
Un episodio che prova a rilanciare la corsa verso il finale, oscillando però continuamente tra progressione narrativa e costruzione del franchise.
THE BOYS TORNA A MUOVERE LA STAGIONE, MA NON SENZA PROBLEMI
“Though the Heavens Fall” arriva in un momento delicato della stagione e della serie stessa. Con soltanto pochi episodi rimasti prima della conclusione definitiva dello show, l’episodio avrebbe dovuto rappresentare una chiara accelerazione verso il climax finale. In parte ci riesce: la puntata contiene alcune svolte importanti, reintroduce figure del passato e prova finalmente a riallineare le varie storyline sparse nelle settimane precedenti. Allo stesso tempo, però, evidenzia con forza uno dei problemi principali di questa ultima stagione: la difficoltà di trovare un equilibrio tra costruzione dell’universo narrativo, fan service e reale progressione drammatica.
La sensazione è che The Boys continui a funzionare quando si concentra sui propri personaggi principali, ma perda compattezza ogni volta che prova ad allargare ulteriormente il proprio universo narrativo.
HOMELANDER RESTA IL CUORE OSCURO DELLA SERIE
Il centro emotivo e narrativo dell’episodio è ancora una volta Homelander, ormai trasformato definitivamente in una figura quasi messianica e incontrollabile. “Though the Heavens Fall” insiste molto sull’idea della sua evoluzione verso qualcosa di più grande e pericoloso della semplice caricatura del supereroe costruita nelle prime stagioni. La possibilità che possa diventare letteralmente immortale grazie al misterioso V1 porta il personaggio in una dimensione quasi mitologica.
Ed è qui che l’episodio trova il suo aspetto più interessante ma anche più problematico. Da una parte, la serie riesce ancora a rendere Homelander una presenza inquietante, grazie soprattutto all’interpretazione di Antony Starr, che continua a lavorare sul personaggio con una miscela di infantilismo, rabbia repressa e narcisismo patologico. Dall’altra, però, il rischio è che The Boys stia trasformando il proprio antagonista in qualcosa di troppo astratto e invincibile, perdendo parte della tensione concreta che lo rendeva efficace nelle prime stagioni.
Quando ogni scena suggerisce che Homelander sia ormai oltre qualsiasi limite umano, la posta in gioco cresce, ma diminuisce anche la sensazione che qualcuno possa davvero fermarlo. È una contraddizione che la serie si porta dietro ormai da tempo e che questa quinta stagione sembra aver definitivamente abbracciato.
Anche la gestione di Soldier Boy è emblematica delle difficoltà della stagione. Il personaggio interpretato da Jensen Ackles continua a essere magnetico e scenicamente efficace, ma le sue motivazioni appaiono sempre meno coerenti. La decisione di aiutare Homelander, nonostante il loro conflitto insanabile nelle stagioni precedenti, viene presentata come un colpo di scena destabilizzante, ma manca del necessario lavoro preparatorio. L’episodio vuole chiaramente scioccare lo spettatore, ma il cambio di posizione di Soldier Boy sembra più una scelta funzionale al finale che una reale evoluzione psicologica del personaggio.
TRA WORLD BUILDING E SPIN-OFF, IL FINALE RISCHIA DI PERDERSI
La storyline legata alla ricerca del V1 è probabilmente quella che meglio rappresenta le contraddizioni dell’episodio. Il ritorno di personaggi come The Legend e l’introduzione di Bombsight funzionano inizialmente come elementi di worldbuilding interessanti, capaci di espandere ulteriormente il passato di Vought e dell’universo dei supes.
Bombsight, in particolare, viene presentato come una figura quasi leggendaria, legata direttamente alle origini più oscure del Compound V e del progetto Vought. Tuttavia, il tempo dedicato a questo personaggio solleva più di un dubbio. A soli due episodi dalla fine della serie, dedicare così tanto spazio a una nuova figura rischia di apparire come una deviazione superflua, soprattutto perché molte storyline principali attendono ancora una vera conclusione.
La sensazione sempre più evidente è che The Boys stia cercando di preparare il terreno per il futuro del franchise più che concentrarsi davvero sulla chiusura della propria storia principale. L’arrivo imminente di Vought Rising (atteso nel 2027) rende difficile ignorare l’impressione che parte di queste sottotrame esistano soprattutto per alimentare spin-off e nuove espansioni dell’universo narrativo.
Sul fronte dei Boys, invece, l’episodio riesce finalmente a dare maggiore peso a Frenchie e Kimiko, due personaggi che nelle ultime stagioni erano spesso rimasti intrappolati in storyline ripetitive o laterali. Alcune delle loro scene sono tra le più sincere della puntata e riportano la serie a una dimensione più umana, meno ossessionata dall’escalation continua di violenza e shock visivo.
Anche Hughie e Annie ritrovano un piccolo spazio di intimità che ricorda perché la loro relazione abbia funzionato così bene nei primi anni dello show. Tuttavia, questi momenti emotivi sembrano quasi isolati rispetto al resto dell’episodio, come se appartenessero a una versione diversa della serie rispetto a quella dominata da gore, fan service e colpi di scena estremi.
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