Odissea – The OdysseyTEMPO DI LETTURA 6 min

17/07/2026
Matt Damon nei panni di Ulisse in Odissea di Christopher Nolan
Recensione Film Odissea Cinema

Christopher Nolan trasforma il viaggio di Ulisse nel suo kolossal più politico e umano: un’Odissea IMAX monumentale, ambigua e sorprendentemente emotiva.

Sinossi

Christopher Nolan dirige la sua personale versione dell’Odissea di Omero, trasformando il poema in un racconto epico, grandioso e chirurgico che parla direttamente alla contemporaneità.

Questa recensione di Odissea di Christopher Nolan, distribuito all’estero con il titolo The Odyssey, parte da una domanda piuttosto semplice: come mai il regista non aveva ancora affrontato il poema di Omero?
Il viaggio di Ulisse sembra infatti il materiale perfetto per l’autore di Memento, Inception e Oppenheimer: una storia costruita attraverso memoria, identità, punti di vista e racconti la cui veridicità rimane costantemente in discussione.
Non poteva che essere Nolan, l’uomo che ha riscritto le regole della narrazione dei viaggi temporali e della sceneggiatura in generale, ad assumersi il compito di riportare in auge, con tutte le critiche e le polemiche del caso, la storia del viaggio e del flashback più famoso di tutti i tempi.
Con Matt Damon nei panni di Ulisse, Nolan trasforma il ritorno verso Itaca in un kolossal IMAX epico, politico e sorprendentemente umano. Lo fa ovviamente nel proprio stile, imbastendo un’opera profondamente personale nella quale a farla da padrone sono soprattutto la metanarrazione e la sperimentazione, non soltanto tecnica: Odissea è stato infatti girato interamente in pellicola IMAX 70 mm.

“NARRAMI, O NOLAN…”


Ovviamente il soggetto rimane quello classico. D’altronde la storia di Ulisse è fin troppo emblematica per poter essere cambiata e, in questo, Nolan dimostra di aver studiato per bene la materia. Il solo fatto di aver inserito l’episodio dei Lestrigoni, per esempio, non era affatto scontato.
Lo spettatore può quindi vedere riprodotti sullo schermo quasi tutti gli episodi più famosi del poema: Circe, le Sirene, Polifemo e molti altri, interpretati da un cast che comprende alcune delle più grandi star del momento.
Dal protagonista Matt Damon, che ancora una volta cerca di tornare a casa, a Tom Holland e Zendaya, passando per Anne Hathaway e Robert Pattinson, le cui interpretazioni di Penelope e Antinoo rappresentano forse uno dei principali motivi per godersi questa pellicola.
Quello che cambia è la rappresentazione stessa delle vicende e, soprattutto, della figura di Ulisse. Nolan opera una vera e propria destrutturazione del personaggio, quasi come se riproponesse l’esperimento compiuto con Batman nella celebre Trilogia del Cavaliere Oscuro.

UNO, NESSUNO, CENTOMILA ULISSE


Lo scopo di Nolan è riflettere sul concetto stesso di mito ed epicità. Per farlo decide, come suo solito, di calarsi completamente nel genere kolossal per destrutturarlo dall’interno.
Così la vicenda della Guerra di Troia diventa una riflessione sulla guerra stessa. Una guerra combattuta da una civiltà che si considera superiore alle altre e che vede in tutto ciò che è straniero e viene “da fuori” un nemico da abbattere, ma che si rivela poi non meno mostruosa delle creature mitologiche che pretende di affrontare.
Una vera e propria metafora della società occidentale contemporanea, osservata attraverso tutte le sue attuali contraddizioni. Si può tranquillamente affermare che questo sia il film più politico mai realizzato da Nolan.
In tutto questo, la figura di Ulisse viene descritta più attraverso i racconti a posteriori dei personaggi che l’hanno conosciuto che attraverso le sue stesse azioni. Un lungo flashback di quasi due ore e mezza nel quale lo stesso protagonista non sa esattamente chi sia.
Di volta in volta emerge quindi un Ulisse mercenario, rappresentato come un veterano segnato dallo stress post-traumatico della guerra, un padre amorevole e un marito devoto. Ma anche un uomo scaltro e astuto, che riesce sempre a salvarsi lasciando morire i propri compagni e trascinandosi dietro di sé una costante scia di morte.

UN NOLAN “EMPATICO”


Questa ambiguità del personaggio rimane costante dall’inizio alla fine, così come il dubbio sulla veridicità dei suoi racconti.
Anche il finale, pur restituendo una sequenza d’azione degna di nota e tutta l’epicità del caso, rimane abbastanza cinico e razionale, à la Nolan appunto. Cerca comunque di far emergere un po’ di speranza, almeno per le generazioni future.
Qui si trova forse la vera novità all’interno della filmografia di Nolan: il regista riesce finalmente a rendere più umani i propri personaggi, paradossalmente attraverso un genere narrativo più affine al fantasy rispetto a quelli con cui era abituato a confrontarsi, lasciando momentaneamente da parte la freddezza alla quale aveva abituato i propri spettatori.
Il racconto rimane comunque epico, da vero kolossal postmoderno, con tanto di battaglie ed elementi fiabeschi. Il tutto viene però realizzato con i mezzi e i trucchi iperrealistici tipici di Nolan, che fanno entrare lo spettatore nella storia, nell’intimità e nella psicologia dei personaggi come raramente era accaduto con un materiale di questo tipo.

LE DONNE DELL’ODISSEA


È come se il regista, spinto dalla propria voglia di sperimentare narrativamente, avesse deciso di superare i propri limiti. Più che il viaggio di Ulisse, si potrebbe parlare del viaggio di Nolan attraverso la sua stessa filmografia.
In questo contesto meritano un capitolo a parte le donne protagoniste della pellicola. Una critica frequente rivolta a Nolan è infatti quella di non riuscire a descrivere al meglio i personaggi femminili. Proprio qui, invece, hanno un ruolo tutt’altro che marginale, pur muovendosi in un universo e in un’epoca prevalentemente maschili.
A partire dalla discussa Lupita Nyong’o, che offre una versione sorprendentemente contemporanea di due figure emblematiche della mitologia classica, Elena e Clitennestra.
Così come Penelope, mai così approfondita psicologicamente, il cui ruolo è meno passivo di quanto possa sembrare. Senza dimenticare Calipso, interpretata da Charlize Theron, e Circe, interpretata da Samantha Morton, completamente reinterpretate da Nolan ma fedeli nello spirito ai rispettivi miti, con performance che valgono da sole la visione del film.
Infine, la dea Atena interpretata da Zendaya, che, pur apparendo poco in un’Odissea di Nolan tendenzialmente laica, dove le divinità sono soprattutto invocate, lascia un segno iconico diventando la coscienza morale del protagonista e il fulcro di un plot twist finale capace di ribaltare il senso stesso del viaggio di Ulisse.

Scheda film
Titolo italianoOdissea
Titolo originaleThe Odyssey
RegiaChristopher Nolan
SceneggiaturaChristopher Nolan
InterpretiMatt Damon, Tom Holland, Anne Hathaway, Robert Pattinson, Zendaya, Charlize Theron, Jon Bernthal, Lupita Nyong’o, Benny Safdie, John Leguizamo, Samantha Morton, Elliot Page, Himesh Patel, Mia Goth, Bill Irwin
DistribuzioneUniversal Pictures
Durata172 minuti
OrigineUSA, Regno Unito, Italia, 2026
Data di uscita italiana16 luglio 2026
Il giudizio di Recenserie

BLESS THEM ALL

Odissea di Christopher Nolan riesce nell’impresa di rendere attuale la mitologia omerica attraverso mezzi tecnici innovativi e, soprattutto, una riscrittura del mito mai banale. Un kolossal epico, politico e sorprendentemente umano.

Valutazione finale: KILL THEM ALL
Valutazione finale: BURN THEM ALL
Valutazione finale: SLAP THEM ALL
Valutazione finale: SAVE THEM ALL
Valutazione finale: THANK THEM ALL
Valutazione finale: BLESS THEM ALL
Giacomo Marcheselli

Laureato presso l'Università di Bologna in "Cinema, televisione e produzioni multimediali". Nella vita di tutti i giorni fa l'addetto museale. Con il calare delle tenebre, e nel tempo libero in generale, si trasforma in critico cinematografico e seriale nonché podcaster dilettante trattando gli argomenti più disparati ma sempre in ambito culturale e mediatico.

2 Comments Lascia un commento

  1. L’Ulissea
    Al mondo contemporaneo arrivano dal passato omerico due declinazioni di Ulisse: da un lato l’eroe che dà il nome alla omonima sindrome, intesa come desiderio viscerale di ritorno a casa, dall’altro l’ulissismo, considerato come un insieme di attitudini mentali in grado di esaltare la curiosità, la furbizia, la genialità strategica, volte alla soluzione di problemi legati alle difficoltà contingenti e al puro piacere dell’esperienza vitale. Nella visione omerica le due personalità convivono, tanto che gli epiteti più frequenti legati all’eroe sono: πολύτροπος (polýtropos), (uomo dal multiforme ingegno e Πολύτλας (Polýtlas), uomo che molto sopporta.
    Nolan sceglie di raccontare la seconda versione: il suo Ulisse è l’eroe che si interroga sul senso della guerra ma che non conosce altro linguaggio che la violenza e la vendetta per ottenere ciò che desidera , che brama il ritorno verso un luogo e degli affetti obliati dai magici fiori di loto, che non si cura dei compagni di sventura a cui non concede neppure una degna sepoltura per la fretta di salvare la pelle, che indugia per sette anni in compagnia di una donna bellissima a cui si approccia come se fosse in preda alla demenza senile… in questa unica e limitata sfaccettatura del protagonista è presente il peggiore tradimento non solo verso il poema omerico (e quindi verso il passato), ma persino verso il futuro, nella misura in cui la forza, la violenza, l’assenza di compassione o di empatia, l’egoismo e l’ansia di vendetta rappresentano l’eroe che era noto per ben altre caratteristiche.
    Non disturbano neppure troppo le inspiegabili interpretazioni del regista in merito alla bellezza : il colore bianco della pelle di Elena era ciò che maggiormente apparteneva ai canoni della bellezza femminile per i greci, tanto da identificarla con un epiteto preciso (dalle bianche braccia” dal greco λευκώλενος); Circe sembra la rappresentante di una setta devota alla castità, interessata a difenderla a tutti i costi dagli attacchi maschili e pertanto dimentica del proprio omerico fascino (in Omero il suo epiteto era Καλλιπλόκαμος, Kalliplokamos, dea dalle belle trecce). Non disturbano le imprecisioni o le omissioni ( non c’è traccia dei Feaci, grazie ai quali l’eroe fa ritorno), né gli omaggi alla più nota filmografia contemporanea (Polifemo assomiglia moltissimo a un enorme Gollum con un occhio solo posizionato persino in verticale), neppure forse lo scivolamento della maggiore caratteristica greca, ovvero l’ospitalità, in una specie di superstizione blanda che trova la propria convinzione nella possibilità che dietro un ospite si nasconda una divinità in incognito.
    L’effetto di straniamento è proprio in lui, nel protagonista: un eroe insulso, indifferente, egoista, rispetto al quale rimane inspiegabile la scelta di una narrazione di tre ore che nulla concede alle molteplici possibilità di suggestione pubblica offerte dal cinema, nei confronti di questo tempo, che non solo rinuncia agli eroi, ma non riesce neppure a salvare il passato.

  2. Ma vedi l’obiettivo di Nolan secondo me è proprio questo: ribaltare completamente il mito di Ulisse. Per tutto il film la sua figura viene solamente descritta dagli altri personaggi (tutta la parte della Telemachia) e i loro commenti descrivono in effetti un Ulisse come quello che hai descritto tu (e che la tradizione letteraria ha rimandato), poi però l’obiettivo di Nolan è far dubitare dei racconti stessi mostrando invece l’umanità di Ulisse a confronto con i racconti che la gente fa di lui. Umanità che ovviamente comprende anche vizi e difetti, ma soprattutto la consapevolezza che la sua “genialità” ha provocato anche morte e distruzione (in pratica è Oppenheimer dell’antica Grecia su questo almeno Nolan è stato coerente con la sua filmografia). L’obiettivo è più riflettere sul mito dell’eroe che non raccontarlo, da qui la meta-narrazione e la post-modernità del film (che purtroppo comporta per forza un “tradimento” dell’opera originale).

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