La Vénus Électrique – The Electric KissTEMPO DI LETTURA 6 min

15/05/2026
La Vénus Électrique - The Electric Kiss
Recensione Film La Vènus Électrique Cinema Presentato al Festival di Cannes 2026

Una finta medium sconvolge la vita di un pittore intrappolato nel lutto e nell’illusione.

Logo del Festival di Cannes 2026

Sinossi

Nella Parigi del 1928, Suzanne lavora in un circo come “venere elettrica”, una performer che inscena un bacio capace di dare la scossa agli spettatori. Per guadagnare qualche soldo in più, la donna si finge una medium e finisce coinvolta nella vita del pittore Antoine Balestro, ancora devastato dalla morte della sua amata Irène. Tra sedute spiritiche, menzogne e desideri repressi, il confine tra finzione e sentimento comincia lentamente a dissolversi.

Nella Parigi del 1928 immaginata da The Electric Kiss, pellicola d’apertura di questo 79° Festival di Cannes, il confine tra spettacolo popolare, occultismo e desiderio assume la consistenza fragile di un’illusione teatrale. Il film costruisce il proprio impianto narrativo attorno a una truffa sentimentale che lentamente si trasforma in un’indagine sulla colpa, sulla reinvenzione personale e sul potere profondamente ambiguo della finzione. Quello che inizialmente appare come un melodramma romantico dalle tinte rétro evolve progressivamente in un’opera capace di interrogarsi sulla funzione stessa dell’arte e sulla necessità quasi disperata di credere a qualcosa, anche quando quella credenza nasce dall’inganno.
Suzanne, conosciuta nel circo come la “venere elettrificata”, vive ai margini di una società che sfrutta il corpo femminile trasformandolo in attrazione da baraccone. Il suo celebre “bacio elettrico”, ottenuto grazie a un meccanismo nascosto e a un liquido conduttore spalmato sulle labbra, sintetizza perfettamente la poetica del film: ogni emozione mostrata sul palco è artificiale, ma produce comunque effetti reali. La scarica elettrica che attraversa gli spettatori diventa allora metafora di un cinema che ragiona costantemente sul rapporto tra simulazione e verità emotiva.

Colour my nights.

L’opera utilizza il contesto dello spiritismo parigino degli anni Venti non tanto per costruire un racconto soprannaturale, quanto per riflettere sul bisogno umano di continuare a dialogare con l’assenza. Suzanne, appropriandosi dell’identità della medium Claudia, entra così nella vita del pittore Antoine Balestro attraverso una menzogna destinata inizialmente soltanto a garantirle un guadagno extra. Tuttavia, il film evita accuratamente di trasformare la protagonista in una semplice manipolatrice opportunista. La sua truffa nasce infatti da una sopravvivenza disperata, figlia di un’esistenza segnata dalla mercificazione e dall’abbandono, suggerita con forza dalla rivelazione riguardante il padre che la vende allo spregevole proprietario del circo Titus e simbolo di un potere maschile che controlla e monetizza ogni fragilità.

IL FINTO MITO DEL GENIO ISOLATO


La scrittura riesce a rendere progressivamente più sfumata la relazione tra Suzanne e Antoine proprio perché la menzogna diventa, paradossalmente, uno strumento di guarigione reciproca. Antoine, devastato dalla morte di Irène e incapace di dipingere, ritrova lentamente la propria voce artistica grazie a quelle sedute spiritiche costruite su dettagli rubati, diari nascosti e intuizioni improvvisate. Il film sviluppa allora una riflessione molto interessante sull’arte come processo collettivo e invisibile, demolendo progressivamente il mito romantico del genio isolato.
Irène, pur essendo assente per tutta la durata del racconto, se non nei flashback e nei ricordi che emergono dalle pagine del suo diario, si impone infatti come la vera architetta della sensibilità artistica di Antoine. Dai diari scoperti da Suzanne prende forma una relazione complessa, fatta di complicità creativa, desiderio trattenuto e sostegno reciproco. The Electric Kiss suggerisce continuamente che Antoine non sia mai stato davvero un artista autonomo, ma il prodotto di una rete affettiva composta da Irène, Armand, e ora Suzanne, figure che alimentano il suo talento quando lui non riesce più a credere in sé stesso.

BUGIE, GELOSIA E MANIPOLAZIONI


Il film trova uno dei suoi elementi più affascinanti nella gestione della gelosia femminile. Suzanne sviluppa infatti un rapporto ambiguo con la memoria di Irène, oscillando continuamente tra immedesimazione, rivalità e desiderio di sostituzione. Leggere i diari dell’altra donna significa entrare dentro un’intimità che progressivamente la consuma. Più scopre l’amore tra Antoine e Irène, più desidera occupare quel posto, fino a vivere la presenza della defunta come una competizione impossibile da vincere. Il film riesce a rappresentare questa dinamica senza cadere nella banalità del triangolo romantico tradizionale, poiché Irène rimane sempre una figura complessa, mai idealizzata completamente né ridotta a semplice ostacolo narrativo.
Anche Armand si rivela progressivamente molto più stratificato rispetto a quanto il racconto lasci inizialmente intuire. La figura del mercante d’arte avrebbe potuto facilmente trasformarsi nel classico manipolatore cinico interessato soltanto al profitto, ma il film lavora costantemente sull’ambiguità morale del personaggio. Quando Antoine lo accusa di avere orchestrato tutto soltanto per vendere quadri, la risposta di Armand contiene la vera anima del racconto: interesse economico e affetto sincero convivono simultaneamente, senza annullarsi a vicenda. The Electric Kiss evita infatti qualsiasi semplificazione morale, mostrando personaggi che mentono, manipolano e sfruttano gli altri pur essendo mossi anche da emozioni autentiche.

SINCERITÀ OLD-FASHIONED


La regia sembra comprendere perfettamente la natura profondamente teatrale della storia, insistendo continuamente su specchi, palcoscenici, sipari e performance. Tutto nel film richiama il concetto di rappresentazione. Suzanne interpreta Claudia; Claudia interpreta una medium; Antoine interpreta il vedovo inconsolabile; Armand interpreta il mecenate (apparentemente) disinteressato. Nessuno appare realmente sincero fino in fondo, ma proprio dentro questa continua recita emergono i momenti emotivamente più autentici.
Particolarmente efficace risulta il modo in cui il film collega eros e morte, trasformando il desiderio in una forza elettrica, letteralmente capace di attraversare i corpi. Il bacio diventa il centro simbolico dell’intera opera: inizialmente è un trucco da fiera che produce dolore e intrattenimento, poi si trasforma in gesto romantico, confessione emotiva e infine possibilità di resurrezione. La conclusione del film riesce proprio perché accetta fino in fondo la propria natura melodrammatica e artificiale, costruendo un finale volutamente eccessivo che però mantiene una sorprendente coerenza simbolica con tutto il percorso precedente.
The Electric Kiss funziona soprattutto quando abbraccia completamente la propria dimensione romantica e tragica, evitando il cinismo contemporaneo e lasciandosi guidare da una sincerità emotiva quasi old-fashioned. Alcuni passaggi rischiano volutamente l’eccesso melodrammatico, ma proprio quella costante tensione verso il sublime sentimentale conferisce al film una personalità precisa e riconoscibile.

Scheda film
Titolo originaleLa Vénus Électrique
RegiaPierre Salvadori
SceneggiaturaPierre Salvadori, Benjamin Charbit, Benoît Graffin
InterpretiPio Marmaï, Anaïs Demoustier, Gilles Lellouche, Vimala Pons
DistribuzioneCinema
Durata122′
OrigineFrancia, 2026
FestivalPresentato al 79° Festival de Cannes
Il giudizio di Recenserie

SAVE THEM ALL

Tra atmosfere decadenti, relazioni emotivamente ambigue e simbolismi “elettrici”, La Vènus Èlectrique riesce a trasformare una storia d’inganni sentimentali in una meditazione elegante sul potere rigenerativo dell’amore, del desiderio e della memoria.

Valutazione finale: KILL THEM ALL
Valutazione finale: BURN THEM ALL
Valutazione finale: SLAP THEM ALL
Valutazione finale: SAVE THEM ALL
Valutazione finale: THANK THEM ALL
Valutazione finale: BLESS THEM ALL
Fabrizio Paolino

Fabrizio è un autore di Recenserie, giornalista freelance e teledipendente cronico. Ventinovenne oramai da qualche anno, entra in Recenserie perché gli andava. Ama definirsi con queste due parole: bello. Non ha ancora accettato il fatto che Scrubs sia finito e lo guarda in loop da più di dieci anni.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Precedente

Grey’s Anatomy 22×18 – Bridge Over Troubled Water