Teenage Sex And Death At Camp MiasmaTEMPO DI LETTURA 6 min

15/05/2026
Teenage Sex And Death At Camp Miasma
Recensione Film Teenage Sex And Death At Camp Miasma Cinema Presentato al Festival di Cannes 2026

Jane Schoenbrun prende lo slasher movie, lo apre in due e ci trova dentro un film metateatrale, queer e sorprendentemente divertente.

Logo del Festival di Cannes 2026

Sinossi

La giovane regista queer Kris viene assunta per realizzare il reboot di un celebre franchise horror, Camp Miasma. Per riuscirci si reca nella location originale delle riprese e cerca di coinvolgere Billy Preston, enigmatica ex attrice e storica “final girl” del primo film, ma l’incontro tra le due finisce per far emergere un nuovo tipo di slasher.

Chi scrive queste righe è appena uscito dal cinema dove è stata proiettata la prima mondiale di Teenage Sex And Death At Camp Miasma, in concorso per il premio Un Certain Regard al Festival di Cannes 2026, con in sala Jane Schoenbrun, Hannah Einbinder e Gillian Anderson. Una sala che, al termine della visione, si è alzata all’unisono per applaudire ininterrottamente il trio per una decina di minuti. Applausi veri, ricchi di apprezzamento per un film che ha preso il genere degli slasher movies, alla Scream per intenderci, ci ha aggiunto almeno due livelli di metateatralità e poi l’ha dato in pasto al pubblico.
Per capire meglio la pellicola bisogna fare un breve excursus, perché questo è il terzo film di Schoenbrun dopo We’re All Going to the World’s Fair e I Saw the TV Glow, due opere entrambe etichettate come horror psicologici. Questo Teenage Sex And Death At Camp Miasma non ci va molto lontano, anche se vira più apertamente su un lato satirico, perfettamente rappresentato dal personaggio di Hannah Einbinder, mentre quello di Gillian Anderson è più votato a tenere in auge il lato horror/slasher della pellicola.
Detto così, non è ovviamente ancora spiegato il perché della standing ovation e dell’ovazione del pubblico in sala, ma è presto detto: Jane Schoenbrun, che firma anche la sceneggiatura, ha definito il film come il miglior tentativo possibile di realizzare un horror da guardare a mezzanotte durante un pigiama party. E, francamente, la definizione è quasi perfetta.
Il rimando a The Cabin In The Woods di Drew Goddard e Joss Whedon è diretto e istantaneo, per quanto Schoenbrun non lo abbia mai tirato fuori nelle sue interviste. Il motivo è presto detto: The Cabin In The Woods prende le regole dei film horror in cui un gruppo di giovani ragazzi stereotipati fa un weekend in una casa isolata nel bosco e finisce per morire ammazzato, con un finale assurdo, non scontato e apprezzabilissimo, mentre Teenage Sex And Death At Camp Miasma lavora sulla stessa falsa riga, ma scegliendo una prospettiva ancora più metateatrale.
La trama del film vede la giovane regista Kris, interpretata da Hannah Einbinder, essere assunta per girare il reboot del franchise. Kris si reca quindi nella location dove sono stati girati i vari film della saga, ovvero Camp Tivoli, e lì incontra Billy Preston, interpretata da Gillian Anderson, la ragazzina sopravvissuta al massacro compiuto dal serial killer soprannaturale di turno, esattamente come Sidney Prescott in Scream, meno il soprannaturale. Da qui le due instaurano una relazione in cui Kris cerca di convincere Billy a tornare nel suo film.

Camp Miasma was based only on two things: flesh and fluid.

SLASHER META E QUEER


Schoenbrun approccia il film inserendo intelligentemente un opening theme in cui, tra un nome di un’attrice e l’altro, dà allo spettatore un’infarinatura generale di tutti i film della saga di Camp Miasma e del serial killer Little Death. Un franchise che, in puro stile Final Destination o Scream, è stato spremuto all’inverosimile finendo nel baratro con sequel sempre più irrilevanti, ma che è andato anche nell’occhio del ciclone per via di commenti contro le persone trans inseriti nella prima pellicola.
Nel film vengono mostrate scene intere appartenenti agli altri capitoli del franchise, un ottimo modo per dare allo spettatore un contesto generale su Camp Miasma, soprattutto considerando la metateatralità che si fonde lentamente con il presente narrativo durante la visione del primo film da parte di Kris e Billy. È uno slasher movie dentro uno slasher movie, ma anche un film sulla memoria, sul trauma, sulla rappresentazione e sull’industria che mastica tutto pur di rivenderlo meglio.
La realizzazione delle morti perpetrate da Little Death è volutamente eccentrica e “voluminosa”, con fiotti di sangue che escono dai corpi dilaniati delle vittime come cascate rosso acceso. Una scelta sopra le righe, certo, ma perfettamente coerente con l’idea di rappresentare uno slasher all’interno di uno slasher, per di più con un serial killer che va in giro con una scatola metallica in testa e un nomignolo che non si prende troppo sul serio.

Now if it gets too real you can always turn it off.

ANDERSON ED EINBINDER


Non si è ancora parlato abbastanza di Gillian Anderson e Hannah Einbinder, ma bisogna assolutamente lodare sia la chimica che la passione con cui interpretano due personaggi molto differenti tra loro, ma capaci di trovare una loro alchimia con il passare del film. Nella press conference, Einbinder ha detto di credere fermamente che la chimica tra due persone non si formi ma sia innata e istantanea, come un click. Qui quel click è innegabile, un po’ come accaduto in Hacks.
Il personaggio di Einbinder, Kris, ha molti elementi caratteriali in comune con Ava di Hacks, cosa che funziona molto bene perché sembra venirle piuttosto naturale e, soprattutto, offre facilmente la possibilità di creare comic-relief durante la pellicola. Un comic-relief che in realtà è presente a più riprese proprio grazie alla scrittura di Schoenbrun, totalmente votata a rendere omaggio a un genere, quello slasher, di cui la regista è palesemente invaghita e a cui vuole offrire un nuovo approccio.
Il film ci riesce sia prendendo in giro Hollywood e la voglia costante di spremere ogni tipo di franchise pur di far soldi a discapito della qualità e dei contenuti, sia dando una svolta metateatrale piuttosto potente alla storia di una regista chiamata a rivitalizzare una saga e che ne finisce letteralmente risucchiata dentro, come se lei stessa fosse la Neve Campbell della situazione. Teenage Sex And Death At Camp Miasma non offre alcuna possibilità di creare un nuovo franchise slasher e, soprattutto, non vuole farlo.
Se però c’era bisogno di conferme su chi tenere d’occhio nel prossimo futuro, allora ci sono sicuramente due nomi: Hannah Einbinder e, soprattutto, Jane Schoenbrun. Perché qui il gioco cinefilo non è solo un esercizio di stile, ma un modo per prendere un genere codificato, sporcarlo, smontarlo, renderlo queer, sanguinoso, ironico e sorprendentemente emotivo. Cosa non proprio semplicissima quando il killer ha una scatola metallica in testa e si chiama Little Death.

Scheda film
Titolo originaleTeenage Sex And Death At Camp Miasma
RegiaJane Schoenbrun
SceneggiaturaJane Schoenbrun
InterpretiHannah Einbinder, Gillian Anderson
DistribuzioneCinema
Durata112 minuti
OrigineStati Uniti, Canada, 2026
FestivalPresentato al 79° Festival de Cannes
Il giudizio di Recenserie

BLESS THEM ALL

Uno slasher queer, metateatrale e sanguinosissimo che omaggia il genere, lo prende in giro e allo stesso tempo lo reinventa con intelligenza. Jane Schoenbrun conferma di essere una delle voci più interessanti del nuovo horror americano, mentre Hannah Einbinder e Gillian Anderson trovano un’alchimia che regge tutto il film.

Valutazione finale: KILL THEM ALL
Valutazione finale: BURN THEM ALL
Valutazione finale: SLAP THEM ALL
Valutazione finale: SAVE THEM ALL
Valutazione finale: THANK THEM ALL
Valutazione finale: BLESS THEM ALL
Federico Salata

Federico Salata è il fondatore di Recenserie e autore di recensioni, news e approfondimenti dedicati a serie TV e film. Su Recenserie si occupa di critica televisiva e cinematografica, contenuti podcast e coverage di festival ed eventi del settore. Firma articoli editoriali su serialità, cinema, piattaforme streaming e principali uscite dell’intrattenimento.

Voce fondatrice del progetto, segue da vicino l’evoluzione del panorama televisivo e cinematografico con un taglio editoriale che unisce analisi, attualità e riconoscibilità stilistica.

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