Il PrigionieroTEMPO DI LETTURA 4 min

22/06/2026
Il Prigioniero
Recensione FilmIl Prigioniero El Cautivo Cinema

Alejandro Amenábar racconta la prigionia di Miguel de Cervantes in un’avventura storica che celebra il potere delle storie e della libertà.

Sinossi

Fatto prigioniero dai soldati ottomani del bey Hasan Bajah, il giovane Miguel de Cervantes deve riuscire a sopravvivere mentre attende che la sua famiglia riesca a pagare il pesante riscatto per liberarlo. Nel frattempo, però, stringe un’insolita amicizia proprio con il bey grazie a un incredibile potere: saper raccontare belle storie.

Il Prigioniero, ultima pellicola del regista spagnolo Alejandro Amenábar, s’inserisce nello schema classico dei racconti da Le Mille e una notte. Ma, sebbene la trama possa apparire alquanto fiabesca, il tutto nasce in realtà da un fatto di storia più o meno noto, che comunque ha tutto l’afflato epico per diventare una storia interessante. D’altra parte non può non essere così dal momento che il protagonista del film è Miguel de Cervantes, l’autore della storia forse più famosa di tutti i tempi: il celebre Don Chisciotte della Mancia. E, per questo motivo, anche tutta la pellicola non può non essere un inno alla creatività e al potere del racconto, nonché una metafora di come una buona storia possa letteralmente salvare la vita.

CERVANTES PRIGIONIERO AD ALGERI


La storia comincia con il giovane Cervantes (Julio Peña, già visto anche nella saga di Berlino) che, insieme ad altri soldati cristiani, è catturato dai pirati ottomani, e quindi venduto come schiavo al bey di Algeri, Hasan Bajah (Alessandro Borghi). Qui deve attendere che la sua famiglia riesca a mettere insieme i soldi necessari per pagare il suo riscatto, molto ingente. Cosa non facile dal momento che, per salvarsi, Miguel ha mentito sull’effettivo valore della propria carica in battaglia: non è affatto un gran condottiero, anzi è meno che un soldato semplice, essendo anche disabile da una mano.
Intanto che i prigionieri passano il tempo nel carcere di Algeri, Miguel decide di alleviare le loro pene raccontando storie fantastiche più o meno note e prendendo spunto dalla loro stessa condizione. Storie che raggiungono le orecchie dello stesso Hasan, il quale gli concede dei privilegi, come poter uscire per visitare Algeri, in cambio dei suoi racconti, riconoscendogli una dote non comune nell’arte della narrazione. Da qui comincerà una relazione intensa fra Miguel e lo stesso bey. Una relazione in cui fantasia e realtà si mescolano continuamente dando il via a un inedito scambio culturale fra due mondi all’apparenza inconciliabili ma, in realtà, più simili di quanto possa sembrare.

LA FORZA DELLE PAROLE


Ci sono dunque vari temi che si succedono all’interno della pellicola. C’è sicuramente l’omaggio esplicito al protagonista stesso del racconto e alla sua opera più famosa, con vari riferimenti che lo spettatore potrà cogliere facilmente. E da qui anche il tema del racconto nel racconto, in cui le storie non sono solo un mero pretesto per allungare il minutaggio ma sono parte integrante della trama.
Ma c’è soprattutto la volontà di ribadire il potere della parola, scritta ma anche orale, come strumento di mediazione, e quindi di pace fra i popoli. Un messaggio certamente non scontato nel periodo storico in cui questa pellicola esce nei cinema. Miguel usa le parole come merce di scambio per riuscire a sopravvivere e poter aiutare gli altri prigionieri. Un vero e proprio coming of age in cui il futuro autore del Don Chisciotte prende via via coscienza del proprio potere di narratore. E poi c’è anche la tematica queer, che si traduce in un altrettanto profondo percorso di formazione per Miguel e di dibattiti etici e morali dall’una e dall’altra parte del conflitto.

UN BUON FALSO STORICO


Sebbene su quest’ultimo punto probabilmente Amenábar romanzi forse anche un po’ troppo la vita di Cervantes e il mondo queer all’interno dell’Islam dell’epoca, il film rivela un’ampia conoscenza storica, per cui è stato fatto certamente un gran lavoro di ricerca, soprattutto nei costumi e nelle scenografie. In alcuni punti, però, pecca un po’ troppo di superficialità.
In compenso, quello che risalta maggiormente è il ritmo narrativo e l’afflato epico che ne deriva. Il Prigioniero è soprattutto un racconto storico d’avventura nonostante l’ambiente claustrofobico e l’uso di dialoghi continui rispetto all’azione pura. Rappresenta anche un ottimo punto di partenza per scoprire un lato meno conosciuto di Miguel de Cervantes e, magari, spingere lo spettatore ad approfondirne la vera storia. Per il resto, gli obiettivi che si pone la pellicola vengono centrati per bene. Il che rende Il Prigioniero uno dei prodotti più interessanti usciti in questo ultimo periodo cinematografico.

Scheda film
Titolo originaleEl Cautivo
RegiaAlejandro Amenábar
SceneggiaturaAlejandro Amenábar
InterpretiJulio Peña, Alessandro Borghi, Miguel Rellán, Fernando Tejero, Roberto Álamo, José Manuel Poga, Luis Callejo
Distribuzione / PiattaformaBuena Vista International
Durata133 minuti
OrigineSpagna, Italia, 2025
Data di uscita10/06/2026
Il giudizio di Recenserie

THANK THEM ALL

Il Prigioniero parla del potere delle parole e delle storie che possono, a volte, salvare anche la vita. Un racconto epico e intimo insieme per una delle migliori sorprese di quest’anno, capace di trasformare la prigionia di Miguel de Cervantes in una riflessione sulla libertà, sull’identità e sulla forza inesauribile della narrazione.

Valutazione finale: KILL THEM ALL
Valutazione finale: BURN THEM ALL
Valutazione finale: SLAP THEM ALL
Valutazione finale: SAVE THEM ALL
Valutazione finale: THANK THEM ALL
Valutazione finale: BLESS THEM ALL
Giacomo Marcheselli

Laureato presso l'Università di Bologna in "Cinema, televisione e produzioni multimediali". Nella vita di tutti i giorni fa l'addetto museale. Con il calare delle tenebre, e nel tempo libero in generale, si trasforma in critico cinematografico e seriale nonché podcaster dilettante trattando gli argomenti più disparati ma sempre in ambito culturale e mediatico.

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