speciale di Adult Swim che trasforma il gioco del “cadavere squisito” in un esperimento animato frammentato ma sorprendentemente coerente.
Sinossi
Un misterioso protagonista nasce in una fabbrica robotica e intraprende un surreale viaggio di formazione alla ricerca della propria identità. Attraverso bizzarre incarnazioni e mutazioni, la creatura esplora il senso dell’esistenza, affrontando le paure tipiche dell’età adulta.
Il mondo dell’intrattenimento è un luogo in cui la pretesa di trasmettere a tutti i costi un messaggio morale, la volontà di un autore o il desiderio di un attore di mettersi in mostra possono influenzare pesantemente un progetto. In molte produzioni cinematografiche, l’ossessione di essere presi sul serio finisce per appesantire opere che trarrebbero invece beneficio da una maggiore leggerezza. Non è un caso che Georges Méliès, tra i pionieri della settima arte, vedesse il cinema in un altro modo e lo considerasse, prima di tutto, un luogo di meraviglia, sperimentazione e divertimento.
Un film come Adult Swim’s The Elephant, noto anche semplicemente come The Elephant, sembra raccogliere proprio questa eredità. Qui, il puro divertimento degli autori, dei produttori e dell’intero team è stato il fulcro dell’intero progetto, trasformando questa pellicola di soli 23 minuti in un esperimento pienamente riuscito. Con il rilascio di questo speciale, Adult Swim ha incassato un enorme plauso da parte di critica e pubblico, confermandosi un’oasi televisiva in cui l’amore per l’animazione senza filtri è l’unica cosa che conta davvero.
CADAVERE SQUISITO
Giocare significa esprimere la propria fantasia senza freni. Nel mondo dell’animazione si può evadere dalla realtà per rifugiarsi nell’immaginario, un processo che dà il meglio di sé quando viene condiviso. Il titolo di questo paragrafo fa riferimento a un famoso passatempo surrealista da fare in gruppo, basato sulla totale casualità, applicabile sia ai disegni sia alle parole. Il meccanismo è semplice: una persona inizia disegnando la testa di un personaggio, una seconda, senza vedere la prima parte, prosegue con il corpo e una terza, sempre all’oscuro di tutto, conclude con le gambe. È esattamente da questa idea che è nato questo audace progetto a otto mani, un esperimento che ha riunito alcuni tra i più grandi autori dell’animazione occidentale contemporanea.
Il produttore esecutivo Vishnu Athreya ha scelto Jack Pendarvis e Kent Osborne come game master per guidare i quattro registi coinvolti: Ian Jones-Quartey (OK K.O.!), Patrick McHale (Over The Garden Wall), Rebecca Sugar (Steven Universe) e Pendleton Ward (Adventure Time). Ognuno di loro ha lavorato in totale isolamento, senza sapere cosa stessero facendo i colleghi, scoprendo il prodotto completo solamente poco prima della pubblicazione ufficiale. Si tratta, in fin dei conti, di quattro autori e amici legati da anni di collaborazioni, che hanno deciso di prestarsi a un’idea folle condividendo soltanto pochissimi dettagli di partenza.
UN INATTESO RISULTATO FINALE
L’unico, reale punto in comune che i quattro artisti hanno condiviso per questo speciale diviso in tre atti, con la specifica che Jones-Quartey e Sugar hanno collaborato a quattro mani sul secondo atto, era l’obbligo che il protagonista si ponesse in ogni segmento la stessa, cruciale domanda: “Cosa sono e perché esisto?”. Partendo da questo unico presupposto, e cercando di mantenere il proprio stile ma distaccandosi dalle opere che li hanno resi celebri, gli autori hanno sviluppato corti da circa sette minuti ciascuno. Ogni blocco ha beneficiato di musiche indipendenti, team di animatori differenti e intuizioni folli che, incredibilmente, sono riuscite a convergere in un inatteso risultato finale.
Il termine “inatteso” è d’obbligo, poiché nessuno (esclusi i game master) poteva prevedere come i tasselli si sarebbero incastrati. Ed è proprio così che la storia dell’elefante, incentrata sulla ricerca della propria identità e sulla comprensione della vita, riesce a colpire lo spettatore pur senza una pianificazione d’insieme. D’altronde, la crisi d’identità e l’autodeterminazione sono alcuni dei temi principali delle produzioni di questi registi. In questo esperimento, il tema dell’identità resta centrale, forte e mai banale, reso unico proprio dalle bizzarre modalità del processo produttivo.






