Dutton Ranch 1×03 – Act Of God BusinessTEMPO DI LETTURA 5 min

Dutton Ranch 1x03 recensione: Rip Wheeler affronta l’emergenza al ranch in Act Of God Business
Recensione Serie TVDutton Ranch Stagione 1 Episodio 3 Act Of God Business Paramount+

Dopo due buoni episodi, lo spin-off di Yellowstone rallenta troppo e trova il suo primo mezzo passo falso.

Dopo due buoni episodi, Dutton Ranch incontra il suo primo mezzo passo falso. “Act Of God Business” non manda tutto all’aria, non tradisce completamente le promesse iniziali e non diventa improvvisamente un disastro alla Marshals, grazie al cielo. Però abbassa vistosamente il ritmo, allontana Beth dal ranch mandandola in viaggio a Dallas, si concentra troppo su Carter e Oreana e aggiunge situazioni che sembrano entrare nell’episodio più per riempire spazio che per reale necessità narrativa. Su tutte, il quasi omicidio di Zachariah da parte di una vecchia fidanzata. Il tutto mentre l’elemento potenzialmente più forte della puntata, ovvero l’epidemia di afta epizootica che rischia di decimare la mandria del nuovo Dutton Ranch, resta paradossalmente più interessante di quanto venga davvero approfondito.

IL PRIMO RALLENTAMENTO


Il problema principale di “Act Of God Business” è che arriva dopo una doppia premiere sorprendentemente efficace. I primi due episodi di Dutton Ranch avevano introdotto il nuovo ranch, la famiglia Jackson, il 10 Petal Ranch, la nuova geografia del conflitto e soprattutto la possibilità che questo spin-off non fosse soltanto un’operazione commerciale per spremere ancora un po’ lo Yellowstoneverse.
Il terzo episodio, invece, sembra meno compatto. Non perché manchino gli spunti, ma perché vengono distribuiti male. La puntata prepara chiaramente il terreno per uno scontro su più fronti tra i Dutton e i Jackson, ma lo fa insistendo su linee narrative che, almeno per ora, non hanno la stessa forza magnetica di Beth e Rip. Il risultato è una puntata di transizione che si sente come tale: forse necessaria, sicuramente meno coinvolgente.

CARTER, OREANA E BETH


Da un lato si capisce la necessità di sviluppare Carter e di legarlo a doppia mandata con Oreana, che ovviamente è la ribelle della famiglia Jackson e la figura destinata a entrare in contrasto con Beulah. È una dinamica funzionale, ma si può serenamente contestare il minutaggio messo a disposizione della coppia, così come il generale disinteresse che si può provare per i due in questa fase. Carter non è un ragazzo di molte parole, e questo è coerente con il personaggio, ma qui rischia di diventare quasi completamente passivo: più che agire, sembra farsi trascinare dagli eventi.
Il viaggio di Beth a Dallas ha invece uno scopo economico evidente. Il ranch deve vendere la propria carne, incassare e non trasformarsi in un buco nero finanziario travestito da sogno americano con cappello da cowboy. Mandare Beth a stringere accordi ha senso, perché è lei il personaggio più adatto a muoversi tra denaro, potere e manipolazione. Il problema è che la sua parte procede attraverso troppe coincidenze fortuite, a partire dall’incontro al bar con Joaquin Jackson. Beth resta Beth, ma a un certo punto sarebbe anche interessante vederla non costantemente in modalità stronza con la battuta pronta. Non meno feroce, solo un po’ più naturale.

L’AFTA E IL NON DETTO


In tutto ciò, il lato più interessante dell’episodio è la malattia scoperta all’inizio, estremamente contagiosa e potenzialmente devastante per la mandria del nuovo Dutton Ranch. L’afta epizootica è l’elemento che potrebbe davvero mettere in ginocchio Rip e Beth, perché non riguarda soltanto il conflitto con i Jackson o le solite dinamiche di potere, ma la sopravvivenza economica stessa del ranch. È il classico problema che in questo universo funziona benissimo: concreto, sporco, agricolo, brutale, molto più minaccioso di mille dialoghi intimidatori in controluce.
Eppure anche qui emerge un limite tipico dello Yellowstone-verse: il non detto diventa eccessivo. Va bene non spiegare tutto, ma un minimo di informazione in più non avrebbe guastato, soprattutto considerando che la maggior parte del pubblico non possiede un ranch in Texas e non diagnostica malattie bovine guardando zampe infette. La scena iniziale con Rip e la mucca malata poteva tranquillamente far pensare al morso di un animale selvatico o a un’infezione locale. Un paio di battute in più avrebbero chiarito meglio la portata del problema e le conseguenze economiche. Invece l’episodio preferisce lasciare tutto sospeso, creando sì mistero, ma anche un po’ di confusione.

MEZZO PASSO FALSO


“Act Of God Business” non è un episodio da buttare, ma è il primo segnale che Dutton Ranch dovrà fare attenzione a non disperdere troppo presto il buon capitale costruito con la partenza. La puntata introduce elementi importanti, prepara conflitti futuri e mette sul tavolo una minaccia concreta per il ranch, ma lo fa con un ritmo più fiacco, una gestione non sempre equilibrata dei personaggi e qualche deviazione narrativa poco necessaria.
Il voto resta sufficiente perché i pezzi per ripartire ci sono tutti: Beth e Rip funzionano, il conflitto con i Jackson ha margine, l’epidemia può diventare un detonatore efficace e il Texas continua a essere una buona nuova casa per questa costola dell’universo Dutton. Però, dopo due episodi promettenti, questa terza puntata sembra più impegnata a spostare pedine che a farle davvero combattere. E per una serie costruita su ranch, sangue, bestiame e faide familiari, il rallentamento si sente.

THUMBS UP 👍

  • L’afta epizootica è una minaccia concreta e interessante
  • Beth a Dallas ha senso sul piano economico
  • Il conflitto Dutton-Jackson continua a prepararsi

THUMBS DOWN 👎

  • Troppo spazio a Carter e Oreana
  • Beth rischia di diventare troppo meccanica
  • Il non detto sulla malattia crea confusione

Il giudizio di Recenserie

SLAP THEM ALL

Dutton Ranch trova il suo primo mezzo passo falso dopo una buona partenza. “Act Of God Business” ha spunti interessanti, soprattutto nella minaccia dell’afta epizootica, ma rallenta troppo, disperde l’attenzione e lascia Beth, Rip e il ranch in secondo piano proprio quando servirebbe maggiore compattezza narrativa.

Valutazione finale: KILL THEM ALL
Valutazione finale: BURN THEM ALL
Valutazione finale: SLAP THEM ALL
Valutazione finale: SAVE THEM ALL
Valutazione finale: THANK THEM ALL
Valutazione finale: BLESS THEM ALL

Federico Salata

Federico Salata è il fondatore di Recenserie e autore di recensioni, news e approfondimenti dedicati a serie TV e film. Su Recenserie si occupa di critica televisiva e cinematografica, contenuti podcast e coverage di festival ed eventi del settore. Firma articoli editoriali su serialità, cinema, piattaforme streaming e principali uscite dell’intrattenimento.

Voce fondatrice del progetto, segue da vicino l’evoluzione del panorama televisivo e cinematografico con un taglio editoriale che unisce analisi, attualità e riconoscibilità stilistica.

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